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Perché le scuole svizzere faticano a trasmettere le competenze di base
Gli allievi svizzeri continuano a ottenere risultati superiori alla media OCSE, ma i risultati recenti indicano un peggioramento delle competenze di base. Questa analisi dovrebbe esaminare le cause del calo e le implicazioni per le scuole, gli insegnanti e la politica dell’istruzione.

Gli allievi svizzeri restano al di sopra della media OCSE, ma le competenze di base stanno andando nella direzione sbagliata. Gli ultimi risultati PISA collocano la Svizzera tra i sistemi educativi più performanti del mondo industrializzato, ma mettono in luce un calo delle capacità che le scuole dovrebbero innanzitutto sviluppare. I quindicenni hanno ottenuto 499 punti in matematica, contro i 521 del 2015. In lettura il punteggio è sceso a 470 punti, dai 492 precedenti. In scienze è rimasto pressoché stabile a 501, rispetto ai 503 precedenti.
Il Paese si è comunque classificato 9º in matematica, 14º in scienze e circa 18º in lettura tra 91 Paesi ed economie partecipanti. Queste posizioni sono rassicuranti, ma nascondono gli allievi che restano indietro. Il 29% non ha raggiunto il livello richiesto in lettura, mentre il 23% è rimasto sotto il livello di riferimento in matematica e il 21% in scienze.
Il peggioramento conta anche al di là delle classifiche. La lettura influisce sulla capacità di seguire istruzioni, imparare le scienze e risolvere problemi matematici. Le lacune nel calcolo accompagnano i giovani nella formazione professionale e nel mondo del lavoro. I risultati della Svizzera restano relativamente buoni, ma la tendenza ha spinto i Cantoni, gli insegnanti e i datori di lavoro a esaminare le priorità della scuola dell’obbligo.
Le lacune nelle competenze arrivano fino alla soglia dell’apprendistato
I risultati più deboli si concentrano nella fascia bassa della distribuzione. Nell’ultima valutazione, quasi un adolescente svizzero su tre non ha raggiunto il livello richiesto in lettura. Il dato evidenzia un problema concreto nelle classi: gli allievi che faticano a comprendere un testo complesso avranno anche maggiori difficoltà a interpretare un problema a parole, valutare le prove in ambito scientifico o seguire istruzioni scritte durante un apprendistato.
I risultati mettono inoltre in luce i limiti di celebrare la posizione internazionale della Svizzera. Un Paese può figurare ai primi posti e al tempo stesso avere un ampio gruppo di allievi privi delle competenze necessarie per proseguire gli studi, seguire una formazione professionale e cavarsela nella vita quotidiana. Le associazioni padronali e sindacali hanno esplicitato questo legame. Travail.Suisse considera le competenze di lettura e di calcolo una questione di pari opportunità e occupabilità. L’Unione svizzera delle arti e mestieri vuole restituire maggiore spazio alla lettura, alla scrittura e alla matematica nella scuola dell’obbligo.
Economiesuisse ha segnalato lacune nella lettura e nel calcolo tra alcuni giovani che iniziano una formazione professionale. La sua indagine non era rappresentativa e non consente quindi di misurare l’intera popolazione. Rispecchia tuttavia i risultati PISA e l’esperienza dei datori di lavoro, che devono fornire un sostegno supplementare quando gli apprendisti arrivano senza solide basi.
Per gli insegnanti la sfida è immediata: individuare prima le lacune, assicurare un esercizio costante e riservare tempo di lezione alle conoscenze fondamentali.
Lingua, povertà e disparità nel punto di partenza
Gli allievi svizzeri non entrano in classe con le stesse opportunità. La condizione sociale, il percorso migratorio e la lingua parlata a casa restano strettamente associati ai risultati scolastici. Christophe Darbellay, responsabile del Dipartimento dell’educazione del Vallese e presidente della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione, ha richiamato l’attenzione sugli allievi che non parlano a casa la lingua d’insegnamento e sui bambini provenienti da famiglie meno abbienti.
Gli ultimi dati mettono in guardia sul modo in cui si misura la disuguaglianza. Dal 2022 la distanza tra gli allievi avvantaggiati e quelli svantaggiati si è ridotta, ma in parte perché i risultati degli allievi più benestanti sono peggiorati. Una differenza minore dovuta a un livellamento verso il basso non offre alle scuole basi più solide. Rende più urgenti un sostegno linguistico mirato, interventi precoci e aiuti alle famiglie svantaggiate.
