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Swiss Observer

La Svizzera rischia di perdere il proprio posto nell’iniziativa europea sull’IA

Lo status della Svizzera al di fuori dell’UE minaccia la sua partecipazione a un’iniziativa europea di ricerca sull’IA da 200 miliardi di euro, nonostante ospiti il CERN

La Svizzera rischia di perdere il proprio posto nell’iniziativa europea sull’IA
AISWI swissinfo.ch

200 miliardi di euro (190 miliardi di franchi), una cifra sbalorditiva. È il fondo che l’Unione europea ha sbloccato per costruire enormi «gigafabbriche» di IA, con l’obiettivo di garantire la sovranità digitale del continente. Al vertice sull’azione per l’IA di Parigi, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato un’ambiziosa iniziativa: costruire un «CERN dell’IA». L’ironia è evidente e amara. Mentre Bruxelles cerca di replicare il successo del celebre laboratorio di fisica delle particelle, il Paese che ospita il CERN, la Svizzera, rischia di restare escluso.

Il CERN originale, fondato nel 1954, fu collocato deliberatamente sul territorio svizzero per garantirne la neutralità e l’accesso a livello mondiale. Ora, mentre l’Europa tenta di riprodurre questo modello per l’intelligenza artificiale, l’UE traccia una linea netta. Il progetto prevede la creazione di centri dati centralizzati e all’avanguardia per accelerare l’apprendimento automatico e la robotica. Questa nuova fortezza digitale, tuttavia, viene progettata con un cartello «Solo per membri», che per ora lascia la Svizzera fuori dai giochi e rischia di tagliare il Paese alpino fuori dal più importante progetto infrastrutturale del futuro del continente.

Il polo tecnologico svizzero è a rischio

La Svizzera non è una semplice spettatrice nella corsa globale all’IA: è una concorrente di primo piano, che si muove ben al di sopra del proprio peso. Il Paese ha investito milioni per consolidare il proprio vantaggio tecnologico, in particolare dotandosi del supercomputer «Alps». È una macchina formidabile, attualmente classificata come la settima più potente al mondo. Oltre all’hardware, l’ecosistema svizzero attira talenti di altissimo livello e ospita importanti centri di ricerca di colossi tecnologici come Google, Microsoft e OpenAI.

Andrea Rizzoli, direttore dell’Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale a Lugano, sottolinea la posizione di rilievo del Paese: «La Svizzera, insieme al Regno Unito, è tra i Paesi europei all’avanguardia nella ricerca sull’IA». Eppure, le competenze e le infrastrutture di livello mondiale potrebbero non bastare a evitare l’isolamento della Svizzera. L’esclusione dalla rete di «gigafabbriche» dell’UE sarebbe un duro colpo: potrebbe frenare lo slancio e costringere i ricercatori svizzeri a guardare dai margini mentre i loro omologhi europei beneficiano di un motore di accelerazione da 200 miliardi di euro.

Il blocco di Bruxelles

«Di norma, questa iniziativa è rivolta ai Paesi dell’UE». Con questa frase secca, una portavoce della Commissione europea ha infranto l’idea che la collaborazione scientifica superi i confini politici. Il riferimento alla creazione di un «CERN dell’IA» è puramente simbolico, ha precisato, e non garantisce in alcun modo un posto al tavolo al Paese che ospita il vero CERN.

È un punto di forte attrito. Se storicamente la scienza ha fatto da ponte tra la Svizzera e l’UE, il clima politico attuale la sta trasformando in un muro. L’UE dà la priorità alla coesione interna e agli investimenti nel proprio blocco, lasciando partner non membri come la Svizzera e il Regno Unito in una posizione precaria. Nonostante ospiti due dei principali politecnici federali al mondo e disponga di un settore privato fiorente, la Svizzera scopre che la superiorità tecnologica non può aggirare la burocrazia politica. Il messaggio di Bruxelles è chiaro: non basta essere i migliori se non si è membri.

Diplomazia o obsolescenza

La posta in gioco per la Svizzera non è mai stata così alta. Mentre l’UE mobilita il suo fondo da 200 miliardi di euro, il margine per negoziare si riduce rapidamente. Rizzoli avverte che il coinvolgimento della Svizzera dipenderà interamente dalla sua capacità di «ricucire i rapporti» con l’Unione europea. Non si tratta più soltanto di accordi commerciali o di libera circolazione alle frontiere: è in gioco il futuro stesso dell’intelligenza.

Se non riuscirà a ottenere una partnership in questa iniziativa, la Svizzera rischia una fuga di cervelli dalle conseguenze catastrofiche. I migliori ricercatori e i colossi tecnologici si dirigono dove si concentrano le risorse, e pochi bilanci nazionali possono competere con una «gigafabbrica» continentale. Il Governo svizzero deve agire con urgenza: risolvere lo stallo diplomatico o rischiare di diventare un’isola tecnologica in un’Europa connessa. Il «CERN dell’IA» verrà costruito, con o senza il Paese che ha dato vita al modello di neutralità scientifica. La scelta è netta: integrarsi o restare indietro.