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Swiss Observer

Il costo ambientale dell’industria farmaceutica svizzera

Un’inchiesta svela l’impatto ambientale nascosto dell’industria farmaceutica svizzera, nonostante le iniziative ecologiche

Il costo ambientale dell’industria farmaceutica svizzera
AISWI swissinfo.ch

L’edificio 2 di Roche a Basilea, scintillante, si erge come un monumento alla precisione svizzera: è il grattacielo più alto del Paese, viene raffreddato con acqua di falda e riscaldato con calore residuo, un esempio di sostenibilità. Ma questa immagine immacolata è un miraggio. Mentre colossi farmaceutici come Roche e Novartis esaltano in patria le proprie credenziali ecologiche, un’inchiesta sorprendente porta alla luce una verità più cupa, nascosta nell’ombra del loro impero globale.

Il settore si trova alle prese con un enorme paradosso. Sulla carta, Roche vanta una riduzione del 70% delle emissioni negli ultimi due decenni. Queste cifre, tuttavia, ignorano comodamente la grande maggioranza della sua impronta ambientale. L’etichetta «Swiss Made», sinonimo di purezza e qualità, nasconde una realtà inquinante che si manifesta ben oltre i confini svizzeri. Assistiamo a un classico caso di delocalizzazione delle emissioni di carbonio, in cui l’aria pulita di Basilea viene pagata a spese dell’atmosfera globale. La narrazione del colosso farmaceutico svizzero ecologico non è soltanto incompleta: è fondamentalmente fuorviante.

La realtà dei 27 milioni di tonnellate

Ben 27 milioni di tonnellate di CO2. È questa l’impronta globale effettiva dell’industria farmaceutica svizzera nel solo 2023. Per dare un’idea della portata di questa cifra colossale, equivale a circa due terzi delle emissioni prodotte dall’intera popolazione svizzera e da tutte le aziende presenti nel Paese.

Nuovi dati di Small World Consulting mettono in luce il divario tra i successi registrati in patria e dichiarati dalle aziende e la realtà globale. Mentre l’impronta del settore si riduce sul suolo svizzero, il suo impatto complessivo è in realtà cinque volte maggiore di quello visibile a livello locale. Non si tratta di un margine d’errore, bensì di un punto cieco sistemico. Il settore produce gas a effetto serra a un ritmo che supera di gran lunga quello degli sforzi nazionali di riduzione. Ci troviamo di fronte a uno scenario in cui l’inquinamento esternalizzato da un singolo settore rischia di vanificare i sacrifici climatici di milioni di cittadini svizzeri.

Delocalizzare il fumo

Il segreto inquinante si cela nelle emissioni «Scope 3». Questo termine burocratico nasconde il 95% dell’inquinamento totale di Roche: i gas a effetto serra generati non dagli uffici dell’azienda, ma dalla sua vasta rete di fornitori. Quando Roche promette emissioni nette pari a zero entro il 2050, in gran parte ignora l’approvvigionamento di materie prime, la sintesi chimica e la logistica che avvengono al di fuori del suo controllo diretto.

Con l’aumentare della complessità delle catene di approvvigionamento, l’inquinamento si sposta sempre più verso est. L’analisi conferma una tendenza inquietante: più la rete di produzione è complessa, più le emissioni si trasferiscono verso l’Asia. È, di fatto, colonialismo del carbonio. Le aziende svizzere incassano i profitti dei medicinali ad alto valore aggiunto, esternalizzando il pesante onere ambientale verso Paesi con normative meno rigorose. I laboratori immacolati di Basilea sono soltanto l’ultima tappa di una catena di produzione globale inquinante.

Il prezzo del motore economico

Il settore farmaceutico è celebrato come «il motore dell’economia svizzera» e nel 2023 ha generato esportazioni per ben 145 miliardi di dollari. Rappresenta un decimo della produzione economica nazionale, alimentando crescita e prosperità. Ma questo colosso economico funziona con combustibile inquinante. Il successo finanziario del settore è indissolubilmente legato a un debito ambientale che resta fuori dai bilanci.

La Svizzera si trova davanti a un momento decisivo. Possiamo continuare a celebrare i successi economici del nostro settore di punta, ignorando al contempo il disastro ambientale che lascia dietro di sé? Il «motore» sta surriscaldando il pianeta. Mentre il mondo si avvia verso una rendicontazione climatica più rigorosa, il modello farmaceutico svizzero, profitti in patria e inquinamento all’estero, diventa sempre meno sostenibile. Il conto di questi costi nascosti sta per arrivare, e l’ambiente ne sta già pagando il prezzo.