politica
L’iniziativa svizzera «Imprese responsabili» raccoglie un sostegno senza precedenti
La nuova iniziativa per l’etica aziendale raccoglie 287’000 firme, quasi il triplo della soglia richiesta, e chiede standard più severi in materia di diritti umani e ambiente per le imprese svizzere.

Un’ondata politica si è abbattuta su Berna. In una straordinaria dimostrazione di mobilitazione civica, la Coalizione per imprese responsabili ha consegnato alla Cancelleria federale oltre 287’000 firme, quasi il triplo delle 100’000 necessarie per indire una votazione nazionale. Non si tratta soltanto di una petizione: è un mandato inequivocabile del popolo svizzero.
La rapidità di questa mobilitazione non ha precedenti. Lanciata solo all’inizio del 2025, l’iniziativa ha raggiunto il suo obiettivo in pochi mesi, segnalando un profondo cambiamento nell’opinione pubblica. Mentre le iniziative tradizionali faticano a raccogliere il sostegno necessario nell’arco di 18 mesi, questa campagna ha mobilitato l’elettorato a una velocità fulminea. Il parlamentare Stefan Müller-Altermatt ha sottolineato la portata della situazione, osservando che la rapida raccolta delle firme è una prova inconfutabile del «grande sostegno di cui gode il tema». Il messaggio a Palazzo federale è forte, chiaro e impossibile da ignorare: lo status quo non è più accettabile.
Chiedere responsabilità a livello globale
L’immunità delle imprese è ufficialmente sotto assedio. Le richieste dell’iniziativa sono inequivocabili: le società svizzere e le loro filiali devono rispettare i diritti umani e gli standard ambientali, non solo entro i confini incontaminati della Svizzera, ma in ogni angolo del mondo in cui operano. L’era in cui si esternalizzavano le responsabilità è finita.
È fondamentale che il testo preveda una responsabilità rigorosa per i danni causati all’estero. Ciò significa che un colosso minerario con sede in Svizzera o un’impresa agroalimentare potrebbe essere chiamato a rispondere davanti a un tribunale svizzero per catastrofi ambientali o violazioni dei diritti dei lavoratori commesse in Africa o in Sud America. La Coalizione sostiene che le misure volontarie si sono rivelate del tutto inefficaci. Chiede un quadro giuridico vincolante che obblighi le multinazionali a svolgere verifiche approfondite. Se un’azienda trae profitto dalla negligenza di una sua filiale, questa iniziativa farà sì che ne paghi le conseguenze. È un passo coraggioso per allineare i profitti aziendali alla responsabilità morale.
Ritorna il fantasma del 2020
È una resa dei conti. L’establishment politico è ancora segnato dall’accesa battaglia del 2020, quando la prima Iniziativa per imprese responsabili ottenne una vittoria rara e amara: vinse la maggioranza del popolo, ma fu bloccata dalla «maggioranza dei Cantoni». Il popolo disse sì, ma il sistema federale disse no.
Quella sconfitta non ha certo indebolito la determinazione del movimento, anzi, l’ha radicalizzata. Il ritorno della questione con numeri così schiaccianti suggerisce che gli elettori ritengano che la loro volontà democratica sia stata frustrata cinque anni fa. Questa volta lo slancio è ancora più forte. Le 287’000 firme rappresentano una solida base di elettori già mobilitati, informati sul tema e frustrati dall’inazione precedente. Il governo non può più nascondersi dietro cavilli tecnici: deve fare i conti con una popolazione che ricorda il 2020 ed è determinata a ristabilire la verità.
La Svizzera contro il resto del mondo
Mentre l’Europa va avanti, la Svizzera resta pericolosamente ferma. La Coalizione per imprese responsabili ha rivolto una critica durissima al governo federale, sottolineando che, mentre l’Unione europea introduce rapidamente leggi severe sulle catene di fornitura, Berna resta paralizzata dall’indecisione.
L’iniziativa chiede esplicitamente alla Svizzera di orientarsi secondo le direttive internazionali e le nuove normative dell’UE. Non è soltanto una questione di etica, ma anche di sopravvivenza economica. Mentre i Paesi vicini inaspriscono le regole sulla gestione aziendale, le imprese svizzere rischiano di rimanere isolate o di dover rispettare leggi straniere senza poter dire la loro. La Coalizione sostiene che l’attuale posizione della Svizzera, che si affida a controprogetti deboli e all’autoregolamentazione, è motivo di imbarazzo sulla scena mondiale. Rifiutandosi di legiferare, la Svizzera diventa di fatto un’isola normativa, che protegge pratiche commerciali superate mentre il resto del mondo sviluppato va avanti.
Le linee del fronte sono tracciate
La consegna di queste firme segna l’inizio di una dura campagna politica. Con una soglia superata di quasi il 200%, la pressione sul Parlamento affinché elabori un controprogetto sostanziale è enorme. La lobby economica, che rappresenta alcune delle multinazionali più potenti al mondo, lancerà tuttavia senza dubbio una feroce controffensiva, mettendo in guardia dai danni economici e dagli incubi burocratici.
Ma il numero impressionante di firme cambia le carte in tavola. Dimostra che il pubblico svizzero non crede più all’argomento secondo cui l’etica sarebbe dannosa per gli affari. Con l’avvio della verifica, il conto alla rovescia verso una votazione che definirà l’identità morale della Svizzera per la prossima generazione è cominciato. La Svizzera resterà un porto sicuro per l’impunità aziendale o diventerà un leader mondiale degli affari etici? Gli elettori sono pronti a decidere e questa volta arrivano con rinforzi.