pompe di calore
Le pompe di calore raggiungono un quarto degli edifici residenziali svizzeri
Le pompe di calore riscaldano ormai un edificio residenziale svizzero su quattro, anche se il petrolio e il gas continuano a riscaldare circa metà del parco immobiliare del Paese. Analizziamo il ritmo della transizione, il ruolo delle nuove costruzioni, gli ostacoli alla sostituzione degli impianti a combustibili fossili e le conseguenze della tendenza per i costi delle economie domestiche e le emissioni.

Le pompe di calore riscaldano ormai il 25% degli edifici residenziali svizzeri, sei volte di più rispetto al 2000. Il dato conferma che il parco immobiliare del Paese si sta allontanando dai sistemi di riscaldamento a combustione. Il cambiamento è più evidente nelle nuove costruzioni. Tre quarti delle abitazioni costruite nell’ultimo decennio utilizzano una pompa di calore, che è diventata la soluzione standard per molti nuovi progetti.
Petrolio e gas restano profondamente radicati
Il petrolio e il gas continuano a riscaldare circa la metà degli 1,8 milioni di edifici residenziali svizzeri. Il petrolio resta la principale fonte singola e riscalda il 33% degli edifici. Il gas rappresenta il 17%, mentre il legno copre il 12% e l’elettricità diretta il 7%. Le pompe di calore hanno conquistato una quota considerevole, ma i dati mostrano quanto il parco immobiliare esistente dipenda ancora dagli impianti a combustibili fossili.
I dati sulle economie domestiche rivelano una transizione più lenta
Il numero di edifici fa apparire più marcati i progressi della Svizzera rispetto al dato sulle economie domestiche. Nel 2025, solo il 22% delle economie domestiche era riscaldato con una pompa di calore, mentre il 58% dipendeva ancora dai combustibili fossili, di cui il 32% dal petrolio e il 25% dal gas. La differenza riflette la struttura abitativa svizzera: un grande edificio urbano può ospitare molte abitazioni e condividere un impianto centralizzato a gas.
La Svizzera è in ritardo rispetto al Nord Europa
Per diffusione delle pompe di calore, la Svizzera si colloca a metà classifica in Europa, ma resta insolitamente dipendente dal riscaldamento a nafta. Nel 2024 l’Associazione europea delle pompe di calore ha registrato 168 pompe di calore ogni 1’000 economie domestiche svizzere. In Norvegia erano 632, in Finlandia 524 e in Svezia 496. La Svizzera si è classificata davanti a Italia, Austria, Spagna, Germania e Regno Unito, che contava appena 19 pompe ogni 1’000 economie domestiche.
Il ritmo dipenderà dalla riqualificazione degli edifici
La velocità della prossima fase dipenderà dalla sostituzione degli impianti esistenti. Le pompe di calore sono già la norma in molte costruzioni recenti, dove gli impianti possono essere previsti fin dall’inizio. Adeguare le abitazioni più vecchie è più impegnativo. I proprietari possono dover affrontare lavori di installazione, vincoli di spazio, potenziamenti elettrici, interventi sull’involucro dell’edificio e i costi per rimuovere un impianto a petrolio o a gas ancora funzionante. Anche le condizioni regionali sono importanti. Il gas riscalda il 29% degli edifici nei Comuni urbani, contro il 4% nelle zone rurali, mentre nel 2024 in Svizzera il petrolio ha rappresentato circa il 28,1% dell’energia usata per il riscaldamento degli ambienti, più del doppio della media UE, pari al 12,7%. Per le economie domestiche, il passaggio può ridurre l’esposizione agli acquisti di combustibili fossili, ma il risultato finanziario dipende dall’edificio, dal consumo di elettricità, dai costi di installazione e dai prezzi locali dell’energia. Gli ultimi dati descrivono una tendenza in atto, non una transizione compiuta.