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Swiss Observer

Dopo la fusione con Credit Suisse, UBS crea un sistema di prestazioni a due livelli

Gli ex dipendenti di Credit Suisse mantengono il diritto esclusivo a un congedo sabbatico, mettendo in luce le difficoltà tuttora legate all’integrazione, a due anni dalla fusione

AI17 febbraio 2025Il nostro processo editoriale
Dopo la fusione con Credit Suisse, UBS crea un sistema di prestazioni a due livelli
AISWI swissinfo.ch

A due anni dal salvataggio d’emergenza che ha scosso le fondamenta della finanza svizzera, tra le mura di UBS è emersa una disparità sconcertante. Le entità giuridiche possono anche essersi fuse, ma il personale resta diviso da un «sistema di classi» di prestazioni che favorisce chi è stato acquisito rispetto a chi ha acquisito. In un’ironia aziendale, gli ex banchieri di Credit Suisse nel Regno Unito possono godere di un lusso che i loro colleghi di UBS possono solo sognare: fino a tre mesi di congedo sabbatico retribuito.

Questa rivelazione mette in luce le spigolosità di un matrimonio forzato, tutt’altro che pienamente integrato. Un tempo il presidente di UBS, Colm Kelleher, aveva notoriamente messo in guardia dalla «contaminazione culturale» dovuta alla propensione al rischio di Credit Suisse. Ora, però, sono proprio i contratti ereditati da quella cultura a fare apparire meno generose le offerte di UBS. Mentre il colosso bancario affronta l’impresa monumentale di unificare due identità aziendali distinte, questa disparità nelle prestazioni ricorda chiaramente che sulla carta sono una sola realtà, ma nella pratica sono ancora ben distinte.

Le manette dorate

I dettagli dell’accordo basterebbero a suscitare l’invidia di qualsiasi banchiere di oggi. In base al regime precedente, i dipendenti idonei nel Regno Unito possono assentarsi per un trimestre ogni cinque anni, senza che il loro conto in banca ne risenta troppo. Le condizioni sono generose: il 100% dello stipendio nel primo mese, che scende a un comunque rispettabile 80% nel secondo e 60% nel terzo.

Per un dipendente di UBS seduto alla scrivania accanto, impegnato a lavorare per tutto l’anno fiscale senza una simile valvola di sfogo, questa disparità è più di una semplice particolarità amministrativa: è un colpo al morale. Questi vantaggi, introdotti in origine da Credit Suisse per contrastare il burnout e trattenere i talenti durante la pandemia, sono sopravvissuti al crollo della banca. UBS afferma che i dipendenti in transizione passeranno infine ai contratti standard della banca, ma la persistenza di queste «manette dorate» mette in evidenza le complessità giuridiche legate allo smantellamento della struttura di Credit Suisse nel mercato del lavoro londinese, estremamente competitivo.

Integrazione o alienazione?

UBS cammina sul filo del rasoio. Da un lato, la banca cerca con decisione di estirpare la cultura del rischio sconsiderato che ha condannato la concorrente; dall’altro, è tenuta a rispettare i vantaggi generosi creati da quella stessa cultura. Un portavoce di UBS ha difeso la situazione, affermando che, sebbene i pacchetti varino, «entrambi sono interessanti e competitivi». Questa diplomatica dichiarazione aziendale, tuttavia, fa ben poco per nascondere le tensioni legate all’integrazione.

Questo scontro sulle prestazioni arriva in un momento in cui il settore nel suo complesso sta stringendo la cinghia. Colossi di Wall Street come JPMorgan Chase e Barclays chiedono ai dipendenti di tornare in ufficio e riducono i vantaggi legati allo stile di vita. Mantenendo involontariamente un sistema a due livelli, UBS rischia di alienare il proprio personale storico, proprio le persone che hanno mantenuto stabile la banca mentre Credit Suisse implodeva. Il timore della «contaminazione culturale» è cambiato: il rischio ora non riguarda soltanto gli attivi deteriorati, ma anche il contagio del risentimento tra i dipendenti.

La scure cala altrove

Mentre alcuni beneficiano di un congedo retribuito, ad altri viene indicata la porta. Sullo sfondo di questa vicenda sulle prestazioni c’è una drastica riduzione del personale. Dal rilevamento del 2023, UBS ha già tagliato 10’000 posti di lavoro, ma la sforbiciata è tutt’altro che terminata. I dirigenti hanno fissato un obiettivo preciso: ridurre il personale da quasi 109’000 a 85’000 entro il 2026.

All’interno della banca si crea così un’atmosfera surreale, un misto di invidia per i congedi sabbatici e angoscia esistenziale. La riduzione avverrà tramite licenziamenti e fluttuazione naturale del personale, il che significa che ogni scrivania vuota corrisponde probabilmente a un posto che non verrà più occupato. Mentre UBS si avvicina alla fine del processo d’integrazione nel 2026, la finestra per questi vantaggi ereditati si sta chiudendo rapidamente. Per la piazza finanziaria svizzera il messaggio è chiaro: l’epoca degli eccessi di Credit Suisse sta finendo, ma i suoi strascichi si rivelano lunghi, costosi e dolorosi sul piano amministrativo.