Politica
La Svizzera voterà su una neutralità costituzionale più rigorosa
Un referendum nazionale deciderà se sancire nella Costituzione svizzera una definizione più rigorosa di «neutralità permanente e armata», dando il via a un dibattito sul ruolo del Paese nella politica mondiale.

Il 27 settembre, l’elettorato svizzero si trova di fronte a una scelta che ridefinirà l’identità della nazione per il prossimo secolo. Non si tratta di una semplice modifica delle politiche, ma di una ristrutturazione fondamentale della Costituzione federale svizzera. L’«Iniziativa sulla neutralità» chiede di tornare a uno statuto «permanente e armato», una misura che, secondo i suoi sostenitori, è l’unico modo per proteggere la Svizzera dal caos crescente dei conflitti globali. Dalla nascita dello Stato moderno, nel 1848, la neutralità è stata alla base del successo svizzero, ma l’attuale situazione geopolitica ha incrinato il consenso nazionale. Se storicamente il Consiglio federale ha potuto adattare la neutralità ai tempi, questa iniziativa mira a chiudere a chiave le porte e le finestre di Palazzo federale, per impedire le influenze straniere. La posta in gioco è senza precedenti: gli elettori dovranno soppesare la sicurezza dell’isolamento e la necessità di cooperare a livello internazionale.
Smantellare la potenza delle sanzioni
Si profila una svolta radicale nella politica economica: l’iniziativa propone un divieto totale delle «misure coercitive non militari». Di fatto, la Svizzera perderebbe la facoltà di imporre sanzioni economiche autonome contro gli Stati in guerra, uno strumento che il Paese ha utilizzato con frequenza crescente dopo l’invasione dell’Ucraina. Con le nuove regole, la Svizzera sarebbe costretta a restare passiva sul piano economico, a meno che il Consiglio di sicurezza dell’ONU, spesso paralizzato dai veti, non imponesse un intervento. Ciò segnerebbe una netta rottura rispetto alla situazione attuale, in cui la Svizzera si allinea ai partner europei per fare pressione sugli aggressori. I critici sostengono che il Paese diventerebbe un «paradiso delle sanzioni», mentre sostenitori come Christoph Blocher affermano che questa è l’unica via per mantenere una vera imparzialità. La misura invertirebbe oltre un secolo di evoluzione della prassi diplomatica, risalente alle Convenzioni dell’Aia del 1910, e potrebbe modificare profondamente la posizione della Svizzera sui mercati finanziari globali.
Recidere i legami con le alleanze militari globali
Il futuro militare della Svizzera è in bilico: l’iniziativa prende di mira la cooperazione del Paese con la NATO. Dal 1996 la Svizzera partecipa al Partenariato per la pace, una collaborazione che ha rafforzato la difesa nazionale grazie a esercitazioni congiunte e standard comuni per l’equipaggiamento. La modifica costituzionale proposta imporrebbe però una riduzione significativa di questi legami. L’iniziativa vieta esplicitamente di aderire a qualsiasi alleanza militare, un principio già insito nel diritto della neutralità che verrebbe ora sancito nero su bianco, senza margini di interpretazione. Questo avviene in un momento cruciale, mentre Paesi vicini come Svezia e Finlandia hanno abbandonato del tutto la neutralità, scegliendo l’ombrello della NATO. La Svizzera si trova così ad affrontare il paradosso di voler mantenere una neutralità armata «credibile», rischiando al contempo di allontanare proprio i partner su cui fa affidamento per la sicurezza regionale. L’iniziativa consentirebbe di cooperare solo in caso di attacco diretto, un approccio del «stare a vedere» che, secondo gli esperti militari, potrebbe lasciare l’esercito svizzero pericolosamente isolato.
Navigare la tempesta geopolitica
Le conseguenze del voto andranno ben oltre i confini svizzeri e potrebbero segnalare un ritiro dalla scena internazionale in un momento di massima tensione globale. Se approvata, l’iniziativa ridurrebbe in misura allarmante il «margine di manovra» del Consiglio federale, rischiando di paralizzare la diplomazia svizzera nelle crisi future. Il dibattito ha infiammato i Cantoni e lo slogan «Rendiamo di nuovo neutrale la Svizzera» risuona nei comizi politici. Il movimento si confronta con una realtà moderna in cui guerra economica, digitale e militare sono strettamente intrecciate. Mentre il mondo osserva, il popolo svizzero deve decidere: la sicurezza sta nell’aderire rigidamente a una definizione ottocentesca di neutralità, oppure in una diplomazia flessibile e proattiva, che ha caratterizzato gli ultimi trent’anni? Il risultato del 27 settembre non cambierà soltanto la Costituzione: determinerà se la Svizzera resterà un mediatore attivo sulla scena globale o diventerà una fortezza silenziosa nel cuore dell’Europa.