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Swiss Observer

Ricercatori svizzeri svelano il mistero del colore rosso di Marte

Uno studio dell’Università di Berna suggerisce che la caratteristica polvere rossa di Marte indica una presenza più diffusa di acqua nel passato del pianeta

AI26 febbraio 2025Il nostro processo editoriale
Ricercatori svizzeri svelano il mistero del colore rosso di Marte
AISWI swissinfo.ch

Marte ha finalmente svelato uno dei suoi segreti più tenaci, e la chiave è l’ingegno svizzero. In una rivelazione rivoluzionaria che scuote le fondamenta della scienza planetaria, i ricercatori dell’Università di Berna hanno identificato in modo definitivo l’origine dell’iconica tonalità rossa di Marte. Per decenni il «Pianeta rosso» ha sfidato gli astronomi con la sua superficie polverosa e cremisi, ma il meccanismo preciso alla base di questa colorazione è rimasto oggetto di un intenso dibattito. Ora il mistero è risolto. La risposta non si trova in una chimica arida e sterile, bensì in un passato umido e dinamico che mette in discussione tutto ciò che pensavamo di sapere sul nostro vicino celeste.

Un gruppo di ricerca internazionale guidato da ricercatori bernesi ha pubblicato i risultati, di grande rilievo, sulla prestigiosa rivista Nature Communications. Non si tratta di una semplice nota accademica, ma di una riscrittura fondamentale della storia marziana. Analizzando la firma spettrale della polvere del pianeta, il gruppo ha individuato nella ferriidrite, un minerale di ferro, la responsabile del colore. La scoperta non si limita a spiegare una tonalità: è una macchina del tempo geologica che ci riporta a un’epoca in cui Marte non era un mondo morto, ma un ambiente chimicamente attivo, capace di trasformare in modo massiccio la propria superficie. La Svizzera continua a distinguersi nell’esplorazione spaziale, consolidando la sua reputazione di leader mondiale nello svelare i segreti del cosmo.

La scoperta della ferriidrite

La responsabile è la ferriidrite, e la sua presenza cambia completamente le carte in tavola. Non si tratta di semplice polvere spaziale, ma del prodotto specifico di un pianeta sottoposto a una profonda trasformazione chimica. Lo studio dell’Università di Berna identifica questo minerale di ferro instabile come il principale responsabile della polvere rossa che ricopre Marte. Da tempo si sospettava che fosse coinvolto l’ossido di ferro, comunemente noto come ruggine, ma individuare proprio la ferriidrite fornisce la prova decisiva per comprendere le condizioni ambientali del passato.

L’identificazione di questo minerale è un trionfo della spettroscopia moderna e dell’indagine geologica. La ferriidrite è notoriamente difficile da rilevare a causa della sua scarsa cristallinità e spesso si confonde con altri ossidi di ferro. Tuttavia, la precisione del gruppo di ricerca guidato dalla Svizzera ha permesso di distinguere il segnale. Isolando questo minerale, i ricercatori hanno fornito prove inconfutabili del fatto che la superficie di Marte non si è semplicemente prosciugata e arrossata nel corso di eoni di erosione dovuta al vento. La superficie si è invece «arrugginita» attivamente attraverso reazioni chimiche impossibili nel vuoto. Questa specifica firma mineralogica costituisce una traccia permanente delle condizioni atmosferiche e superficiali del pianeta e dimostra che la polvere rossa è il lascito di una storia molto più instabile e reattiva di quanto stimato in precedenza.

Un pianeta arrugginito nell’acqua

L’implicazione più sorprendente dello studio è inequivocabile: Marte si è arrugginito perché era umido. «Il risultato mostra che Marte si è arrugginito quando sul pianeta era presente molta acqua liquida», afferma l’autore principale Adomas Valantinas. Questa affermazione mette in discussione le stime più prudenti sulla storia dell’acqua su Marte. La ferriidrite non si forma in ambienti aridi: per cristallizzare ha bisogno di acqua liquida. Di conseguenza, la diffusione di questa polvere rossa suggerisce che l’acqua liquida non fosse confinata in zone isolate o presente solo per brevi periodi, ma fosse probabilmente un fenomeno globale.

Ci troviamo di fronte a un pianeta un tempo intriso della sostanza stessa della vita. La presenza di ferriidrite indica che la superficie di Marte è rimasta esposta all’umidità per un periodo prolungato, consentendo al ferro contenuto nelle rocce di ossidarsi su vasta scala. Ciò mette in discussione l’immagine di un Marte perennemente arido e suggerisce invece un’epoca umida abbastanza intensa da modificare l’intera tavolozza cromatica del pianeta. Se la polvere è ovunque e per formarsi richiede acqua, allora l’acqua doveva essere molto più diffusa di quanto si pensasse. Queste prove geologiche concordano con le recenti scoperte di tracce di acqua antica e delineano l’immagine di un mondo umido e attivo, esistito miliardi di anni fa.

Le implicazioni per la vita antica

Dove c’è acqua, c’è la possibilità che esista la vita. La portata di questa scoperta va ben oltre la geologia: tocca il cuore della ricerca di forme di vita extraterrestri. «È un presupposto essenziale per la vita», afferma Valantinas, collegando gli indizi mineralogici alla domanda fondamentale sul nostro universo. Se l’acqua liquida era abbastanza diffusa da far arrugginire l’intero pianeta, le zone abitabili dell’antico Marte erano probabilmente molto più estese di quanto osassimo immaginare.

Questo studio fornisce il contesto ambientale necessario perché la vita possa essere emersa. Non stiamo più cercando un ago in un pagliaio: abbiamo davanti un laboratorio grande quanto un pianeta, in cui le luci erano accese e l’acqua scorreva. Anche se ciò non prova che la vita sia esistita, conferma che le condizioni erano favorevoli. Gli elementi necessari alla vita microbica, acqua liquida, energia chimica e materie prime, erano presenti in abbondanza. Mentre i ricercatori svizzeri continuano a guidare l’analisi di questi indizi cosmici, la possibilità che nella storia del sistema solare non siamo soli appare sempre meno come una fantasia di fantascienza e sempre più come una probabilità scientifica in attesa di conferma.