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Swiss Observer

Crescono le tensioni politiche sull’attuazione dell’iniziativa sulle cure infermieristiche

Anni dopo che gli elettori svizzeri hanno approvato un’iniziativa per migliorare le condizioni di lavoro del personale infermieristico, le divergenze politiche a Berna ne ostacolano l’attuazione. I disaccordi su misure come la riduzione dell’orario di lavoro e salari più alti suscitano frustrazione e mettono in luce le difficoltà di tradurre un voto popolare in misure concrete.

Crescono le tensioni politiche sull’attuazione dell’iniziativa sulle cure infermieristiche
AILe News

Nel 2021, ben il 61% degli elettori svizzeri ha chiesto un cambiamento. Eppure, cinque anni dopo, la volontà popolare è ancora intrappolata negli ingranaggi burocratici di Berna. Il mandato era chiaro: migliorare la vita del personale infermieristico e garantire il futuro della sanità svizzera. L’attuazione di questa iniziativa fondamentale si è però scontrata con una forte resistenza politica, che rischia di svuotare la vittoria ottenuta alle urne. È già in vigore una prima legge sulla formazione, ma le richieste centrali per migliori condizioni di lavoro vengono sistematicamente smantellate.

Il clima politico nella capitale è avvelenato. La sinistra ha attaccato duramente la maggioranza di centrodestra, accusandola di ignorare apertamente il mandato costituzionale conferito dal sovrano. Non si tratta soltanto di un ritardo nell’attuazione delle misure, ma di uno scontro fondamentale sulla democrazia diretta. Mentre gli animi si scaldano, aumenta la distanza tra le aspettative degli elettori e quanto il Parlamento è disposto a realizzare, creando un precedente pericoloso per le iniziative future.

La battaglia sulle ore: 50 contro 45

Al centro del conflitto c’è una dura battaglia sui numeri, legata all’esaurimento del personale sanitario svizzero. Per dare seguito all’iniziativa, il Consiglio federale ha proposto di ridurre il limite massimo della settimana lavorativa da 50 a 45 ore, un orario oggi estenuante, e di fissare l’orario normale settimanale tra 40 e 42 ore. La misura mirava a frenare l’esodo di professionisti qualificati dal settore. Una commissione del Consiglio nazionale ha però deciso di stralciarla completamente.

La commissione propone di mantenere invariato a 50 ore il limite massimo settimanale, una decisione che ha allarmato chi si batte per la sanità. Sostiene che la proposta del Consiglio federale costi troppo e ha riscritto disposizioni fondamentali per mantenere lo status quo. Secondo i critici, fissare l’orario normale a 42 ore senza abbassare il limite massimo significa ignorare di fatto la crisi di esaurimento professionale che ha originariamente spinto a lanciare l’iniziativa. Il messaggio della commissione è netto: i vincoli economici prevalgono sui limiti fisici del personale.

Compensi ridotti: la disputa sui supplementi

Oltre all’orario di lavoro, la contesa riguarda anche il salario. Il progetto del Consiglio federale prevedeva un supplemento salariale obbligatorio di almeno il 50% per il lavoro svolto la domenica e nei giorni festivi, un riconoscimento consueto dei sacrifici del personale infermieristico. Ma anche questa garanzia finanziaria è a rischio. La commissione parlamentare propone di dimezzare il supplemento, portandolo ad appena il 25%, una riduzione drastica che elimina buona parte dell’incentivo finanziario pensato per rendere più attrattiva la professione.

La legge consente formalmente alle parti sociali di negoziare contratti collettivi, ma secondo i critici queste garanzie non bastano senza solide disposizioni minime a livello federale. La maggioranza di centrodestra resta preoccupata dai costi e spinge per introdurre eccezioni e ridurre i compensi. Questo approccio, orientato a tagliare i costi, è in netto contrasto con l’obiettivo dell’iniziativa di valorizzare la professione infermieristica. Riducendo il supplemento per i giorni festivi, la commissione rischia di dare l’impressione che il tempo libero del personale sanitario valga poco, alimentando ulteriormente la frustrazione che serpeggia nel settore.

Stallo legislativo: quali saranno i prossimi passi

Il destino dell’iniziativa sulle cure infermieristiche è ora in bilico nell’iter legislativo. Il progetto rielaborato non è ancora stato esaminato dal plenum del Consiglio nazionale e dovrà poi superare anche il Consiglio degli Stati. In ogni fase sono possibili ulteriori modifiche e il rischio che la legge venga ulteriormente annacquata è concreto. L’iter è tutt’altro che concluso, ma il suo andamento preoccupa i sostenitori del voto originario.

La Svizzera si trova ora di fronte a una domanda aperta: la legge definitiva assomiglierà almeno in parte al solido sistema di sostegno immaginato dagli elettori? Se il testo finale non garantirà condizioni migliori, potrebbe scatenare una nuova ondata di reazioni politiche. Per ora, il personale infermieristico che tiene in piedi il sistema sanitario svizzero deve aspettare, mentre i politici discutono delle sue condizioni di lavoro e sembrano sempre più distanti dalla realtà dei reparti ospedalieri.