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Swiss Observer

La sede ginevrina dell’agenzia ONU per le migrazioni affronta importanti tagli al personale

La sede ginevrina dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni ridurrà il proprio personale del 20% a causa dei tagli agli aiuti esteri statunitensi, con ripercussioni sulla gestione delle migrazioni a livello globale.

La sede ginevrina dell’agenzia ONU per le migrazioni affronta importanti tagli al personale
AILe News

Un impressionante 20% del personale dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) a Ginevra sarà tagliato, segnando una giornata buia per la Ginevra internazionale. L’agenzia, pilastro fondamentale degli sforzi umanitari globali, sta ridimensionando drasticamente la propria sede, che attualmente ospita circa 1’000 collaboratori. Non si tratta di un piccolo adeguamento, ma di uno smantellamento significativo delle capacità nel cuore del polo diplomatico svizzero.

Le fonti confermano che la portata dei licenziamenti è grave e alcuni interlocutori interni ritengono che il numero finale potrebbe superare la riduzione prevista di un quinto. Negli uffici del Grand-Saconnex l’atmosfera è passata dalla professionalità al panico, man mano che si concretizzano i tagli. I collaboratori con contratto a tempo determinato sono stati informati informalmente che dovranno lasciare il posto a giugno, mentre altri si trovano di fronte a un brutale preavviso di 30 giorni. Questa contrazione improvvisa solleva immediatamente interrogativi sulla capacità della città di resistere come capitale mondiale delle ONG e sulle ripercussioni economiche per il Cantone.

Il cambiamento di politica degli Stati Uniti provoca ripercussioni globali

La causa principale di questa crisi va ricercata direttamente a Washington. La brusca interruzione del programma statunitense di reinsediamento dei rifugiati da parte dell’amministrazione del presidente Donald Trump ha reciso una fonte di finanziamento essenziale. L’impatto è quantificabile e devastante: alla fine del 2024 l’OIM è stata costretta a licenziare ben 3’000 collaboratori a livello globale, su un totale di 22’000.

I tagli a Ginevra sono le scosse di assestamento di un profondo cambiamento geopolitico. I 5’000 collaboratori in precedenza assegnati al programma statunitense hanno visto svanire i propri posti. Mentre gli Stati Uniti riducono gli aiuti esteri, l’agenzia, che sostiene circa 280 milioni di migranti nel mondo, si affanna a colmare un enorme buco di bilancio. Il nesso è innegabile: quando il maggiore donatore al mondo chiude i rubinetti, il sistema degli aiuti internazionali si arresta, e ora Ginevra paga il prezzo più alto di questa decisione.

Paralisi operativa e costo umano

All’interno dell’OIM la situazione è critica. I tagli non riguardano soltanto l’amministrazione, ma svuotano divisioni essenziali. Tra i settori più colpiti figurano la divisione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), il dipartimento dei media e il programma di partenariato, compromettendo la capacità dell’agenzia di comunicare e coordinarsi in un momento di crisi migratorie globali.

Il costo umano è tangibile. Secondo testimonianze dall’interno della sede, dopo i colloqui individuali di licenziamento alcuni collaboratori «uscivano piangendo». Si tratta di personale impegnato a gestire gli spostamenti forzati di altre persone, che ora si trova a sua volta a dover affrontare lo sradicamento. Indebolendo i propri settori dei media e dei partenariati, l’OIM rischia di diventare invisibile e isolata proprio quando dovrebbe difendere la propria rilevanza. La perdita della memoria istituzionale e delle competenze tecniche rischia di paralizzare le attività, lasciando l’agenzia impreparata a gestire la complessa logistica delle migrazioni contemporanee.

La fragilità dei finanziamenti volontari

Questa crisi mette in luce una falla fatale nell’architettura delle organizzazioni internazionali: la dipendenza dai contributi volontari. Quasi tutti i finanziamenti dell’OIM sono volontari e legati a progetti, il che significa che l’agenzia opera senza una rete di sicurezza. Quando un grande donatore come gli Stati Uniti sospende i finanziamenti, non ci sono riserve per attutire il colpo. Come ha affermato senza mezzi termini una fonte: «Occorre prendere rapidamente decisioni sul personale, perché non ci sono soldi per pagarlo».

Per la Svizzera è un campanello d’allarme. La precarietà dei finanziamenti delle organizzazioni della Ginevra internazionale significa che la stabilità locale dipende interamente dagli orientamenti politici all’estero. Se un solo cambio di amministrazione negli Stati Uniti può mettere in crisi in poche settimane la sede di una grande agenzia, la sostenibilità del settore internazionale di Ginevra è più fragile di quanto si fosse finora ammesso. L’OIM è ora impegnata in una corsa contro il tempo per riorganizzarsi, ma senza un cambiamento del modello di finanziamento resta esposta alla prossima tempesta politica.