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Swiss Observer

La Svizzera introduce il fallimento personale con una riforma del diritto

Il Consiglio federale presenta una nuova procedura legale che offre alle persone fortemente indebitate un percorso verso l’esdebitazione, segnando un cambiamento significativo nel diritto svizzero in materia di fallimenti.

La Svizzera introduce il fallimento personale con una riforma del diritto
AILe News

La Svizzera spezza le catene dei debiti a vita. Per decenni, il dissesto finanziario nel Paese alpino ha significato una condanna a vita. A differenza di altre democrazie occidentali, la Svizzera non offriva alle persone insolventi alcuna via legale d’uscita: chi aveva debiti li conservava per sempre, indipendentemente dalla propria capacità di pagarli. Quell’era draconiana sta finendo. Il Consiglio federale ha presentato una riforma storica del diritto, offrendo finalmente una «possibilità di ricominciare» a chi è schiacciato dai debiti senza prospettive.

Si tratta di una svolta epocale nella giurisprudenza svizzera. Oggi, le persone che non hanno alcuna possibilità di rimborsare i debiti restano in uno stato di paralisi finanziaria permanente e spesso sono perseguite dai creditori fino alla morte. La nuova procedura introduce il concetto di fallimento personale, una seconda possibilità finora impossibile sul piano legale. Riconoscendo che una responsabilità a vita non giova né al debitore né al creditore, il governo intende allineare il diritto svizzero a un approccio più pragmatico e orientato al reinserimento dopo un dissesto finanziario.

La crisi silenziosa: il 6% è in difficoltà

Ben il 6% della popolazione svizzera è attualmente sommerso dai debiti in mora. Dietro la facciata della prosperità svizzera si cela una realtà cupa: centinaia di migliaia di persone sono intrappolate in una spirale discendente dalla quale, finora, non c’era via d’uscita. Non si tratta soltanto di una statistica finanziaria, ma di un’emergenza sociale. Una volta che si verifica un’insolvenza, la pressione crescente innesca spesso un effetto domino, che porta alla dipendenza dall’assistenza sociale, a un grave peggioramento della salute e all’interruzione totale dei pagamenti fiscali.

Il costo umano è incalcolabile, ma quello economico è concreto. Escluse dall’economia, queste persone diventano un onere per le finanze pubbliche invece di contribuire. La «trappola dei debiti» crea una sottoclasse permanente di cittadini che, schiacciati dallo stress di obblighi impossibili da pagare, soffrono spesso di problemi di salute, gravando ulteriormente sul sistema sanitario statale. L’enorme numero di insolvenze, che coinvolge quasi una persona su sedici, ha costretto il governo ad agire. Lo status quo non era più soltanto crudele, ma anche insostenibile sul piano finanziario.

Il percorso di tre anni verso la libertà

La libertà non sarà gratuita: andrà conquistata superando un rigoroso percorso finanziario di tre anni. La nuova procedura è ben lontana dall’essere un sussidio: impone una disciplina finanziaria rigorosa. Per ottenere la cancellazione dei debiti, la persona indebitata deve presentare un budget trasparente, limitato alle spese di base per vivere. Ogni franco guadagnato oltre questa soglia di sussistenza deve essere destinato direttamente ai creditori.

Il periodo dura tre anni. È una prova di austerità finanziaria. Solo dopo aver superato con successo questi 36 mesi sarà possibile cancellare legalmente i debiti rimanenti. Questa struttura garantisce che il debitore si assuma le proprie responsabilità e versi il massimo importo possibile per far fronte ai propri obblighi, offrendo al contempo una luce concreta in fondo al tunnel. Trasforma un purgatorio senza fine in una sfida limitata nel tempo, con una ricompensa chiara: ripartire da zero.

Una ripartenza pragmatica per l’economia e la società

Il consigliere federale Beat Jans stima che con questa riforma fino a 10 000 persone potrebbero ricominciare ogni anno. Le stime vanno da 2 000 a 10 000 beneficiari all’anno, ma l’impatto va ben oltre le persone direttamente interessate. Secondo Jans, questo sistema è una vittoria della logica economica sulla tradizione punitiva. Nell’attuale situazione di stallo, i creditori in genere non recuperano nulla da un debitore indigente. Con il nuovo regime, il piano di pagamento triennale garantisce che possano recuperare almeno una parte delle perdite.

Inoltre, la riforma promette di reintegrare migliaia di persone nell’economia e di riportarle a pagare le imposte. Liberando le persone dal peso schiacciante dei debiti impossibili da saldare, la Svizzera scommette sul loro ritorno a una vita produttiva, riducendo la dipendenza dall’assistenza sociale. È un calcolo audace: se strutturata correttamente, la clemenza rende più della punizione a vita. Con l’avanzare dell’iter legislativo, la riforma segna la maturazione della politica sociale svizzera, che riconosce come una seconda possibilità sia talvolta il miglior investimento che uno Stato possa fare.