Politica
Una nazione divisa: in Svizzera si discute di inasprire le norme sulla proprietà immobiliare straniera
Una proposta del governo per riformare la legge «Lex Koller», che limita l’acquisto di immobili da parte di persone straniere, ha suscitato un acceso dibattito politico. Le modifiche proposte hanno messo in luce una profonda divisione, contrapponendo i partiti di sinistra e di destra alle associazioni economiche e ai centristi.

La Svizzera deve affrontare una crisi abitativa così acuta che nel 2025 il tasso nazionale di alloggi sfitti in affitto è precipitato a un sorprendente 1%. In un Paese in cui due terzi della popolazione vive in affitto, non si tratta soltanto di una statistica: è un’emergenza sociale. Il Consiglio federale intende ora usare la legge «Lex Koller» come strumento per chiudere le lacune finanziarie che hanno permesso agli investitori stranieri di immettere miliardi nel mercato svizzero attraverso la «porta di servizio» dei fondi immobiliari e delle società quotate in borsa. In base alla nuova proposta, alle persone domiciliate all’estero sarebbe severamente vietato acquistare quote di fondi immobiliari negoziati regolarmente o azioni di società immobiliari residenziali quotate in borsa. Si tratta di una svolta protezionistica decisa, pensata per svincolare il costo della vita in Svizzera dai capitali speculativi globali. Il governo sostiene che queste misure siano essenziali per allentare la pressione soffocante sul mercato immobiliare nazionale, affinché le case svizzere restino a disposizione dei residenti in Svizzera invece di diventare attività di un portafoglio globale.
Il panico sui mercati investe i colossi immobiliari
La reazione del settore finanziario è stata a dir poco esplosiva: importanti società immobiliari minacciano di ritirarsi completamente dalla borsa svizzera. I grandi operatori del settore sostengono che la riforma provocherebbe una massiccia fuga di capitali, con il rischio di destabilizzare proprio le società che finanziano nuove costruzioni. Limitando l’acquisto di immobili commerciali da parte di persone straniere, salvo che siano destinati alla propria attività, il governo rischia di paralizzare il settore commerciale. I critici avvertono che la proposta non affronta la causa principale della crisi: la mancanza di offerta. Il Centro e le associazioni economiche ritengono che i veri responsabili siano le procedure di pianificazione esasperatamente lente e le norme edilizie eccessivamente restrittive, che frenano la crescita. Mentre il governo prende di mira gli acquirenti stranieri, il settore avverte che queste misure «draconiane» potrebbero rivelarsi controproducenti e prosciugare gli investimenti necessari per costruire le migliaia di nuovi appartamenti di cui la Svizzera ha disperatamente bisogno per soddisfare la domanda.
Una nazione divisa tra mattoni e malta
Con la conclusione della consultazione pubblica, le linee di scontro politico sono tracciate con una chiarezza senza precedenti. In un’alleanza rara, il Partito socialista (PS) e l’Unione democratica di centro (UDC) si sono uniti per sostenere la stretta. Jacqueline Badran, figura di spicco del PS, afferma che i capitali provenienti dall’estero hanno contribuito direttamente all’aumento del valore dei terreni, rendendo la proprietà di un’abitazione un sogno impossibile per molti. L’UDC condivide questa posizione e considera la riforma un passo necessario per tutelare la sovranità nazionale e la stabilità interna. Questo fronte populista incontra tuttavia la strenua opposizione dei Verdi liberali e del Centro, secondo cui la proposta è uno strumento grossolano e non sufficientemente giustificato. Si chiedono in che modo limitare la proprietà di immobili commerciali possa magicamente creare più appartamenti. Questo scontro ideologico mette in luce una tensione fondamentale nella società svizzera: la volontà di restare un centro finanziario globale e, al contempo, l’esigenza urgente di proteggere la popolazione locale dalla volatilità dei mercati internazionali.
L’alto prezzo del protezionismo alpino
Secondo le autorità locali, le conseguenze per le regioni montane emblematiche della Svizzera potrebbero essere particolarmente gravi. Il Gruppo svizzero per le regioni di montagna (SAB) avverte che le misure potrebbero paralizzare le economie alpine senza aggiungere nemmeno un posto letto per la popolazione locale. Queste regioni dipendono fortemente dagli investimenti esterni per mantenere le infrastrutture e l’attrattiva turistica. Inasprendo le restrizioni per i cittadini di Paesi terzi che intendono acquistare una residenza principale, la legge potrebbe scoraggiare le persone facoltose che contribuiscono in modo significativo alle entrate fiscali locali. Con il passaggio del dibattito in Parlamento, la posta in gioco non potrebbe essere più alta. Se il governo rifiuterà di annacquare la proposta, la Svizzera potrebbe assistere a un cambiamento fondamentale della propria struttura economica. I prossimi mesi determineranno se il Paese sceglierà di restare una destinazione aperta e attrattiva per gli investimenti internazionali o se si ritirerà in una nuova era di protezionismo immobiliare. Una cosa è certa: lo status quo non è più un’opzione, mentre la penuria di alloggi continua a pesare sulla classe media svizzera.