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Swiss Observer

I viaggi svizzeri negli Stati Uniti in forte calo durante la presidenza Trump

I viaggi dalla Svizzera verso gli Stati Uniti sono diminuiti nettamente durante la presidenza di Donald Trump: nel primo semestre del 2026 gli arrivi sono calati del 16,5%.

AI9 settembre 2026Il nostro processo editoriale
I viaggi svizzeri negli Stati Uniti in forte calo durante la presidenza Trump
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Nel primo semestre del 2026 gli arrivi dalla Svizzera negli Stati Uniti sono diminuiti del 16,5%, prolungando una flessione iniziata l’anno scorso e mettendo il Paese sulla via del peggior risultato tra i visitatori svizzeri da quasi vent’anni. Tra gennaio e giugno, circa 120’000 viaggiatori svizzeri hanno attraversato l’Atlantico, secondo Andrea Beffa, direttore dell’Associazione svizzera dei viaggi. La cifra è inferiore a quella dello stesso periodo del 2025, quando le prenotazioni erano già in calo.

La flessione ha accelerato durante il secondo mandato di Donald Trump. Nel 2025 i visitatori svizzeri sono diminuiti del 10,6%, attestandosi a poco più di 361’000, rispetto ai 404’434 arrivi nel 2024. Se la tendenza proseguirà, Beffa prevede circa 300’000 arrivi dalla Svizzera sull’intero 2026. Il totale sarebbe all’incirca pari a quello registrato nel 2007.

I dati sono rilevanti anche al di là degli arrivi negli aeroporti. I viaggiatori svizzeri spendono in alberghi, ristoranti, reti di trasporto, parchi nazionali e attrazioni culturali. Una flessione duratura avrebbe ripercussioni sulle destinazioni che da tempo si promuovono presso i visitatori europei, da New York e Florida ai parchi nazionali dell’Ovest. Offre inoltre un primo indicatore di come gli sviluppi politici a Washington stiano influenzando i rapporti quotidiani tra la Svizzera e gli Stati Uniti.

La politica cambia il modo in cui i viaggiatori svizzeri vedono l’America

Secondo un sondaggio di Allianz Partners citato da Swissinfo, il 65% delle persone interpellate in Svizzera afferma di non avere attualmente in programma un viaggio negli Stati Uniti. Un anno prima la quota era del 53%. Il cambiamento indica qualcosa di più di una temporanea oscillazione nelle prenotazioni. Per un numero crescente di consumatori svizzeri, il clima politico è diventato un fattore nella scelta delle vacanze.

Il sondaggio ha inoltre rilevato che il 7% intendeva annullare un viaggio negli Stati Uniti, contro il 2% dell’anno scorso. Pia Bodner, responsabile Marketing e prodotti di Allianz Travel, ha detto che l’aumento è sorprendente, poiché le persone si sono in gran parte abituate alla situazione politica negli Stati Uniti.

Il sondaggio non dimostra che Trump sia l’unica causa di ogni prenotazione annullata. Tariffe aeree, tassi di cambio, bilanci familiari e destinazioni alternative a lungo raggio possono influire sulla domanda. Tuttavia, la coincidenza temporale ha reso difficile escludere la Casa Bianca dal dibattito sui viaggi. La politica commerciale di Trump ha inoltre creato un contesto più ampio di incertezza per le aziende e i consumatori svizzeri. Nell’agosto 2025 gli Stati Uniti hanno annunciato un dazio del 39% sulla Svizzera, attirando ancora più attenzione a Berna e in tutta la comunità imprenditoriale svizzera.

I voli meno cari faticano a riconquistare i giovani viaggiatori

Solo il 9% delle persone in Svizzera sotto i 30 anni ha dichiarato di prevedere di viaggiare più spesso negli Stati Uniti, offrendo un contrappeso limitato alla più ampia ritirata. Bodner ha ipotizzato che tariffe aeree più basse possano aiutare i giovani a prendere in considerazione la tratta. Il dato sottolinea come il prezzo possa attenuare la flessione generale, ma non invertirla.

I costi dei viaggi restano un aspetto pratico per le economie domestiche svizzere. Un viaggio a lungo raggio da Zurigo o Ginevra comporta spese per biglietti aerei, alloggio, assicurazione, vitto e un tasso di cambio potenzialmente volatile. Quando i prezzi salgono, i viaggiatori possono rimandare un viaggio negli Stati Uniti o destinare la spesa all’Europa, all’Asia o ad altre mete. Tariffe più basse possono attirare giovani clienti, che hanno maggiore flessibilità, ma non necessariamente superano le preoccupazioni per il clima politico della destinazione.

I dati disponibili non consentono di stabilire quante prenotazioni siano cambiate a causa delle tariffe, quante per motivi politici o quante riflettano normali variazioni nella domanda di vacanze. Mostrano però che l’opinione pubblica e le decisioni d’acquisto si muovono nella stessa direzione. L’aumento degli annullamenti previsti, dal 2% al 7%, è particolarmente significativo per le agenzie di viaggio, poiché le cancellazioni incidono su voli, alberghi e operatori locali dopo che le prenotazioni sono già state effettuate.

Meno vacanze mettono sotto pressione i legami tra Svizzera e Stati Uniti

Secondo le previsioni dell’Associazione svizzera dei viaggi, un totale annuo di circa 300’000 arrivi dalla Svizzera riporterebbe gli Stati Uniti a livelli di visitatori vicini a quelli del 2007. Si tratterebbe di una netta inversione rispetto alla ripresa registrata entro il 2024, quando sono stati conteggiati oltre 404’000 arrivi dalla Svizzera.

Per le autorità turistiche e le imprese statunitensi, la sfida immediata è capire se il calo sia temporaneo o stia diventando strutturale. Un cambio di governo, una variazione delle tariffe o un franco più debole potrebbero modificare la domanda. Il protrarsi delle cancellazioni e l’aumento delle persone interpellate in Svizzera che non intendono visitare il Paese indicherebbero un problema d’immagine più profondo, che non si può risolvere soltanto con gli sconti.

Le conseguenze vanno anche oltre il turismo. Cittadini svizzeri e statunitensi mantengono legami attraverso gli affari, la formazione, le visite ai familiari e gli scambi culturali. Meno viaggi di piacere riducono le occasioni di contatto informale in un momento in cui i dazi e i disaccordi sulla politica economica mettono già alla prova i rapporti. Le agenzie di viaggio svizzere seguiranno da vicino la stagione delle prenotazioni autunnali e invernali. I prossimi dati dovrebbero mostrare se il calo del primo semestre riflette una ripresa rinviata o un cambiamento duraturo nel modo in cui i viaggiatori svizzeri valutano gli Stati Uniti.