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Swiss Observer

La Svizzera arretra nella classifica mondiale della lotta alla corruzione

L’ultimo rapporto di Transparency International mostra che la Svizzera ha ottenuto il punteggio più basso di sempre nella lotta alla corruzione nel settore pubblico, sollevando preoccupazioni in merito al lobbying e ai conflitti d’interesse.

AI12 febbraio 2025Il nostro processo editoriale
La Svizzera arretra nella classifica mondiale della lotta alla corruzione
AISWI swissinfo.ch

La reputazione della Svizzera quale Paese dalla governance impeccabile ha subito un colpo misurabile. Secondo il Corruption Perceptions Index (CPI) 2024 di Transparency International, la Confederazione ha ottenuto il punteggio più basso di sempre, scendendo a 81 punti su 100. Non si tratta di una semplice variazione statistica: è un campanello d’allarme per un Paese che fa dell’integrità un motivo d’orgoglio. Pur mantenendo il quinto posto nella classifica mondiale, la tendenza al ribasso è innegabile e preoccupante.

La perdita di un punto rispetto all’anno precedente indica una stagnazione, mentre ci si aspetta un progresso. Per anni la Svizzera si è adagiata sugli allori, ma questo minimo storico mette in luce le crepe della facciata. I dati sono chiari: l’autocompiacimento sta erodendo la posizione della Svizzera. Il Paese resta ai vertici, ma il divario si riduce e la traiettoria desta preoccupazione. Questo punteggio minimo da record è un indicatore cruciale del fatto che lo status quo non basta più a mantenere l’immagine della Svizzera quale modello mondiale nella lotta alla corruzione.

I punti ciechi: lobbying e conflitti d’interesse

Le radici di questo declino affondano nel cuore dei meccanismi istituzionali di Berna. Transparency International ha individuato esplicitamente gravi lacune nel modo in cui la Svizzera tutela l’integrità del settore pubblico. Il rapporto critica duramente l’approccio permissivo del Paese alla regolamentazione del lobbying e alla gestione dei conflitti d’interesse a tutti i livelli federali. È un sistema che opera nell’ombra, in cui si esercitano pressioni senza una vigilanza sufficiente.

Katja Gloor, direttrice ad interim di Transparency Switzerland, non ha usato mezzi termini: «La Svizzera deve affrontare con decisione le lacune nella lotta alla corruzione nel settore pubblico». Servono misure urgenti. L’attuale quadro normativo consente relazioni opache tra parlamentari e gruppi d’interesse, creando terreno fertile per una possibile corruzione. Senza una regolamentazione rigorosa delle attività di lobbying, l’integrità della democrazia svizzera resta esposta a chi offre di più. L’incapacità di sorvegliare adeguatamente queste interazioni è un evidente punto cieco che gli osservatori internazionali non possono più ignorare.

Il problema del porto sicuro: denaro sporco e transito

Al di là del settore pubblico, la Svizzera deve fare i conti con una realtà più cupa: è un polo d’attrazione per i flussi finanziari illeciti. Il Paese continua a essere una destinazione e un Paese di transito attrattivi per i flussi finanziari illegali, una condizione che continua a offuscare la reputazione della sua piazza finanziaria. La ONG sottolinea la pericolosa «propensione al rischio» delle imprese svizzere che operano in mercati esposti a un elevato rischio di corruzione. Non si tratta soltanto della governance interna: è in gioco il ruolo della Svizzera nella catena globale del denaro sporco.

Il rapporto segnala gravi lacune nella lotta al riciclaggio di denaro e alla corruzione nel settore privato. In particolare, la trasparenza relativa ai beneficiari effettivi di società e trust resta insufficiente. Inoltre, la legge sul riciclaggio di denaro non comprende in misura adeguata i consulenti, avvocati e consulenti aziendali, che agevolano attività non finanziarie rischiose. Finché queste lacune resteranno, la Svizzera continuerà di fatto a stendere il tappeto rosso ai fondi di dubbia provenienza, compromettendo gli sforzi globali per contrastare la criminalità finanziaria.

Il contesto globale: su un terreno instabile

Mentre la Svizzera affronta le proprie carenze interne, il quadro globale offre uno sfondo cupo. L’indice 2024 mostra che la corruzione resta una «piaga diffusa» nel mondo: oltre due terzi dei 180 Paesi esaminati non raggiungono nemmeno i 50 punti. La media mondiale ristagna a un misero 43. In questo contesto, il punteggio svizzero di 81 può sembrare elevato, ma la tendenza al ribasso la colloca su una china pericolosa.

La Danimarca continua a guidare la classifica, fissando un modello d’eccellenza che la Svizzera aspirava un tempo a eguagliare. In fondo alla graduatoria si trovano invece Paesi come il Sud Sudan. Tuttavia, per un Paese che si presenta come sinonimo di stabilità e Stato di diritto, essere «meglio della media» significa non essere all’altezza delle proprie ambizioni. La Svizzera è in competizione ai vertici e, in questa fascia d’élite, la stagnazione equivale a un regresso. Il mondo osserva e il marchio svizzero di assoluta affidabilità è messo alla prova come mai prima d’ora.

L’ultimatum: riformare o regredire

Per andare avanti non basta riconoscere passivamente il problema: serve un intervento legislativo incisivo. Per rafforzare la propria posizione di piazza economica e finanziaria di primo piano, la Svizzera deve introdurre modifiche mirate alle proprie leggi. Ciò significa estendere la portata delle disposizioni antiriciclaggio e garantire l’applicazione sistematica delle norme esistenti. L’epoca in cui ci si affidava a una cultura dell’«accordo tra gentiluomini» è finita.

Transparency Switzerland chiede misure concrete: garantire la trasparenza dei beneficiari effettivi e contrastare la corruzione nelle imprese. Se il Consiglio federale non interviene, rischia non soltanto un ulteriore calo in classifica, ma anche una perdita tangibile di fiducia da parte della comunità internazionale. La scelta che si presenta a Berna è netta: riformare il sistema per colmare queste lacune etiche oppure assistere al lento deterioramento della reputazione d’integrità della Svizzera.