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Swiss Observer

La Svizzera arretra nella classifica anticorruzione

Il rapporto di Transparency International mostra che la Svizzera ha ottenuto il punteggio più basso di sempre nell’Indice di percezione della corruzione, sollevando preoccupazioni in materia di riciclaggio di denaro e regolamentazione del lobbying

AI11 febbraio 2025Il nostro processo editoriale
La Svizzera arretra nella classifica anticorruzione
AISWI swissinfo.ch

La reputazione della Svizzera, nota per la sua integrità incrollabile, ha subito un colpo storico. Con una rivelazione che scuote le fondamenta dell’immagine che il Paese ha di sé, l’Indice di percezione della corruzione (CPI) 2024 assegna alla Svizzera appena 81 punti su 100. Pur mantenendo il quinto posto a livello mondiale, si tratta del punteggio più basso mai registrato per il Paese alpino, un segnale di un’erosione lenta ma allarmante degli standard di governance.

La perdita di un punto rispetto all’anno precedente potrebbe sembrare trascurabile sulla carta, ma la tendenza è innegabile. Transparency International, la principale organizzazione di vigilanza a livello mondiale, ha lanciato l’allarme, chiarendo che non è più possibile restare fermi. La flessione non è un semplice scostamento statistico, ma il sintomo di fratture più profonde e irrisolte nel quadro normativo svizzero. Mentre la Danimarca continua a guidare la classifica, la Svizzera deve fare i conti con una realtà scomoda: l’eccellenza del «Swiss Finish» sta perdendo smalto.

Katja Gloor, direttrice ad interim di Transparency Switzerland, non ha usato mezzi termini, dichiarando che il Paese deve «affrontare con decisione le lacune» senza indugio. Il messaggio è chiaro: adagiarsi sugli allori del passato è pericoloso e, senza interventi urgenti nella gestione dei conflitti d’interesse e nella trasparenza del lobbying, la discesa potrebbe accelerare.

La lavanderia: la Svizzera come snodo di transito

Dietro la facciata impeccabile del settore pubblico si cela una realtà molto più torbida: la Svizzera rimane un polo di primo piano per i flussi finanziari illeciti. Il rapporto lancia una pesante accusa, definendo il Paese una «destinazione e un Paese di transito attrattivi» per il denaro sporco. È il punto cieco cruciale che il punteggio CPI, incentrato soprattutto sulla corruzione nel settore pubblico, spesso non riesce a cogliere appieno.

Le lacune sono sistemiche. Transparency International segnala gravi carenze nella lotta contro il riciclaggio di denaro, in particolare per quanto riguarda la trasparenza dei titolari effettivi di società e trust. La pubblica amministrazione può anche essere pulita, ma le tubature finanziarie su cui poggia l’economia perdono. L’ONG chiede di estendere con decisione il campo d’applicazione della legge sul riciclaggio di denaro, includendovi i consulenti che svolgono attività non finanziarie rischiose, avvocati e consulenti che oggi operano nell’ombra.

Non si tratta soltanto di una lacuna normativa, ma di una bomba a orologeria per la reputazione del Paese. Finché l’identità di chi si cela dietro strutture societarie complesse resterà opaca, la Svizzera rischia di essere considerata non un custode della ricchezza, bensì un facilitatore della corruzione globale. L’appello è chiaro: garantire l’integrità della piazza finanziaria, oppure affrontare le conseguenze del controllo internazionale.

Zone d’ombra aziendali: propensione al rischio e controlli deboli

Le imprese svizzere si avventurano in territori ad alto rischio con una propensione all’azzardo allarmante. Il rapporto mette in evidenza una tendenza preoccupante: aziende svizzere operano in mercati esteri caratterizzati da elevati rischi di corruzione, spesso con controlli pressoché inesistenti. Questa «propensione al rischio» non trova adeguati deterrenti giuridici in patria.

Il perseguimento penale delle imprese in Svizzera è privo di mordente. Transparency International individua una grave carenza nel perseguimento penale delle persone giuridiche e una tutela insufficiente dei segnalanti. Nel settore privato la corruzione prospera in ambiti che non rientrano nei parametri standard del CPI. Senza meccanismi solidi per chiamare le imprese a rispondere delle loro azioni all’estero, il marchio svizzero viene compromesso indirettamente.

Per contrastare il fenomeno, l’ONG chiede modifiche mirate alle leggi vigenti. È indispensabile che il quadro giuridico si evolva per stare al passo con la complessità delle attività commerciali internazionali moderne. Occorre applicare sistematicamente le disposizioni, affinché il successo delle imprese svizzere non si fondi sulla corruzione di funzionari all’estero e su pratiche non etiche.

Il contesto globale: ancora ai vertici, ma in calo

Mentre la Svizzera affronta i propri demoni interni, il quadro globale rimane cupo. Ben due terzi dei 180 Paesi esaminati non hanno raggiunto nemmeno la soglia dei 50 punti, mentre la media mondiale si è fermata a un misero 43. In questo contesto, il punteggio svizzero di 81 colloca comunque il Paese tra i migliori al mondo, ben al di sopra del caos del Sudan del Sud o delle carenze sistemiche di altri Paesi.

Tuttavia, paragonarsi agli ultimi in classifica non porta a nulla. Il riferimento per la Svizzera deve essere il vertice, attualmente occupato dalla Danimarca. La stagnazione e la conseguente discesa al quinto posto sono un campanello d’allarme. In un mondo in cui la corruzione è descritta come un «flagello diffuso», il ruolo della Svizzera quale baluardo di stabilità è più importante che mai.

Per andare avanti non basta mantenere lo status quo. Occorre rafforzare in modo proattivo le misure anticorruzione per tutelare il ruolo del Paese quale centro d’affari di primo piano. Se il governo non colmerà le lacune nella regolamentazione del lobbying e nella lotta contro il riciclaggio di denaro, la discesa in classifica potrebbe essere solo l’inizio di un declino ben più marcato.