legislazione
La Svizzera sancisce nel Codice civile l’educazione senza violenza
Il Parlamento svizzero approva una legge storica che vieta esplicitamente la violenza nell’educazione dei figli e introduce nuove disposizioni per sostenere i servizi di consulenza alle famiglie.

La Svizzera ha ufficialmente chiuso la porta alle punizioni corporali. Martedì, con una decisione netta, il Consiglio degli Stati ha approvato a larga maggioranza, con 33 voti contro 4, l’iscrizione esplicita nel Codice civile svizzero del principio di un’educazione senza violenza. Non si tratta di una semplice raccomandazione, ma di una disposizione giuridicamente vincolante che sancisce la fine dell’era in cui i figli venivano disciplinati con la forza fisica.
La revisione, approvata dal Consiglio nazionale già a maggio, chiarisce senza ombra di dubbio che la violenza nell’educazione è inammissibile. Inserendo questo principio nel diritto federale, il legislatore mira a ridurre drasticamente i casi di violenza in famiglia. Il sostegno schiacciante del Consiglio degli Stati, con soli sette astenuti, segnala un profondo cambiamento culturale a Palazzo federale e riconosce che la protezione dei giovani è una priorità.
Affrontare un’epidemia invisibile
In Svizzera, un bambino su cinque subisce regolarmente violenza psicologica: un dato allarmante che sottolinea l’urgenza di questa legge. I dati presentati da Protezione dell’infanzia Svizzera nel novembre 2024 rivelano una realtà inquietante, nascosta dietro le porte di casa. Ancora più preoccupante, secondo le segnalazioni quasi la metà dei bambini nel Paese subisce una qualche forma di violenza domestica.
Questi numeri delineano un quadro drammatico delle difficoltà che affrontano le famiglie svizzere. La nuova legge affronta direttamente questa crisi, portando il tema alla luce e ponendolo al centro dell’attenzione giuridica. Definendo la non violenza come l’unico standard accettabile, lo Stato interviene in modo proattivo contro un fenomeno che per troppo tempo è rimasto incontrollato. La legge lancia un segnale chiaro: l’integrità fisica e psicologica del bambino non è negoziabile.
Più sostegno, non punizioni
La legge non si limita a vietare la violenza: prevede anche una rete di sostegno. Il progetto del Consiglio federale introduce due frasi fondamentali nel Codice civile. La prima sancisce il divieto, mentre la seconda obbliga i Cantoni a garantire a genitori e figli un accesso tempestivo ai servizi di consulenza. Questa disposizione sposta l’attenzione dalla punizione dei genitori in difficoltà al sostegno attraverso risorse adeguate.
In caso di difficoltà educative, le famiglie devono poter contare su un aiuto professionale, insieme oppure individualmente. Questo obbligo attribuisce alle autorità cantonali una responsabilità significativa nel potenziare le strutture di sostegno sociale. La legge riconosce che per prevenire la violenza non basta un divieto: serve un sistema solido di consulenza e intervento, che aiuti le famiglie ad affrontare le crisi prima che degenerino.
Un fronte legislativo unito
L’approvazione del progetto segna il compimento di un impegno legislativo condiviso. Dopo il via libera del Consiglio nazionale a maggio, il voto del Consiglio degli Stati del 9 settembre 2025 completa il percorso parlamentare di questa riforma storica. L’accordo tra le due Camere riflette un ampio consenso politico sulla necessità di modernizzare il Codice civile e adeguarlo ai valori attuali in materia di benessere dei minori.
Questa vittoria legislativa allinea la Svizzera agli standard internazionali in materia di diritti dei minori e colma una lacuna importante nel diritto di famiglia. Con l’avvicinarsi dell’attuazione della legge, l’attenzione si sposterà sui Cantoni e sulla loro capacità di ampliare la rete di consulenza prevista da Berna. Per le famiglie svizzere, il messaggio della capitale è chiaro: basta violenza, più sostegno.