Politica
Gli elettori svizzeri respingono nettamente l’imposta di successione e il servizio civico obbligatorio
Una panoramica completa dei risultati della votazione federale del 30 novembre 2025, in cui gli elettori svizzeri hanno respinto nettamente le proposte di introdurre una nuova imposta di successione per i superricchi e un servizio civico obbligatorio per tutti i cittadini.

Con una chiara manifestazione dell’opinione pubblica, il 30 novembre 2025 gli elettori svizzeri hanno respinto nettamente due importanti iniziative popolari: una proposta di introdurre una nuova imposta di successione per i superricchi e un’altra volta a istituire un servizio civico obbligatorio per tutti i cittadini. Con una partecipazione al voto del 43%, i risultati definitivi hanno mostrato che il 78,3% ha votato contro l’imposta di successione e, in modo ancora più netto, l’84,1% contro il servizio civico universale. Le due proposte non hanno ottenuto la maggioranza in nessuno dei 26 Cantoni, confermando la preferenza nazionale per i sistemi esistenti e un approccio prudente alle riforme sociali e fiscali radicali.
Netto «no» all’imposta sui superricchi
L’«iniziativa per il futuro», promossa dalla Gioventù socialista (GISO), proponeva un’imposta del 50% su successioni e donazioni superiori a 50 milioni di CHF. I circa 6 miliardi di CHF di entrate annue previsti sarebbero stati destinati alla protezione del clima. La proposta ha tuttavia incontrato una forte opposizione. La maggioranza degli elettori è stata convinta dagli argomenti secondo cui l’imposta avrebbe danneggiato le imprese familiari, che costituiscono la spina dorsale dell’economia svizzera, e avrebbe potuto spingere le persone facoltose a lasciare il Paese, indebolendo in ultima analisi il gettito fiscale della Svizzera. La ministra delle finanze Karin Keller-Sutter ha definito l’aliquota del 50% «vicina all’espropriazione». È la seconda volta in un decennio che un’iniziativa sull’imposta di successione viene respinta alle urne: nel 2015 la proposta era stata bocciata dal 71% dei votanti.
Il servizio civico universale non convince
La proposta di sostituire il servizio militare obbligatorio, riservato agli uomini, con un servizio civico universale per tutti i cittadini, comprese le donne, ha subito una delle sconfitte più pesanti per un’iniziativa popolare negli ultimi 25 anni. Nonostante i primi sondaggi indicassero un sostegno significativo, nelle ultime settimane il consenso è crollato. L’iniziativa «Per una Svizzera impegnata» mirava a promuovere la parità di genere e la coesione sociale. È stata però attaccata su due fronti: da sinistra, con l’argomento che le donne già sostengono una quota sproporzionata del lavoro non retribuito, e da destra, con le preoccupazioni per la sicurezza nazionale e l’efficienza operativa dell’esercito. Governo e Parlamento avevano avvertito che raddoppiare il numero delle reclute avrebbe comportato costi eccessivi e caos logistico.
Reazioni e prospettive future
Dopo i risultati, le reazioni sono state nettamente contrastanti. La presidente della Confederazione e ministra delle finanze Karin Keller-Sutter si è detta sollevata, affermando che il rifiuto dell’imposta di successione aveva evitato un «cattivo segnale per le persone facoltose». La politologa Corina Schena ha osservato che l’aliquota estrema del 50% ha probabilmente contribuito alla bocciatura. I sostenitori dell’iniziativa sul servizio civico, dal canto loro, non si sono dati per vinti. La membro del comitato Noémie Roten ha dichiarato: «L’idea del servizio civico non è morta», paragonando la sconfitta alla lunga lotta per il suffragio femminile in Svizzera, che ha richiesto a sua volta più tentativi. La Gioventù socialista è riuscita a portare la disuguaglianza patrimoniale al centro del dibattito nazionale, ma la pesante sconfitta ha indotto gli analisti a chiedersi se la natura radicale della proposta non abbia, a lungo termine, nuociuto alla causa della riforma dell’imposta di successione più di quanto l’abbia aiutata.
Analisi: la prudenza svizzera si conferma
Il netto rifiuto di entrambe le iniziative mette in luce una caratteristica ricorrente dell’elettorato svizzero: una profonda cautela nei confronti dei cambiamenti radicali e la priorità attribuita alla stabilità economica e alla libertà individuale. Il politologo Patrick Emmenegger osserva che, sebbene i sondaggi mostrino che la maggioranza degli svizzeri è preoccupata per il divario patrimoniale, ciò raramente si traduce in voti a favore di imposte più elevate per i ricchi. Quando il dibattito entra nel concreto, il sostegno iniziale spesso si affievolisce, mentre gli elettori valutano le possibili conseguenze negative. Il timore di danneggiare la rete fondamentale delle imprese familiari e di compromettere l’attrattiva della Svizzera come piazza per i capitali si è rivelato molto più forte dell’appello a ridistribuire la ricchezza per obiettivi sociali o climatici. I risultati di domenica dimostrano che, nel sistema svizzero di democrazia diretta, le considerazioni pragmatiche prevalgono spesso sugli ideali utopici.