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Swiss Observer

Stati Uniti e Iran riprendono a Ginevra i colloqui indiretti sul nucleare, con la mediazione dell’Oman

A Ginevra è iniziato il secondo ciclo di colloqui indiretti tra gli Stati Uniti e l’Iran sul programma nucleare di Teheran. L’Oman facilita il dialogo, definito dal ministro degli affari esteri svizzero Ignazio Cassis un impegno costruttivo volto a ridurre le tensioni.

AI18 febbraio 2026Il nostro processo editoriale
Stati Uniti e Iran riprendono a Ginevra i colloqui indiretti sul nucleare, con la mediazione dell’Oman
AISWI swissinfo.ch

Ginevra è tornata a essere l’epicentro mondiale della geopolitica ad alta tensione. Martedì mattina, una flotta di veicoli diplomatici è arrivata nell’esclusiva enclave di Cologny, segnando l’inizio di un cruciale secondo ciclo di colloqui indiretti tra gli Stati Uniti e l’Iran. L’atmosfera è carica di tensione: le delegazioni sono scomparse dietro i cancelli della residenza dell’ambasciatore dell’Oman, scelta come fortezza per questo assedio diplomatico. Non si tratta di una semplice visita di cortesia, ma di un disperato e frenetico tentativo di allontanare il Medio Oriente dal baratro.

Mentre il sereno panorama del lago Lemano contrasta nettamente con la volatilità della questione, la posta in gioco non potrebbe essere più alta. Dopo una pausa di appena poche settimane, la ripresa dei colloqui segnala un urgente tentativo di trovare una soluzione. Il silenzio dietro le porte chiuse della residenza omanita è assordante, mentre il mondo attende di scoprire se Ginevra potrà ancora una volta essere la culla di una svolta o il luogo di un definitivo fallimento diplomatico.

L’ultimatum di Washington

Washington non chiede, pretende. La delegazione statunitense, guidata da figure di primo piano come Jared Kushner e Steve Witkoff, è arrivata in Svizzera con un mandato chiaro del presidente Donald Trump: smantellare la minaccia o affrontarne le conseguenze. Lunedì sera, poche ore prima dell’inizio dei colloqui, il presidente Trump ha portato la pressione al massimo, lanciando alle autorità iraniane un severo avvertimento sulle gravi conseguenze in caso di mancato accordo.

L’obiettivo degli Stati Uniti è preciso e irremovibile. Kushner e Witkoff cercano impegni concreti sulle scorte iraniane di uranio arricchito. Le richieste vanno oltre il semplice contenimento: Israele e Stati Uniti chiedono che questi materiali fissili siano trasferiti in un Paese terzo e che venga smantellata completamente l’infrastruttura in grado di produrli. È la diplomazia della massima pressione in azione: la delegazione statunitense ricorre alla minaccia di un’escalation per costringere Teheran a cedere, prima ancora che l’agenda sia stata definita.

Il ponte omanita

La scena è svizzera, ma la regia è omanita. In una notevole dimostrazione di architettura diplomatica, Mascate si è affermata come ponte indispensabile sopra il divario che separa Washington e Teheran. Il ministro degli affari esteri svizzero Ignazio Cassis ha lodato pubblicamente questa dinamica, apprezzando il «ruolo costruttivo» del suo omologo omanita, Badr al-Busaidi, dopo l’incontro di lunedì sera a Ginevra.

La Svizzera, fedele alla sua lunga tradizione di neutralità, continua a rappresentare gli interessi statunitensi in Iran nell’ambito del suo mandato di potenza protettrice. Tuttavia, in questo delicato esercizio di equilibrismo, è la missione omanita a guidare il dialogo indiretto. La Svizzera resta il Paese ospitante e garante della sede dei colloqui. Cassis ha affermato che il governo svizzero «sostiene tutti gli sforzi volti a ridurre le tensioni». Questa diplomazia su due livelli mette in luce la funzione unica di Ginevra: la neutralità svizzera offre il terreno, mentre la mediazione omanita dà impulso al dialogo.

La scommessa nucleare di Teheran

Teheran sta giocando una pericolosa partita sul filo del rasoio, bilanciando la sopravvivenza della propria economia con l’orgoglio delle sue ambizioni nucleari. Il ministro degli affari esteri iraniano Abbas Araghchi guida una delegazione che cerca disperatamente sollievo dalla morsa soffocante delle sanzioni statunitensi. Per l’Iran l’equazione è semplice, ma rischiosa: scambiare concessioni sul nucleare con una boccata d’ossigeno economico. Nel corso del pomeriggio Araghchi dovrebbe esporre la posizione di Teheran in un discorso cruciale alla Conferenza sul disarmo di Ginevra.

Il tempo stringe. Prima dell’incontro principale, Araghchi ha avuto colloqui tecnici con il direttore generale dell’AIEA Rafael Grossi, lasciando intravedere la complessità degli ostacoli tecnici da superare. La strategia iraniana punta a un’intesa rapida, uno «scambio» che rimuova il blocco finanziario. Tuttavia, dato che gli Stati Uniti chiedono il trasferimento fisico dell’uranio arricchito, Araghchi deve affrontare il compito arduo di soddisfare le richieste statunitensi in materia di sicurezza senza dare l’impressione di capitolare completamente sulla scena mondiale.