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La Svizzera annulla un importante studio sulla salute a causa dei tagli di bilancio
L’Ufficio federale della sanità pubblica interrompe uno studio nazionale da 240 milioni di CHF sull’esposizione ai PFAS e ai pesticidi, mettendo a rischio la ricerca prevista su 100’000 volontari.

L’ambizione della Svizzera di mappare il carico di sostanze chimiche a cui è esposta la popolazione è stata smantellata in un colpo solo, in nome dei tagli burocratici. L’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha interrotto bruscamente un vasto studio nazionale da 240 milioni di CHF, concepito per monitorare nell’arco di due decenni l’esposizione ai pesticidi e alle sostanze chimiche PFAS. La decisione lascia una lacuna importante nella comprensione della salute pubblica, sacrificando la sicurezza a lungo termine in cambio di risparmi finanziari immediati.
Il progetto aveva una portata colossale: 100’000 volontari tra i 20 e i 69 anni avrebbero dovuto sottoporsi regolarmente ad analisi del sangue e delle urine per almeno 20 anni. Lo studio avrebbe fornito un quadro completo dell’ambiente svizzero, documentando i fattori legati allo stile di vita e i livelli di inquinamento nelle diverse regioni. Tuttavia, le misure di risparmio della Confederazione hanno stroncato questi piani. L’UFSP ha confermato che lo studio, che avrebbe richiesto un finanziamento annuo di 10-12 milioni di CHF, era semplicemente troppo costoso da sostenere nell’attuale contesto finanziario. Secondo quanto riferito, i tentativi di ottenere un cofinanziamento da terzi sono falliti a causa di vincoli giuridici restrittivi, segnando il destino del progetto.
Le allarmanti rivelazioni dello studio pilota
L’annullamento è particolarmente sconcertante alla luce dei risultati allarmanti della fase pilota del progetto. Prima che venissero ritirati i finanziamenti, i ricercatori avevano analizzato campioni di 789 volontari nei Cantoni di Vaud e Berna. I risultati erano inequivocabili e inquietanti: il 100% dei campioni di sangue conteneva tracce di sostanze chimiche PFAS. Nessuno era immune: tutti i partecipanti sono risultati positivi a queste cosiddette «sostanze chimiche eterne».
Ancora più preoccupante, in 3,6% di questi campioni è stato superato un valore soglia rilevante per la salute. Queste statistiche delineano un quadro fosco di una contaminazione diffusa, già presente nella popolazione svizzera. Lo studio pilota ha dimostrato che la minaccia è reale e pervasiva. Eppure, interrompendo lo studio principale, l’UFSP ha di fatto scelto di distogliere lo sguardo. L’Ufficio ha ammesso che, benché i risultati dello studio pilota siano pubblici, queste conoscenze essenziali «per il momento non saranno integrate», lasciando le autorità sanitarie e la popolazione senza informazioni sull’evoluzione a lungo termine di queste tossine nel nostro organismo.
Gli esperti denunciano un’«occasione persa»
La comunità scientifica è scossa dalla decisione e la definisce un errore di valutazione catastrofico. Carlo Largiadèr, professore associato di farmacogenetica all’Università di Berna e membro del gruppo direttivo dello studio pilota, non ha usato mezzi termini. Definisce l’annullamento «una grande occasione persa» e sottolinea che, senza questi dati, la Svizzera si avventura alla cieca in un futuro caratterizzato da una crescente complessità chimica.
«Nuove sostanze entrano continuamente in circolazione, ma mancano dati osservazionali», afferma Largiadèr. Lo studio non era un semplice esercizio accademico: avrebbe dovuto costituire la base delle future strategie di prevenzione e delle politiche sanitarie. La responsabile del progetto, Natalie von Götz, aveva già evidenziato le grandi aspettative, nella speranza di riuscire finalmente a chiarire il legame tra «le malattie delle persone, il loro comportamento e la possibile esposizione agli inquinanti». Invece, quella porta è stata chiusa, lasciando i ricercatori con domande senza risposta e senza le risorse per trovare una soluzione.
Il prezzo elevato dell’ignoranza
Mentre oggi la Confederazione risparmia milioni, i critici sostengono che il costo a lungo termine in termini di vite umane e per il sistema sanitario potrebbe essere astronomico. La consigliera nazionale dei Verdi e responsabile della politica sanitaria Manuela Weichelt guida la protesta politica contro i tagli e definisce la decisione una scommessa pericolosa sulla sicurezza pubblica. «Ci si chiede che cosa sia più vantaggioso: investire nella ricerca oppure pagare i danni conseguenti causati dalle sostanze chimiche», osserva Weichelt.
I Verdi hanno promesso di combattere la decisione in Parlamento, sostenendo che le lacune nelle conoscenze sono troppo pericolose per essere ignorate. Sul proprio sito, la stessa UFSP ammette: «Non disponiamo di dati precisi sull’entità delle quantità presenti nell’organismo». Privando di finanziamenti l’unico strumento concepito per trovare queste risposte, la Svizzera rischia di affrontare una futura crisi di salute pubblica senza poter intervenire. Il risparmio immediato di 12 milioni di CHF all’anno potrebbe presto sembrare irrisorio rispetto ai costi per curare malattie croniche prevenibili causate dall’inquinamento ambientale incontrollato.