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Swiss Observer

La Commissione della concorrenza svizzera apre un’indagine su Microsoft per gli aumenti dei prezzi

La Commissione della concorrenza (ComCo) ha avviato un’indagine preliminare su Microsoft, citando possibili pratiche anticoncorrenziali dopo i recenti aumenti dei prezzi delle licenze software, in particolare della suite Microsoft 365, ampiamente utilizzata da aziende e istituzioni pubbliche.

La Commissione della concorrenza svizzera apre un’indagine su Microsoft per gli aumenti dei prezzi
AISWI swissinfo.ch

Mercoledì 15 gennaio 2026, il mondo imprenditoriale svizzero si è svegliato di fronte a un cambiamento radicale: la Commissione della concorrenza (ComCo) ha aperto un’indagine su Microsoft. Con una mossa decisa, che mostra come nessuna azienda sia troppo grande per essere regolamentata, l’autorità di vigilanza ha ufficialmente avviato un’indagine preliminare sul colosso statunitense del software. Il motivo? Un controverso aumento delle tariffe delle licenze che ha messo in difficoltà le imprese svizzere. La ComCo non usa mezzi termini: l’autorità ha indicato esplicitamente questi rincari come possibili «indizi di restrizioni illecite della concorrenza».

Non si tratta di un semplice controllo di routine, ma di una sfida diretta alle strategie di prezzo di una delle aziende di maggior valore al mondo. L’indagine si concentra proprio sui recenti e marcati aumenti dei prezzi, in particolare quelli della diffusissima suite Microsoft 365. Aprendo questo dossier, la ComCo afferma la propria autorità di verificare se tali richieste finanziarie siano conformi al diritto svizzero. Il messaggio è chiaro: sul mercato svizzero, una posizione dominante a livello mondiale non esonera dalla responsabilità nei confronti delle autorità locali. La notizia sta facendo il giro del settore tecnologico, che segue con apprensione gli sviluppi, consapevole che le iniziative della meticolosa autorità svizzera spesso fanno da precedente per il resto d’Europa.

Il prezzo del potere: indagine sulle restrizioni del mercato

Al centro di questa controversia legale vi è la legge federale sui cartelli, concepita per smantellare i monopoli e tutelare il libero mercato. L’indagine della ComCo mira a stabilire se Microsoft stia sfruttando la propria posizione dominante sul mercato per imporre costi ingiustificati agli utenti svizzeri. L’autorità sospetta che il recente forte aumento dei prezzi di Microsoft 365 possa oltrepassare il limite tra una normale pratica commerciale e un comportamento illecito. L’espressione «restrizioni illecite della concorrenza» lascia intendere che l’autorità ritenga possibile che Microsoft stia penalizzando clienti privi di valide alternative.

Gli adeguamenti dei prezzi sono comuni nel settore tecnologico, ma l’entità e la natura di questi specifici rincari hanno fatto scattare l’allarme a Berna. L’indagine intende chiarire se tali tariffe siano una manifestazione di abuso di potere di mercato. Se si accertasse che Microsoft sfrutta la propria solida posizione nel settore del software per gonfiare artificialmente i prezzi, le conseguenze potrebbero essere gravi. L’inchiesta esamina a fondo il funzionamento degli accordi di licenza, andando oltre il gergo aziendale per far emergere la realtà economica: il mercato svizzero è ostaggio di un monopolio digitale?

Dipendenza sistemica: un intero Paese vincolato

La posta in gioco non potrebbe essere più alta: Microsoft 365 non è soltanto un prodotto, è il sistema nervoso digitale della Svizzera moderna. Dai vivaci centri finanziari di Zurigo agli uffici dell’Amministrazione federale a Berna, la suite è integrata nelle attività quotidiane di innumerevoli istituzioni. Nel suo comunicato stampa, la ComCo sottolinea esplicitamente che il prodotto è utilizzato in modo esteso da «aziende, autorità pubbliche e altre istituzioni», mettendo in evidenza il rischio sistemico legato a un potere di determinazione dei prezzi senza controlli.

Questa diffusione capillare crea una vulnerabilità critica. Quando un unico fornitore controlla gli strumenti essenziali per la comunicazione, la documentazione e la gestione dei dati, un aumento dei prezzi assomiglia meno a un’offerta commerciale e più a una tassa obbligatoria. Le PMI svizzere, già alle prese con un contesto economico complesso, sono particolarmente esposte. Non possono semplicemente cambiare fornitore dall’oggi al domani senza provocare gravi disagi operativi. L’indagine riconosce questa realtà e affronta la scomoda verità: per molte organizzazioni svizzere, rifiutare le condizioni di Microsoft non è semplicemente un’opzione. Questa dipendenza accentua la gravità delle presunte pratiche anticoncorrenziali, trasformando una controversia commerciale in una questione di interesse economico nazionale.

I prossimi passi: dall’indagine all’azione

Per Microsoft è iniziato il conto alla rovescia. L’indagine preliminare costituisce la fase decisiva di accertamento dei fatti, una verifica della solidità degli elementi disponibili. La ComCo ha delineato una procedura chiara: se le verifiche iniziali confermeranno l’esistenza di restrizioni illecite, l’autorità avvierà un’indagine approfondita. Una simile decisione darebbe il via a una lunga battaglia legale, che potrebbe portare a sanzioni significative o a modifiche imposte dei prezzi.

Per il momento, spetta agli inquirenti dimostrare che gli aumenti violano la legge sui cartelli. Tuttavia, il solo fatto che sia stata avviata un’indagine getta una lunga ombra sulle attività del colosso tecnologico nel Paese alpino. Anche se i tempi per i risultati preliminari non sono ancora definiti, le implicazioni sono immediate. Le altre multinazionali tecnologiche attive in Svizzera esamineranno attentamente i propri modelli di prezzo, per evitare di attirare un’attenzione analoga. Nel corso del 2026, tutti gli occhi restano puntati su Berna, per vedere se l’autorità svizzera passerà dalle parole ai fatti.