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I parlamentari svizzeri votano per abolire le quote di genere nelle federazioni sportive
La Camera del popolo ha votato per abrogare il requisito di equilibrio tra i generi, introdotto di recente in Svizzera, per le federazioni sportive. L’articolo esamina gli argomenti politici sulla rappresentanza, lo scopo originario della misura e le possibili conseguenze dell’abrogazione per Swiss Olympic e gli organismi sportivi nazionali.

Il 15 settembre 2026 la Camera del popolo ha votato, con 109 voti contro 81, per smantellare una regola sull’equilibrio tra i generi introdotta appena tre anni fa. La mozione, presentata da Stefanie Heimgartner, dell’Unione democratica di centro, prende di mira il requisito secondo cui la direzione di Swiss Olympic e delle federazioni e organizzazioni sportive nazionali deve garantire una rappresentanza di almeno il 40% per ciascun genere.
Il voto non abroga subito la regola. Segnala che la Camera vuole sopprimere la disposizione e apre la fase successiva del processo legislativo. La misura è diventata una prova di come debbano essere gestite le istituzioni sportive svizzere e di quale posto debba occupare la rappresentanza negli standard etici dello sport nel Paese.
Il Consiglio federale ha introdotto il requisito nel 2023. La disposizione prevede eccezioni per le federazioni che non riescono a raggiungere l’obiettivo, riconoscendo così la diversa composizione delle varie discipline sportive. La regola ha comunque stabilito un’aspettativa comune per l’intero sistema sportivo nazionale.
La questione va ora oltre la composizione dei consigli direttivi. Swiss Olympic e le federazioni devono seguire il dibattito parlamentare e, nel contempo, continuare a occuparsi del benessere degli atleti, della governance e della responsabilità pubblica nell’ambito del quadro normativo vigente.
Le origini della regola del 40%
L’obiettivo del 40% è stato introdotto nel 2023 nell’ambito di un insieme più ampio di principi etici per lo sport svizzero. Il requisito riguarda la direzione di Swiss Olympic, l’organizzazione mantello dello sport svizzero, nonché le federazioni nazionali e altri organismi sportivi.
Questi principi affrontano anche la protezione degli atleti dalla violenza e dagli abusi all’interno delle federazioni. In questo modo, il dibattito sulle quote si inserisce in un contesto istituzionale più ampio. La regola non è stata presentata come una misura isolata in materia di occupazione, ma come parte degli standard attesi dagli organismi che esercitano autorità sugli atleti, sulle competizioni e sulle strutture sportive nazionali.
Il regolamento ammette eccezioni quando una federazione non riesce a raggiungere l’obiettivo. La fonte non specifica quante organizzazioni si siano avvalse di queste eccezioni né quanti organi direttivi soddisfino attualmente la soglia. Stabilisce tuttavia che la politica era concepita per applicarsi a discipline con livelli di partecipazione molto diversi.
Se il processo parlamentare si concluderà con l’abrogazione, il parametro obbligatorio sarà eliminato da questo quadro etico. Il voto della Camera spinge quindi Swiss Olympic e le federazioni nazionali a chiarire come intendano promuovere un accesso equo alle posizioni direttive senza un requisito formale previsto dalle regole.
L’esempio della lotta al centro del dibattito sulle quote
Stefanie Heimgartner ha basato la sua argomentazione sulla composizione delle singole discipline sportive, citando una federazione i cui membri sono per circa il 90% uomini. L’esempio da lei menzionato è la Federazione svizzera di lotta svizzera, invocata per sostenere che una quota uniforme può entrare in conflitto con la base associativa di una disciplina particolare.
Heimgartner ha affermato che le quote femminili nello sport sono «lontane dalla realtà». Ha sostenuto che le federazioni dovrebbero promuovere in modo mirato le donne di propria iniziativa, anziché essere soggette a un requisito vincolante di rappresentanza. La sua posizione attribuisce a ciascun organismo sportivo e ai suoi membri la responsabilità del cambiamento.
