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Swiss Observer

I dazi di Trump potrebbero costare miliardi all’economia svizzera

Un esperto di economia avverte che i potenziali dazi statunitensi sotto l’amministrazione Trump potrebbero costare alla Svizzera fino a 17,5 miliardi di franchi nel 2026

I dazi di Trump potrebbero costare miliardi all’economia svizzera
AISWI swissinfo.ch

Nel 2026 l’economia svizzera rischia di perdere ben 17,5 miliardi di franchi, vittima diretta della guerra commerciale in escalation avviata dall’amministrazione Trump. Non si tratta di un esercizio teorico: è una realtà finanziaria incombente, che equivale a una perdita di ben 2’000 franchi per ogni persona in Svizzera. Mentre Washington stringe la presa sul commercio internazionale, le ripercussioni si propagano con allarmante rapidità nel panorama finanziario svizzero.

Jan-Egbert Sturm, economista del KOF, ha lanciato l’allarme: se Donald Trump rispetterà il programma aggressivo di dazi annunciato questa primavera, il costo per la Svizzera sarà senza precedenti. Mentre l’amministrazione statunitense presenta queste misure come una forma di protezione, per la Svizzera, profondamente integrata nelle catene di approvvigionamento globali, le conseguenze sono critiche. Ci troviamo di fronte a uno scenario in cui evaporano miliardi di valore, a causa di politiche protezionistiche che non mostrano alcun segno di attenuazione. L’entità stessa di questa potenziale perdita sottolinea quanto sia fragile la nostra prosperità, dipendente dalle esportazioni, in un’epoca di politica estera statunitense imprevedibile.

Investimenti paralizzati: il veleno dell’incertezza

«L’incertezza è veleno per l’economia», dichiara Jan-Egbert Sturm, direttore del KOF, e in questo momento le imprese svizzere stanno bevendo da un calice avvelenato. La mancanza di prevedibilità nell’accesso al mercato statunitense sta frenando pesantemente il motore economico svizzero. Le aziende orientate all’esportazione, vera spina dorsale del nostro settore industriale, faticano a pianificare oltre il trimestre in corso.

Le strategie d’investimento sono in stallo, mentre i dirigenti si confrontano con un contesto commerciale caotico. Le aziende semplicemente non riescono a calcolare i rischi quando le regole del gioco cambiano attraverso post sui social media o improvvisi decreti esecutivi. Questa paralisi è particolarmente pericolosa perché blocca gli investimenti necessari alla crescita futura. La macchina economica è ancora in funzione, ma gli ingranaggi scricchiolano. Senza chiarezza sulle future regole commerciali, le imprese svizzere sono costrette a mettersi sulla difensiva e ad accumulare liquidità anziché ampliare le attività. Una strategia che, a lungo termine, potrebbe soffocare l’innovazione e la competitività.

Conto alla rovescia al 9 luglio: la bomba a orologeria dei dazi

Il conto alla rovescia è iniziato in vista di un confronto decisivo il 9 luglio. L’amministrazione statunitense ha temporaneamente sospeso il dazio punitivo del 31% sulle importazioni svizzere, annunciato il 2 aprile, ma la minaccia resta concreta e imminente. Nel frattempo, l’economia svizzera è già sotto pressione e deve fare i conti con un dazio aggiuntivo di almeno il 10% su tutte le importazioni, in vigore dal 5 aprile.

Berna è attualmente impegnata in negoziati serrati con Washington, nel tentativo di scongiurare l’applicazione integrale delle misure sospese. Tuttavia, come osserva Sturm, «non sappiamo che cosa succederà il 9 luglio, quali dazi verranno effettivamente imposti e a quanto ammonteranno». Questo limbo normativo crea un contesto volatile, in cui un solo passo diplomatico falso potrebbe far scattare l’intero dazio del 31%. La differenza tra l’onere attuale del 10% e l’aumento minacciato al 31% potrebbe trasformare un anno difficile in un anno disastroso per gli esportatori svizzeri.

La resilienza interna di fronte alle difficoltà globali

Nonostante le nubi temporalesche che si addensano sull’Atlantico, l’economia svizzera mostra una resilienza tenace. Le previsioni indicano una crescita dell’1,4% nel 2025, trainata non dal commercio estero, bensì da robusti consumi interni. Il mercato svizzero si sta rivelando un riparo solido, capace di assorbire gli shock globali con la sua tipica flessibilità.

Si prevede che la disoccupazione aumenti leggermente, raggiungendo il 3%, mentre i salari dovrebbero crescere dell’1%, offrendo un’importante protezione ai consumi delle economie domestiche. Sturm è fiducioso che la Svizzera sia ben posizionata per superare questa turbolenza e descrive l’economia come abbastanza «flessibile» da adattarsi. Tuttavia, fare affidamento soltanto sulla forza interna è una soluzione temporanea. Anche se potremmo evitare una recessione, la divergenza tra un mercato interno sano e un settore delle esportazioni sotto assedio crea uno squilibrio pericoloso, che non può essere sostenuto all’infinito. La Svizzera si piega, ma non si spezza, anche se la pressione aumenta in modo innegabile.