Vai al contenuto
Swiss Observer

La Svizzera approva un budget di 11 miliardi di franchi per la cooperazione internazionale

Il Parlamento svizzero approva quasi 11 miliardi di franchi per la strategia di cooperazione internazionale 2025-2028, con un acceso dibattito sulla ripartizione degli aiuti all’Ucraina.

AI12 dicembre 2024Il nostro processo editoriale
La Svizzera approva un budget di 11 miliardi di franchi per la cooperazione internazionale
AISWI swissinfo.ch

Dopo settimane di intense trattative politiche, il Consiglio nazionale ha finalmente superato lo stallo legislativo, approvando un ingente pacchetto finanziario di 9,31 miliardi di franchi per la cooperazione internazionale. Giovedì, in una svolta decisiva, i parlamentari hanno votato 129 a 66 per disattivare il freno alle spese, aprendo la strada alla strategia globale della Svizzera per il periodo 2025-2028. Si tratta di un netto cambio di rotta rispetto a pochi giorni prima: lunedì, una votazione non aveva raggiunto la maggioranza qualificata necessaria di 101 voti, lasciando la strategia in sospeso.

L’approvazione conferma il forte impegno della Svizzera sulla scena internazionale, ma il risultato è stato conquistato con fatica. L’entità dei finanziamenti, parte di una strategia più ampia che sfiora gli 11 miliardi di franchi, sottolinea la portata della decisione. L’Unione democratica di centro (UDC) è rimasta l’unico blocco compatto di opposizione. La netta maggioranza raggiunta giovedì dimostra tuttavia che, nonostante le preoccupazioni di bilancio, il Parlamento non intende lasciare che la Svizzera si ripieghi nell’isolazionismo in un periodo di instabilità globale.

Il prezzo del compromesso: tagli per centinaia di milioni

La strategia è stata salvata, ma non senza conseguenze. I 9,31 miliardi di franchi approvati sono nettamente inferiori ai 9,66 miliardi inizialmente richiesti dal Consiglio federale. Sulla spinta dei fautori di una politica finanziaria rigorosa in seno all’UDC, sostenuti dagli alleati di centro, il budget è stato ridotto di ben 351 milioni di franchi. Non si tratta di un semplice arrotondamento, bensì di una stretta deliberata che contrasta con la valutazione dell’esecutivo sulle necessità a livello globale.

Il dibattito ha messo in luce un duro scontro ideologico sotto la cupola di Palazzo federale. I sostenitori dei tagli hanno invocato una rigorosa disciplina finanziaria e sono riusciti a ridurre le spese per la cooperazione internazionale. Questa vittoria dei fautori del rigore di bilancio segnala un cambiamento di orientamento a Berna, dove la generosità internazionale è sempre più spesso valutata alla luce del conservatorismo finanziario interno. La riduzione ricorda chiaramente che, nell’attuale clima politico, ogni franco destinato all’estero deve difendere la propria ragion d’essere in un contesto di austerità sul piano interno.

Ucraina nel mirino: il costo geopolitico

L’aspetto più controverso dei tagli riguarda il loro obiettivo diretto: l’Ucraina. Il capo del Dipartimento federale degli affari esteri, Ignazio Cassis, ha avvertito con fermezza che la riduzione di 351 milioni di franchi non sarebbe stata ripartita in modo uniforme, ma avrebbe colpito soprattutto gli aiuti destinati all’Ucraina. Nonostante i suoi appelli urgenti, il blocco conservatore non ha dato ascolto agli avvertimenti. Questa decisione pone la Svizzera in una delicata posizione diplomatica, mentre la guerra nell’Europa orientale continua a infuriare.

Concentrando i tagli su questi fondi, il Parlamento ha di fatto imposto una definizione delle priorità che potrebbe ridurre la presenza umanitaria della Svizzera nella zona del conflitto. La decisione solleva interrogativi importanti sulla solidarietà del Paese con Kyiv. La strategia complessiva da 11 miliardi di franchi resta intatta, ma lo stralcio di fondi specificamente destinati alla risposta alle crisi lascia intravedere una crescente stanchezza o scetticismo, in alcune parti della classe politica svizzera, nei confronti degli impegni finanziari a lungo termine a sostegno dell’Ucraina.

Confronto in Consiglio degli Stati: l’ultimo ostacolo legislativo

La vicenda è tutt’altro che conclusa. La decisione del Consiglio nazionale di tagliare il budget apre la strada a un imminente confronto con il Consiglio degli Stati. Quest’ultimo ha già approvato due volte l’intero importo di 9,66 miliardi di franchi richiesto dal Consiglio federale, segnalando una netta divergenza di priorità tra le due Camere. La palla passa ora ai senatori, che dovranno decidere se accettare le misure di austerità della Camera del popolo o mantenere la cifra iniziale.

Questo «ping-pong» legislativo rende incerto l’epilogo della strategia 2025-2028. Se il Consiglio degli Stati non accetterà il taglio di 351 milioni di franchi, il progetto passerà a una procedura di appianamento delle divergenze, che potrebbe ritardarne ulteriormente l’attuazione. Tuttavia, visto che il Consiglio nazionale ha votato in modo netto per disattivare il freno alle spese solo per l’importo ridotto, il Consiglio degli Stati è sottoposto a forti pressioni affinché trovi un compromesso. I prossimi giorni diranno se la politica di cooperazione internazionale della Svizzera potrà procedere a pieno regime o dovrà andare avanti a ranghi ridotti.