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Swiss Observer

La Svizzera criminalizza lo stalking

Il Parlamento svizzero approva all’unanimità una legge che criminalizza lo stalking, segnando un passo importante nella protezione delle vittime di molestie

La Svizzera criminalizza lo stalking
AISWI swissinfo.ch

La Svizzera ha ufficialmente criminalizzato lo stalking, ponendo fine a anni di incertezza giuridica in materia di molestie ossessive. Giovedì, con una decisione netta, il Parlamento svizzero ha approvato all’unanimità l’inserimento del reato nel Codice penale, segnando una vittoria storica per la protezione delle vittime. Il Consiglio degli Stati ha guidato il percorso con un voto unanime, esprimendo tolleranza zero nei confronti della persecuzione psicologica che caratterizza lo stalking. La nuova legge colma una lacuna importante nel diritto svizzero e fornisce una definizione giuridica concreta di comportamenti che finora erano difficili da perseguire efficacemente.

L’urgenza di questa decisione non può essere sottovalutata. Definendo esplicitamente lo stalking un reato, il governo federale lancia un messaggio forte: l’intrusione ossessiva nella vita privata non è più una zona grigia, è un atto punibile. L’approvazione definitiva del 19 giugno 2025 conclude un intenso negoziato politico e porta finalmente la Svizzera ad allinearsi a standard internazionali più severi in materia di sicurezza personale e molestie. L’era dell’impunità per chi perseguita senza tregua è ufficialmente terminata.

Le vittime devono avviare l’azione legale

La legge rappresenta un successo, ma il meccanismo di accesso alla giustizia pone chiaramente sulle vittime l’onere di agire. La versione definitiva della legge prevede che le vittime debbano presentare una querela formale per avviare il procedimento penale; le autorità non perseguiranno questi casi automaticamente. La decisione è maturata dopo un acceso braccio di ferro in Parlamento. Il Consiglio nazionale, che aveva sostenuto la procedibilità d’ufficio, in particolare nei casi domestici, ha infine ceduto alle posizioni del Consiglio degli Stati e del Consiglio federale per consentire l’approvazione del disegno di legge.

La logica alla base di questo requisito è pragmatica, ma impegnativa. Il parlamentare Philippe Nantermod ha sottolineato la realtà di questi casi complessi, osservando che «l’argomento secondo cui è necessaria la piena collaborazione della vittima per provare il reato commesso è stato accolto all’unanimità». Senza la partecipazione attiva della vittima, provare la natura soggettiva e spesso sottile dello stalking diventa giuridicamente precario. Di conseguenza, lo Stato mette ora a disposizione la spada della giustizia, ma spetta alla vittima impugnarla.

Affrontare le molestie dietro le porte chiuse

La nuova legge affronta direttamente una realtà inquietante: lo stalking è più diffuso proprio nei luoghi in cui le vittime dovrebbero sentirsi più al sicuro, ossia nelle relazioni coniugali e intime. Il dibattito parlamentare ha messo in luce come le molestie ossessive avvengano spesso tra partner o ex partner, trasformando le abitazioni in prigioni di sorveglianza e paura. In passato, l’assenza di un reato specifico di stalking permetteva agli autori di abusi in ambito domestico di sfruttare lacune giuridiche, presentando spesso il loro comportamento come una semplice controversia di coppia.

Con l’introduzione di questo reato nel Codice penale, la Svizzera riconosce la gravità delle «molestie ossessive», a prescindere dal rapporto tra chi le commette e la vittima. La decisione di richiedere una querela anche nei casi coniugali resta tuttavia controversa. I sostenitori della procedibilità d’ufficio ritenevano che avrebbe alleviato la pressione sui coniugi vittime di violenza, ma il consenso finale dà la priorità alla necessità probatoria della testimonianza della vittima. Questa legge impone al Paese di confrontarsi con i limiti della privacy e con le dinamiche tossiche che possono perdurare dietro le porte chiuse.

Una svolta decisiva per la giustizia svizzera

Questa riforma legislativa segna un cambiamento decisivo nel panorama giudiziario svizzero. Polizia e procure non dovranno più fare affidamento su fattispecie disparate, come la coazione o l’abuso di telecomunicazioni, per affrontare i casi di stalking. L’inserimento specifico dello stalking nel Codice penale fornisce alle autorità di perseguimento penale gli strumenti precisi necessari per intervenire prima che le molestie degenerino in violenza fisica. La nuova norma riconosce le sofferenze di migliaia di persone a cui in passato è stato detto che i loro persecutori, tecnicamente, agivano nel rispetto della legge.

Con l’avvio dell’attuazione, l’attenzione deve ora spostarsi sulla sensibilizzazione del pubblico. Le vittime devono sapere che la legge è dalla loro parte, ma anche essere consapevoli dell’obbligo di presentare una querela. È un momento di svolta per i diritti civili in Svizzera e dimostra che il sistema giuridico è in grado di evolvere per far fronte alle sfide delle moderne interazioni sociali. Il messaggio a chi perseguita è ora chiarissimo: le vostre azioni sono reati e lo Stato svizzero è pronto a perseguirle.