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Swiss Observer

Raggiunto a Ginevra l’accordo dell’OMS sulle pandemie

Dopo tre anni di negoziati, gli Stati membri dell’Organizzazione mondiale della sanità raggiungono un accordo sulle future misure di preparazione alle pandemie.

Raggiunto a Ginevra l’accordo dell’OMS sulle pandemie
AISWI swissinfo.ch

Oggi a Ginevra si sta facendo la storia. Dopo tre estenuanti anni di stallo, gli Stati membri dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) hanno finalmente superato l’impasse, concordando un accordo quadro storico per contrastare le future pandemie. Martedì sera, alla sede dell’OMS, la tensione ha lasciato il posto alla gioia: il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, con una simbolica cravatta verde per celebrare la convalida del testo, ha dichiarato conclusi con successo i negoziati.

I tappi di champagne sono saltati mentre i diplomatici festeggiavano quello che molti temevano non sarebbe mai accaduto. Non si tratta di un semplice rimpasto burocratico, ma di una risposta urgente e necessaria al caos globale dell’ultimo mezzo decennio. L’accordo mira a rimediare alle catastrofiche carenze emerse durante l’era del COVID-19, quando ritardi e accaparramenti sono costati milioni di vite. Il testo deve ancora essere formalmente ratificato dall’Assemblea mondiale della sanità a maggio, ma il messaggio da Ginevra è forte e chiaro: il mondo intende essere pronto la prossima volta.

La soluzione del 20%: equità nell’accesso ai vaccini

Un impressionante 20% della produzione mondiale di vaccini è ora destinato a garantire un accesso equo. In base al nuovo sistema di accesso agli agenti patogeni e condivisione dei benefici (PABS), i produttori saranno tenuti a riservare una quota significativa della loro produzione alla distribuzione da parte dell’OMS. In particolare, il 10% dei vaccini e delle contromisure pandemiche dovrà essere donato rapidamente, mentre un altro 10% dovrà essere venduto all’organizzazione a prezzi accessibili.

Questo meccanismo è concepito per abbattere gli ostacoli nella catena di approvvigionamento che, durante l’ultima crisi, hanno lasciato i Paesi in via di sviluppo senza difese. L’accordo istituisce una rete globale diretta dall’OMS per garantire che queste dosi arrivino davvero a chi ne ha bisogno. Tuttavia, il diavolo si nasconde nei dettagli. Sebbene le percentuali siano definite, le modalità precise del sistema di donazione «rapida» devono ancora essere negoziate in un allegato. Rimane quindi una lacuna critica da colmare prima che colpisca il prossimo agente patogeno.

La Svizzera e la battaglia sulla proprietà intellettuale

I Paesi ricchi hanno mantenuto la loro posizione sulla proprietà intellettuale e la Svizzera è in prima linea in questa difesa. Nonostante le forti pressioni delle ONG e dei Paesi in via di sviluppo a favore di trasferimenti obbligatori di tecnologia, il testo finale si affida alla cooperazione «volontaria». La Svizzera, a tutela del suo potente settore farmaceutico, si è schierata con altri Paesi ricchi per bloccare la condivisione obbligatoria del know-how scientifico, una scelta che i critici definiscono «ipocrita».

Tedros Adhanom Ghebreyesus ha riconosciuto la realtà del panorama geopolitico: gli Stati danno la priorità al proprio predominio economico e vogliono evitare di creare futuri concorrenti. Di conseguenza, è svanito il progetto di un trasferimento obbligatorio di tecnologia. L’accordo si basa invece su «condizioni concordate reciprocamente», una formula che tutela i titolari dei brevetti, ma rischia di perpetuare proprio le disuguaglianze che il trattato intende risolvere. Per i colossi farmaceutici svizzeri è una vittoria; per chi sostiene l’accesso completamente libero, è un amaro compromesso.

Le prossime tappe decisive

La bozza è pronta, ma il conto alla rovescia verso maggio è iniziato. L’Assemblea mondiale della sanità deve approvare formalmente questo documento storico e, finché non sarà battuto il martelletto, l’accordo rimarrà in bilico. I Paesi in via di sviluppo hanno fatto concessioni significative, accettando di farsi carico di una quota maggiore dei costi per la preparazione alle pandemie, in particolare per la sorveglianza della salute animale, un vettore cruciale per l’emergere di nuovi virus.

È un consenso fragile. Le prossime settimane metteranno alla prova la capacità della «solidarietà» lodata da organizzazioni come Medici Senza Frontiere di resistere alle pressioni politiche in vista della ratifica. Il mondo ha un piano, ma un piano da solo non può fermare un virus. La comunità internazionale ha compiuto un enorme passo avanti, ma sarà l’attuazione di queste misure a determinare se abbiamo davvero imparato dalle tragedie del passato.