salute
La Svizzera monitora tre gravi minacce per il bestiame
Le autorità veterinarie svizzere sono in stato di massima allerta e monitorano la dermatite nodulare contagiosa, la febbre catarrale ovina e la peste suina africana. In alcuni Cantoni sono già state attuate misure preventive.

Le autorità veterinarie svizzere stanno attualmente combattendo su più fronti contro tre temibili nemici virali. L’estate è stata segnata dalla minaccia incombente di epizoozie, che ha costretto l’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) a entrare in stato di massima allerta. Il trio da incubo, dermatite nodulare contagiosa, febbre catarrale ovina e peste suina africana, rappresenta una delle sfide più importanti per l’agricoltura nazionale degli ultimi tempi.
Mentre la peste suina africana continua a circolare nell’Italia settentrionale, minacciando di oltrepassare il confine meridionale, la pressione è ormai immediata e arriva da ogni parte. Le autorità non si limitano a osservare: stanno mobilitando le proprie risorse. Per malattie come la dermatite nodulare contagiosa, il rischio di introduzione è classificato come «elevato» e la Confederazione dà priorità alla diagnosi precoce e a una risposta rapida. La situazione è critica: non si tratta soltanto di rischi potenziali, ma di minacce biologiche concrete che richiedono misure rigorose e immediate per evitare perdite economiche catastrofiche per gli agricoltori svizzeri.
Dermatite nodulare contagiosa: il nemico alle porte
La minaccia della dermatite nodulare contagiosa è passata da possibilità teorica a pericolo concreto. Dopo un focolaio confermato in Savoia, in Francia, la malattia è ormai alle porte della Svizzera. Per rafforzare il confine, nei Cantoni di frontiera di Ginevra, Vaud e Vallese sono già stati vaccinati migliaia di bovini.
«La malattia è arrivata in Italia e in Francia. Finora in Svizzera non si sono registrati casi, ma il rischio di introduzione è elevato», avverte l’USAV. Il principale vettore, gli insetti, non conosce confini: senza interventi, l’introduzione della malattia è quasi certa. Queste campagne di vaccinazione non sono semplici misure precauzionali, ma una barriera di protezione eretta per salvaguardare il patrimonio bovino nazionale. La malattia non ha ancora raggiunto il territorio svizzero, ma la vicinanza del focolaio in Savoia ha innescato una mobilitazione difensiva raramente vista in tempo di pace nella medicina veterinaria.
I casi di febbre catarrale ovina superano quota 3’000
Mentre la dermatite nodulare contagiosa minaccia dall’esterno, la febbre catarrale ovina sta già devastando le mandrie dall’interno. I dati sono impressionanti: al 1° agosto, i casi confermati del virulento sierotipo 3 (BTV-3) erano saliti a oltre 3’000. Si tratta di un netto aumento rispetto alle prime apparizioni del ceppo, lo scorso anno. Sono stati inoltre registrati 242 casi di sierotipo 8, delineando un quadro allarmante di contagio diffuso in oltre 20 Cantoni.
Trasmessa dai moscerini, questa malattia provoca gravi sofferenze, con febbre, infiammazioni e nati morti. Nei bovini può causare un forte calo della produzione di latte, mentre l’impatto sugli ovini è particolarmente devastante. L’USAV è stato categorico: «La vaccinazione è l’unica misura preventiva efficace». La campagna di vaccinazione incontra tuttavia ostacoli logistici: i vaccini omologati contro i nuovi ceppi dovrebbero essere ampiamente disponibili soltanto entro la fine dell’anno. Gli agricoltori devono fare i conti con la realtà: il loro bestiame è attaccato da un nemico invisibile e trasportato dall’aria.
Una revisione legislativa accelera la difesa
Di fronte a queste minacce biologiche, la macchina politica svizzera si sta muovendo a una velocità senza precedenti. Consapevole che la burocrazia non può ostacolare la biosicurezza, il Consiglio federale ha proposto una modifica importante della legge. La modifica consentirebbe all’USAV di rilasciare autorizzazioni di immissione in commercio a tempo determinato per i medicamenti veterinari durante le epizoozie, aggirando le lunghe procedure di omologazione ordinarie.
Questa svolta legislativa è essenziale. Fino a poco tempo fa, in Svizzera non erano disponibili vaccini omologati contro gli specifici sierotipi di febbre catarrale ovina in circolazione, e le autorità dovevano quindi ricorrere ad accordi d’emergenza con Swissmedic. La nuova base legale, che non ha incontrato opposizioni durante la procedura di consultazione conclusasi a luglio, mira a sostituire le soluzioni d’emergenza ad hoc con un quadro permanente e solido. Questa flessibilità giuridica è fondamentale non solo per la febbre catarrale ovina, ma anche per la lotta che si profila contro la dermatite nodulare contagiosa e per l’eventuale arrivo in futuro di vaccini contro la peste suina africana. La Svizzera si sta attrezzando, sul piano legale e medico, per una battaglia di lunga durata contro le epidemie che colpiscono il bestiame.