sanità
La Svizzera elaborerà una strategia nazionale contro il Long Covid
Il governo svizzero è chiamato a elaborare una strategia nazionale completa per le persone affette da Long Covid, con l’obiettivo di uniformare le cure e il sostegno per oltre 300’000 persone.

In Svizzera, ben 300’000 persone vedono attualmente la propria vita sconvolta dal Long Covid: un dato che richiede un’immediata attenzione a livello nazionale. Non si tratta semplicemente di un’anomalia statistica, ma di una crisi di salute pubblica sempre più grave, che il governo svizzero non può più permettersi di affrontare con soluzioni frammentarie. Giovedì, il Consiglio degli Stati ha tacitamente accolto una mozione decisiva del Consiglio nazionale, incaricando infine la Confederazione di elaborare una strategia nazionale completa. La decisione segna una svolta importante a Berna e riconosce che l’ombra della pandemia continua a incombere sul Paese.
L’urgenza è evidente. Poiché il Covid-19 continua a circolare, si prevede che il numero delle persone colpite aumenterà nei prossimi anni, aggravando la pressione su un sistema sanitario già sotto stress. La direttiva del governo è chiara: è ora di porre fine alle risposte frammentarie. Riconoscendo formalmente la portata del problema, che supera la popolazione di molti Cantoni, le autorità federali compiono un passo necessario, seppure tardivo, verso il riconoscimento della realtà a lungo termine del virus.
Porre fine alla lotteria delle cure
Per troppo tempo, la qualità delle cure per le persone affette da Long Covid è dipesa interamente dal luogo di domicilio. La nuova iniziativa, presentata dal parlamentare Lorenz Hess, mira a eliminare queste disparità e a garantire che una persona a Zurigo riceva lo stesso livello elevato di sostegno di una in Vallese. La strategia ha una portata ambiziosa: prevede la centralizzazione di dati essenziali e un approccio unitario da parte del sistema delle assicurazioni sociali, sostituendo l’attuale mosaico di protocolli cantonali con un quadro federale più lineare.
È importante sottolineare che la strategia non si limita al Long Covid. In un significativo passo verso una maggiore inclusività, il mandato comprende esplicitamente la sindrome da stanchezza cronica (CFS) e le complicazioni post-vaccinazione. Questo approccio globale tiene conto della natura complessa e spesso sovrapposta di queste patologie. Uniformando le cure mediche, il governo intende ripristinare l’equità nel sistema sanitario, affinché nessuna persona colpita debba districarsi in un labirinto burocratico mentre lotta contro sintomi debilitanti.
Il costo umano della stanchezza cronica
Dietro le statistiche si cela un pesante costo umano, che minaccia la coesione sociale del Paese. Davanti al Consiglio degli Stati, la ministra della sanità Elisabeth Baume-Schneider non ha usato mezzi termini: «I sintomi della stanchezza cronica hanno un impatto profondo sulla vita sociale, professionale e persino familiare delle persone colpite». Si tratta di un’emergenza economica e sociale tanto quanto di un’emergenza medica. Migliaia di lavoratori qualificati scompaiono dal mercato del lavoro e le famiglie cedono sotto il peso dell’assistenza.
Il sostegno del governo a questa proposta riflette la crescente consapevolezza che lo status quo non è sostenibile. «Dobbiamo migliorare la loro situazione», ha affermato Baume-Schneider, segnando il passaggio dall’osservazione passiva a un intervento attivo. L’inclusione della sindrome da stanchezza cronica nella strategia è particolarmente importante: riconosce le esperienze delle persone che storicamente sono state emarginate o non credute dalla comunità medica. La strategia promette di riconoscere la loro sofferenza non solo a parole, ma anche attraverso un sostegno concreto e sistemico.
Districarsi nel labirinto federale
Benché il mandato sia ambizioso, il cammino è costellato dalle complessità del federalismo svizzero. Il ruolo della Confederazione sarà strettamente limitato al coordinamento, nel rispetto della sovranità costituzionale dei Cantoni in materia di sanità. Questo delicato equilibrio determina i tempi: l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) avvierà i lavori sulla strategia nel gennaio 2026, mentre la sua attuazione completa è prevista solo per il primo semestre del 2027.
I critici potrebbero sostenere che il traguardo del 2027 sia esasperatamente lontano per chi soffre già oggi. L’UFSP afferma tuttavia che una stretta consultazione di tutti gli attori interessati, Cantoni, associazioni mediche e gruppi di pazienti, è essenziale per elaborare una strategia davvero efficace. I prossimi anni metteranno alla prova la capacità della Svizzera di conciliare la propria struttura federalista con l’urgente necessità di una risposta sanitaria nazionale unitaria. Il tempo stringe e, per 300’000 persone, ogni mese di iter burocratico sembra un’eternità.