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Swiss Observer

La Svizzera restituisce un’antica maschera funeraria egizia

La Svizzera ha restituito un’antica maschera funeraria egizia risalente al II secolo a.C., dopo che le autorità hanno stabilito che era stata importata illegalmente. L’articolo spiega come i funzionari doganali hanno identificato l’oggetto, quali sono le norme svizzere sui beni culturali e quale ruolo svolge il Paese nella lotta al traffico illecito di antichità.

AI16 settembre 2026Il nostro processo editoriale
La Svizzera restituisce un’antica maschera funeraria egizia
AISWI swissinfo.ch

Una maschera funeraria egizia del II secolo a.C. è stata restituita all’Egitto il 15 settembre 2026, dopo che le autorità svizzere hanno concluso che era entrata illegalmente nel Paese. La ministra dell’interno Elisabeth Baume-Schneider ha consegnato l’oggetto all’ambasciatore egiziano durante una cerimonia alla Casa von Wattenwyl, a Berna.

La consegna chiude un caso iniziato al valico doganale di Bardonnex, nel Canton Ginevra. Il 5 settembre 2022, una ditta di trasporti ha dichiarato la maschera durante il passaggio alla dogana svizzera. L’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini ha bloccato l’importazione dopo che i funzionari hanno espresso dubbi sull’oggetto.

Il caso è poi passato dal controllo di frontiera a un esame specialistico. Su richiesta dell’Ufficio federale della cultura, un esperto di egittologia ha verificato l’autenticità della maschera. Le autorità hanno inoltre trovato prove che confermavano la violazione delle norme svizzere sui beni culturali con la sua importazione.

La restituzione dà un volto concreto agli sforzi della Svizzera per intercettare le antichità che transitano sul suo territorio. La maschera non è stata semplicemente trasferita da un governo all’altro come gesto diplomatico. È stata fermata, esaminata e trattenuta nell’ambito di un procedimento penale prima della restituzione ufficiale all’Egitto.

Le dogane individuano un’importazione illegale

L’indagine è iniziata con una dichiarazione doganale a Bardonnex. La decisione della ditta di trasporti di dichiarare la maschera ha dato alle autorità svizzere la possibilità di esaminarne lo status prima dell’ingresso nel Paese. L’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini ne ha bloccato l’importazione dopo che i funzionari hanno avuto dei sospetti.

Questo intervento illustra il ruolo concreto delle dogane svizzere nella protezione del patrimonio culturale. I funzionari di frontiera non ricostruiscono da soli la storia completa di ogni oggetto. Quando un’antichità sospetta richiede un’analisi specialistica, il caso può essere trasmesso all’Ufficio federale della cultura e a esperti qualificati.

In questo caso, un egittologo ha confermato l’autenticità della maschera. Il riscontro era importante perché l’età e il significato culturale di un oggetto possono influire sulle norme che ne disciplinano la circolazione. Le autorità hanno poi accertato che l’importazione era illegale e la maschera è stata sequestrata nell’ambito di un procedimento penale.

Le informazioni disponibili non indicano il nome del trasportatore, il destinatario previsto né le prove precise utilizzate per stabilire che l’importazione della maschera fosse illegale. Questi dettagli sono distinti dai fatti confermati dalle autorità svizzere. La sequenza degli eventi è chiara: dichiarazione, sospetti, intervento doganale, autenticazione da parte di un esperto e procedimento penale. Il transito dell’oggetto attraverso la Svizzera si è concluso alla frontiera, anziché in una collezione privata o sul mercato commerciale.

Un accordo bilaterale traccia il percorso legale verso casa

Dal 2011 la Svizzera e l’Egitto collaborano nell’ambito di un accordo sui beni culturali. L’intesa bilaterale disciplina l’importazione, il transito e la restituzione dei beni culturali e offre alle autorità un quadro di cooperazione quando in Svizzera si trovano oggetti di rilevanza archeologica.

L’accordo fa parte delle più ampie misure svizzere di controllo sui beni culturali. La sua importanza emerge in particolare quando un oggetto viene individuato durante il transito, trattenuto nell’ambito di un procedimento penale o riconosciuto come entrato oltre confine senza una base giuridica valida. La maschera egizia ha seguito questo percorso dopo essere stata fermata dalla dogana svizzera a Ginevra.

Secondo l’Ufficio federale della cultura, negli ultimi 15 anni la Svizzera ha restituito all’Egitto circa 80 oggetti culturali. La cifra colloca la consegna più recente in una lunga storia di cooperazione, anziché considerarla un caso isolato.

In passato le autorità svizzere si sono già occupate di presunte antichità egizie nella regione di Ginevra. Nel 2016, Swissinfo ha riferito che, durante un controllo d’inventario al porto franco di Ginevra, i funzionari doganali avevano individuato un rilievo in granito di origine sconosciuta. La scoperta ha portato il Ministero pubblico ginevrino ad aprire un’inchiesta penale. I casi mostrano perché i porti, i magazzini e le frontiere della Svizzera siano importanti per la circolazione internazionale degli oggetti culturali.

La restituzione mette alla prova i controlli svizzeri sulle antichità

La cerimonia di Berna riunisce in un unico quadro l’applicazione delle norme e la restituzione. La Svizzera è un importante snodo per i trasporti, il commercio e lo stoccaggio internazionali. Di conseguenza, gli oggetti culturali possono transitare nel Paese anche quando la loro provenienza è contestata o la loro esportazione è avvenuta illegalmente. I controlli doganali e le indagini specialistiche determinano se questi oggetti possono proseguire legalmente il loro percorso.

La restituzione della maschera riflette anche un dibattito più ampio sul modo in cui le istituzioni e le autorità europee gestiscono i reperti sottratti ai Paesi d’origine. Musei e collezioni svizzeri sono stati sottoposti a verifiche per oggetti legati ai saccheggi dell’epoca coloniale, comprese opere provenienti dall’antico Regno del Benin. Questi casi hanno storie e questioni giuridiche diverse, ma richiedono tutti ricerche accurate sulla provenienza e decisioni trasparenti.

Per l’Egitto, l’ultima consegna riporta un oggetto archeologico nel Paese la cui cultura antica rappresenta. Per la Svizzera, il caso mette alla prova l’efficacia dei controlli adottati e dei meccanismi di cooperazione instaurati con governi stranieri.

L’Ufficio federale della cultura ha dichiarato che la cerimonia intendeva segnalare l’impegno della Svizzera nella lotta contro il trasferimento illegale di beni culturali. I casi futuri dipenderanno dalla stessa catena di interventi osservata a Bardonnex: vigilanza doganale, verifica specialistica, esame giuridico e restituzione documentata.