L’argomento riflette le differenze pratiche tra le discipline sportive svizzere. Una federazione che rappresenta uno sport con una base associativa composta in larga misura da uomini può avere difficoltà a individuare un numero sufficiente di candidate per raggiungere un obiettivo fisso. Il regolamento riconosce già questo problema prevedendo eccezioni per le organizzazioni che non riescono a raggiungere la soglia del 40%.
Il voto della Camera dimostra che il sistema delle eccezioni non ha risolto la disputa politica. Gli oppositori delle quote vogliono eliminare l’obbligo stesso. La fonte disponibile non indica le ragioni dei singoli parlamentari contrari alla mozione di abrogazione, né fornisce dati sulla quota attuale di donne nelle posizioni direttive delle federazioni svizzere. Queste lacune saranno rilevanti quando il Parlamento valuterà cosa sostituirà la regola.
Swiss Olympic di fronte a una scelta di governance
L’abrogazione proposta lascerebbe a Swiss Olympic e alle federazioni nazionali maggiore libertà nella selezione dei membri delle direzioni. Secondo Heimgartner, gli organismi sportivi possono promuovere attivamente le donne senza una soglia obbligatoria. Ciò potrebbe tradursi in obiettivi volontari, programmi di reclutamento o modifiche alla governance interna, anche se la fonte non illustra un piano sostitutivo.
Per le federazioni, la sfida immediata è di natura istituzionale. Dovrebbero spiegare come selezionano i membri dei consigli direttivi, ampliano il numero delle persone candidate e misurano i progressi qualora il requisito del 40% venisse eliminato. Swiss Olympic dovrebbe inoltre coordinare le aspettative tra discipline con profili associativi e tradizioni organizzative molto diversi.
Il legame del regolamento con i principi etici fa sì che le conseguenze vadano oltre una singola percentuale. Tali principi mirano a proteggere gli atleti dalla violenza e dagli abusi e a prevenire gli abusi all’interno delle federazioni. Con il voto della Camera, il requisito di rappresentanza viene rimesso in discussione nell’ambito dello stesso quadro.
Nulla nella fonte indica che le disposizioni sulla protezione degli atleti verrebbero abrogate insieme alla quota. La mozione parlamentare riguarda la rappresentanza dei generi negli organi direttivi. Questa distinzione sarà importante per le organizzazioni sportive svizzere quando dovranno comunicare cosa cambia, cosa resta e come intendono dimostrare una governance solida.
Lo sport svizzero attende la prossima tappa legislativa
La prossima fase determinerà se lo sport svizzero manterrà uno standard misurabile di rappresentanza o lascerà la decisione alle singole federazioni. La Camera ha approvato la mozione di abrogazione con un margine netto, 109 voti contro 81, ma la fonte non riferisce l’esito di ulteriori votazioni parlamentari né la data in cui il regolamento potrebbe cessare di essere in vigore.
Finché il processo non avanza, il quadro del 2023 resta il riferimento per Swiss Olympic e le organizzazioni sportive nazionali. Fissa un obiettivo di equilibrio tra i generi del 40% e ammette eccezioni quando un’organizzazione non riesce a raggiungerlo. Il dibattito ha fatto emergere due approcci contrapposti alla governance: un parametro nazionale comune oppure iniziative volontarie definite in base alla composizione e al bacino di reclutamento di ciascuna disciplina.
L’esito influenzerà il modo in cui le federazioni rendicontano la composizione delle proprie direzioni e giustificano le nomine future. Potrebbe inoltre incidere sul dibattito politico sulla rappresentanza in altre istituzioni svizzere. Un articolo separato di Swissinfo, pubblicato nell’aprile 2026, ha esaminato gli effetti delle quote nei consigli di amministrazione delle aziende, ma il voto sullo sport riguarda un quadro normativo diverso.
I parlamentari svizzeri hanno aperto un confronto sul ruolo dello Stato nella governance sportiva. Swiss Olympic e le federazioni nazionali seguiranno con attenzione la decisione del Parlamento: eliminare l’obiettivo, mantenerlo oppure chiedere un nuovo modello per promuovere le donne nelle posizioni direttive.