Politica
La Svizzera presenta la sua prima strategia nazionale contro il razzismo e l’antisemitismo
In risposta ai dati secondo cui una persona su sei subisce discriminazioni razziali, il governo svizzero ha presentato la sua prima strategia nazionale, valida dal 2026 al 2031, per migliorare la raccolta dei dati, la protezione delle vittime e la prevenzione del razzismo e dell’antisemitismo.

Negli ultimi cinque anni, una persona residente in Svizzera su sei ha subito discriminazioni razziali: un dato allarmante. Non si tratta soltanto di una statistica, ma di un campanello d’allarme che è finalmente giunto fino ai palazzi del potere a Berna. Con una decisione determinante, volta a rompere il silenzio su queste ingiustizie, il governo svizzero ha presentato la sua prima strategia nazionale contro il razzismo e l’antisemitismo. Questa iniziativa storica segna una svolta fondamentale nell’approccio del Paese ai diritti umani e alla coesione sociale.
Il Dipartimento federale dell’interno (DFI) ha riconosciuto senza mezzi termini: «Il razzismo e l’antisemitismo sono una realtà nel nostro Paese». Ammettendo ufficialmente la portata del problema, il governo passa dalla semplice osservazione a un intervento attivo. La strategia, che entrerà in vigore nel 2026, rappresenta un cambiamento fondamentale nella gestione pubblica e pone al centro la dignità e la sicurezza di ogni persona entro i confini svizzeri. Finora gli interventi erano frammentati, ma questo mandato nazionale indica che è finito il tempo delle soluzioni parziali. La Svizzera ora si guarda allo specchio, pronta ad affrontare le verità scomode necessarie per costruire un futuro più inclusivo.
Il piano d’azione: quattro pilastri
La risposta del governo non è fatta soltanto di parole: è un piano d’azione strutturato, della durata di cinque anni, dal 2026 al 2031. La consigliera federale e ministra dell’interno Elisabeth Baume-Schneider ha delineato un quadro solido, fondato su quattro pilastri imprescindibili per smantellare le discriminazioni sistemiche. In primo luogo, la strategia esige un netto miglioramento della raccolta dei dati. Non si può combattere ciò che non si riesce a misurare: occorre colmare subito le attuali lacune nella registrazione dei casi di razzismo e antisemitismo.
In secondo luogo, la protezione delle vittime diventa centrale. I sistemi di sostegno saranno rafforzati per garantire a chi è preso di mira dall’odio un aiuto tempestivo e protezione. Il terzo pilastro mira a potenziare la prevenzione a livello istituzionale, affinché scuole, luoghi di lavoro e uffici pubblici non siano più terreno fertile per l’intolleranza. Infine, la strategia punta a rafforzare l’impegno della società, promuovendo un cambiamento culturale che vada oltre le politiche pubbliche. Si tratta di una riforma complessiva, pensata per affrontare le cause profonde delle discriminazioni e, al tempo stesso, proteggere chi ne è vittima.
Volontà politica: dalla mozione al mandato
Questa strategia non è nata dal nulla: è il risultato diretto della crescente pressione politica e di prove inconfutabili. In risposta a una mozione determinante della Commissione delle istituzioni politiche della Camera del popolo, il Consiglio federale ha dimostrato di essere disposto ad ascoltare. Spesso la macchina politica a Berna viene criticata per la sua lentezza, ma questo sviluppo dimostra che, quando la posta in gioco è sufficientemente alta, la volontà legislativa può tradursi in un’azione concreta dell’esecutivo.
La presentazione alla stampa a Berna da parte della consigliera federale Baume-Schneider ha sottolineato l’urgenza del momento. Formalizzando questa strategia, il governo riconosce le esperienze di migliaia di persone che da tempo si sentono emarginate. Il coinvolgimento del DFI indica che la lotta contro il razzismo non è più una questione marginale, ma una responsabilità fondamentale dello Stato. Il passaggio da una mozione parlamentare a un mandato nazionale a tutti gli effetti dimostra la maturazione di una democrazia disposta ad agire contro le proprie carenze per proteggere i suoi valori democratici.
Unire il Paese: un quadro di riferimento comune
La forza di questa strategia sta nella sua portata. Crea un quadro di riferimento comune che riunisce Confederazione, Cantoni, città e Comuni in un impegno condiviso. Per troppo tempo, gli sforzi per combattere il razzismo sono variati notevolmente da una regione all’altra. Questo nuovo standard nazionale mira a eliminare tali disparità, garantendo a chi risiede a Ginevra la stessa protezione e le stesse possibilità di ricorso di chi vive a San Gallo.
Il governo riconosce tuttavia di non poter raggiungere l’obiettivo da solo. Un elemento essenziale del piano è rafforzare il dialogo con la società civile. È un invito all’azione rivolto alle ONG, ai responsabili delle comunità e alla cittadinanza, affinché collaborino con lo Stato. Mettendo in sinergia le risorse federali e l’attivismo locale, la Svizzera cerca di rafforzare il tessuto sociale. Guardando al 2026, il messaggio è chiaro: la lotta contro il razzismo e l’antisemitismo è un dovere collettivo nazionale, e il tempo di voltarsi dall’altra parte è ufficialmente finito.