La pandemia potrebbe ancora avere effetti su questa generazione. Gli adolescenti che hanno sostenuto gli ultimi test erano bambini quando il Covid ha sconvolto le lezioni, le abitudini e la frequenza scolastica. L’assenteismo è rimasto elevato in molti Paesi benestanti, rendendo più difficile per le scuole ricostruire le abitudini di studio e garantire continuità. I dati non permettono di attribuire alla pandemia una quota precisa del calo.
Anche il sistema educativo svizzero è suddiviso tra i Cantoni, che adottano politiche, programmi scolastici e risorse diversi. Questa struttura consente di adattarsi alle realtà locali, ma complica una risposta nazionale. Le autorità cantonali avranno bisogno di confronti affidabili che distinguano le esigenze linguistiche, la povertà e il contesto scolastico dalla sola qualità dell’insegnamento.
Schermi, IA e il prezzo della perdita di attenzione
Le distrazioni digitali stanno cambiando il modo in cui gli allievi leggono, studiano e commettono errori. Andreas Schleicher, direttore dell’istruzione dell’OCSE, ha indicato gli smartphone e i social media come possibili ragioni per cui gli allievi dedicano meno tempo a concentrarsi su testi impegnativi. Ha inoltre rilevato un aumento dei «lettori frettolosi», allievi che affrontano le valutazioni di corsa e commettono errori evitabili.
Gli adolescenti svizzeri usano l’intelligenza artificiale per i compiti scolastici più di molti loro coetanei dell’OCSE. Il confronto non dimostra che l’IA danneggi l’apprendimento. Spinge però le scuole a definire regole chiare e a insegnare agli allievi come usare gli strumenti digitali senza delegare il pensiero di base. Un sistema che premia una risposta ben formulata senza verificare il ragionamento che la sostiene può nascondere lacune nella lettura e nella scrittura.
Anche i metodi d’insegnamento sono al centro del dibattito. Negli ultimi due decenni, molti sistemi occidentali hanno ampliato l’apprendimento guidato dagli allievi, basato sui progetti e sulla scoperta. I critici sostengono che questi approcci possano ridurre il tempo dedicato all’insegnamento esplicito, all’esercizio intenzionale e all’acquisizione sistematica delle conoscenze. I sostenitori respingono l’idea di una spiegazione unica per un calo che riguarda Paesi con programmi scolastici e culture scolastiche molto diversi.
Il calo della Finlandia nei test PISA invita alla prudenza. Nel 2006 era prima in scienze e seconda in lettura e matematica; negli ultimi confronti è scesa rispettivamente al 12º, 16º e 22º posto. Questo cambiamento non dimostra che il calo sia stato causato da un determinato programma scolastico. Mostra però perché i responsabili politici svizzeri dovrebbero valutare le riforme sulla base delle prove, anziché seguire le mode pedagogiche.
Rimettere le competenze fondamentali al centro
I responsabili dell’istruzione in Svizzera sono spinti a tornare a una definizione più circoscritta del successo scolastico. Darbellay ha dichiarato alla RTS che le scuole potrebbero essersi assunte troppe priorità: «Forse abbiamo cercato di fare un po’ troppe cose». Le sue parole riflettono la crescente pressione di datori di lavoro, sindacati e autorità cantonali affinché si riservi più tempo alla lettura, alla scrittura e alla matematica.
Questo cambiamento richiederà più di uno slogan sulle competenze fondamentali. Gli insegnanti hanno bisogno di materiale didattico di qualità, di tempo per le valutazioni e di sostegno concreto per gli allievi con lacune linguistiche o di calcolo. Le scuole devono inoltre decidere quali attività digitali approfondiscono la comprensione e quali si limitano a produrre un lavoro finito. Le prove disponibili non giustificano un unico modello d’insegnamento valido per tutti, un divieto della tecnologia o la promessa che basti ridurre il numero di allievi per classe per invertire la tendenza.
La nuova valutazione delle capacità di risolvere problemi offre un motivo per guardare al futuro con prudente fiducia. La Svizzera ha ottenuto 520 punti e si è classificata 13ª nel test digitale, mostrando che gli allievi sanno ottenere buoni risultati quando devono analizzare dati e sviluppare soluzioni. La sfida per i responsabili politici è collegare questa capacità a solide basi nella lettura e nella matematica.
La prossima fase dovrebbe concentrarsi sulla diagnosi precoce, sul sostegno linguistico, sull’insegnamento esplicito e sull’esercizio costante, lasciando ai Cantoni margine di adattamento. La Svizzera dispone delle risorse e delle capacità istituzionali per reagire. I risultati PISA mostrano che ora le scuole devono impiegarle con maggiore precisione.