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Anteprima del WEF: Trump e Macron a Davos, sotto esame l’aumento dei voli privati
Al prossimo Forum economico mondiale di Davos parteciperanno leader di primo piano, tra cui il presidente statunitense Donald Trump e il presidente francese Emmanuel Macron. L’incontro è inoltre oggetto di crescenti critiche dopo che un rapporto di Greenpeace ha rivelato un aumento del 10% dei voli con jet privati, alimentando il dibattito sull’impegno delle élite nella lotta al cambiamento climatico.

A Davos ci si prepara a uno scontro epocale tra ideologie ed ego. La prossima settimana, la tranquilla località grigionese si trasformerà in una fortezza con l’arrivo del presidente statunitense Donald Trump e del presidente francese Emmanuel Macron per il Forum economico mondiale (WEF). La posta in gioco non potrebbe essere più alta. Sulle montagne grigionesi convergeranno oltre 3’000 esponenti di spicco della politica e dell’economia, in un clima carico di attesa e tensione. Trump, che mercoledì dovrebbe dominare la scena, porta il suo consueto atteggiamento dirompente in un forum che si fonda sulla stabilità globalista.
Non si tratta soltanto di un incontro, ma di uno scontro tra visioni del mondo. Mentre il WEF cerca di proiettare un’immagine di unità sulle sfide globali, l’arrivo di queste due figure divisive preannuncia una settimana turbolenta. La sola presenza del presidente statunitense, confermata nonostante le incertezze iniziali, ha attirato l’attenzione del mondo sulla Svizzera. Ma dietro le strette di mano diplomatiche si sta preparando una tempesta di polemiche, che rischia di mettere in ombra l’agenda ufficiale ancora prima che venga pronunciato il primo discorso.
Lo scandalo delle «emissioni di lusso»
Mentre nelle sale della conferenza le élite predicano la sostenibilità, i cieli sopra Davos raccontano una storia impietosa di ipocrisia. Una nuova e dura analisi di Greenpeace rivela un aumento vertiginoso del 10% dei voli con jet privati rispetto ai due anni precedenti. I dati non lasciano dubbi: il «Davos Man» è ancora dipendente dai viaggi di lusso. Durante la sola settimana del forum del 2025 sono stati registrati ben 709 voli privati, un dato che smentisce ogni pretesa di attenzione all’ambiente.
La portavoce di Greenpeace Lena Donat non ha usato mezzi termini, accusando i partecipanti di alimentare la crisi climatica con «emissioni di lusso». Le cifre sono impietose: un volo con jet privato genera per passeggero 50 volte più gas serra di un viaggio in treno. Eppure, nonostante gli ottimi collegamenti ferroviari, i superricchi continuano a volare. Forse il dato più sorprendente è che il 70% di questi voli copre brevi distanze, facilmente percorribili in treno. Mentre l’aeroporto di Zurigo si prepara a gestire quasi 1’000 movimenti supplementari, la contraddizione tra la retorica climatica del WEF e il rombo dei motori sulla pista non è mai stata così evidente.
La scommessa di Macron e l’agenda del G7
Il presidente francese Emmanuel Macron non viene a Davos solo per sciare. In arrivo martedì prossimo, il leader francese intende riaffermare il ruolo dell’Europa in un mondo sempre più frammentato. Accompagnato da una delegazione di start-up e PMI, Macron vuole sfruttare la piattaforma svizzera per illustrare le priorità della prossima presidenza francese del G7. Il suo obiettivo è chiaro: dimostrare che la Francia resta una potenza commerciale di primo piano e un pilastro della stabilità europea.
Resta tuttavia il possibile incontro a margine con Donald Trump, il grande interrogativo. L’Eliseo non si è sbilanciato, ma secondo alcune fonti sarebbe sul tavolo un dialogo di alto profilo sull’Ucraina. Macron, che ha partecipato al forum nel 2018 e nel 2024, conosce bene il contesto. Ma con il 20% di tutti i voli privati diretti al forum proveniente dalla Francia, la quota più alta tra tutti i Paesi, anche la delegazione di Macron è sotto esame. Il presidente dovrà muoversi sul filo del rasoio: proiettare un’immagine di leadership sulla scena internazionale e, allo stesso tempo, fare i conti con l’immagine degli eccessi delle élite.
La leadership svizzera: nessun miracolo in vista
Lo svizzero André Hoffmann, appena nominato copresidente del WEF ed erede dell’impero farmaceutico Roche, gestisce questo spettacolo caotico con schietto realismo svizzero. In una franca ammissione, Hoffmann ha dichiarato di non aspettarsi «miracoli» dalla presenza di Trump. È un significativo cambio di tono per l’organizzazione. Hoffmann, che in passato aveva definito il presidente statunitense un «vecchio corrotto», ha ora il compito di accoglierlo.
«È necessario ascoltare voci diverse», ha affermato Hoffmann, difendendo la decisione di ospitare il controverso leader americano senza modificare il programma. È il segnale di una nuova era per il WEF, che si prepara alla futura partenza del fondatore Klaus Schwab. Per ora, il messaggio della leadership svizzera è chiaro: il dialogo avrà luogo, gli aerei atterreranno e il mondo osserverà. Ma chi si aspetta che questo incontro risolva magicamente le divisioni del mondo, o la sua ipocrisia climatica, semplicemente non presta attenzione.