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Swiss Observer

Le autorità svizzere indagano sul latte in polvere per lattanti mentre Danone estende i richiami in Europa

Dopo che diversi neonati hanno manifestato sintomi compatibili con una possibile esposizione a una tossina, le autorità svizzere hanno avviato un’indagine su alcuni lotti di latte in polvere per lattanti. La decisione arriva mentre la multinazionale alimentare francese Danone ha esteso a diversi Paesi europei un richiamo precauzionale dei suoi prodotti.

AI12 febbraio 2026Il nostro processo editoriale
Le autorità svizzere indagano sul latte in polvere per lattanti mentre Danone estende i richiami in Europa
AIThe Local Switzerland

Le autorità sanitarie svizzere sono impegnate a contenere una potenziale crisi sanitaria, dopo le allarmanti segnalazioni secondo cui diversi neonati avrebbero manifestato sintomi legati all’esposizione a una tossina. L’autorità svizzera per la sicurezza alimentare ha confermato che, in seguito a queste segnalazioni, sta conducendo indagini approfondite su alcuni lotti di latte in polvere per lattanti. Si tratta di un’importante escalation in una vicenda legata alla sicurezza alimentare che tiene con il fiato sospeso il continente. «Negli ultimi giorni sono stati segnalati alle autorità diversi casi di neonati con sintomi», ha dichiarato l’agenzia, segnalando il passaggio immediato dal monitoraggio precauzionale a un’indagine attiva.

La posta in gioco è altissima. Le autorità stanno lavorando contro il tempo per risalire alla fonte della contaminazione e individuare tutti i prodotti interessati sul territorio svizzero. L’obiettivo principale è chiaro e irrinunciabile: ritirare questi prodotti dal mercato prima che altri bambini siano esposti a rischi. I primi risultati sono attesi entro la fine della settimana, ma la sola presenza di casi sintomatici in Svizzera ha incrinato il senso di sicurezza normalmente associato ai rigorosi standard alimentari del Paese. Non si tratta più soltanto di una questione burocratica, ma di un’indagine sanitaria attiva volta a proteggere la categoria più vulnerabile della popolazione.

Danone estende il richiamo in tutta Europa

Mentre la Svizzera affronta i casi sul proprio territorio, la multinazionale francese Danone ha ampliato in modo significativo le misure di richiamo, gettando un’ombra sul mercato europeo. Venerdì il colosso alimentare ha esteso il richiamo anche a Regno Unito, Spagna, Croazia e Slovenia, ammettendo che alcuni lotti potrebbero contenere la tossina cereulide, in grado di causare nausea e vomito gravi. La decisione segue una prima ondata di richiami, giovedì, che aveva già interessato Austria, Francia, Germania, Ungheria, Polonia, Romania e Svizzera.

Le dimensioni dell’operazione sono considerevoli. Nel solo Regno Unito, la Food Standards Agency (FSA) ha confermato che Danone sta ritirando dagli scaffali diversi prodotti Aptamil e Cow & Gate. Nonostante Danone abbia cercato di placare i timori dichiarando: «Vogliamo rassicurare tutti i genitori: i nostri latti in polvere per lattanti sono sicuri», il rapido ampliamento dell’elenco dei richiami descrive una società in piena gestione della crisi. Per quantità di lotti interessati, i richiami sono ora più estesi di qualsiasi altro intervento avvenuto da metà gennaio, il che indica che la contaminazione potrebbe essere più diffusa di quanto temuto inizialmente. In tutto il continente i genitori controllano con crescente apprensione i numeri dei lotti, mentre continua ad allungarsi l’elenco dei Paesi interessati.

Il legame con Wuhan: sotto esame la catena di approvvigionamento

La pista della contaminazione porta direttamente a Wuhan, città della Cina centrale, mettendo in luce una vulnerabilità cruciale della catena di approvvigionamento alimentare globale. L’attenzione si è concentrata su Cabio Biotech, uno dei maggiori produttori mondiali di ARA, un acido grasso essenziale per lo sviluppo dei lattanti. È proprio nelle linee di produzione di questo importante fornitore che è stata scoperta la tossina cereulide. La rivelazione ha suscitato forti critiche per la scarsa trasparenza nell’approvvigionamento internazionale degli ingredienti.

Le autorità svizzere hanno dichiarato esplicitamente che il loro obiettivo è «tracciare la materia prima contaminata, proveniente da un’azienda cinese, lungo le catene internazionali di produzione e di approvvigionamento». È un chiaro promemoria della complessità della produzione alimentare moderna, in cui un singolo ingrediente contaminato in uno stabilimento in Asia può provocare allarmi sanitari nei nidi d’infanzia, da Zurigo a Londra. La tossina in questione, la cereulide, non va sottovalutata: può provocare sintomi acuti di intossicazione alimentare. Il fatto che un contaminante del genere sia entrato nella catena di approvvigionamento di grandi multinazionali evidenzia una grave lacuna nei controlli di qualità, che ora si cerca di colmare a un costo elevato in termini di fiducia dei consumatori.

Conseguenze globali e risposta del settore

Questo episodio non è un’anomalia isolata, ma fa parte di un’ondata impressionante di richiami che da dicembre ha interessato più di 60 Paesi. Il settore è in difficoltà. La svizzera Nestlé aveva già avviato richiami a dicembre e gennaio dopo aver rilevato la stessa tossina, segnalando un problema sistemico e non un caso circoscritto a una sola azienda. L’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria sta indagando su 36 casi in cui bambini hanno manifestato sintomi compatibili con un’intossicazione, anche se finora, fortunatamente, non sono stati confermati casi gravi.

Le autorità di regolamentazione stanno intervenendo con decisione. Di recente le autorità europee hanno imposto limiti più severi ai livelli di cereulide ammessi, una misura che ha innescato quest’ultima ondata di ritiri di prodotti. Di fronte a questa sfida, il messaggio rivolto ai consumatori svizzeri è di prestare la massima attenzione. Mentre le indagini proseguono, l’attenzione resta puntata sulla trasparenza e sulla rapidità. I prossimi giorni saranno decisivi per stabilire, sulla base dei risultati delle analisi, l’entità della contaminazione, ma per ora la priorità assoluta resta la sicurezza dei lattanti in Svizzera.