Parlamento svizzero
Il Parlamento svizzero si prepara a un dibattito decisivo sui trattati con l’UE
La sessione autunnale del Parlamento svizzero affronterà il nuovo pacchetto di accordi con l’Unione europea, che include l’adozione dinamica del diritto dell’UE, la protezione dei salari e le misure di salvaguardia in materia di immigrazione. I senatori discuteranno inoltre se gli accordi debbano essere sottoposti a referendum facoltativo o obbligatorio, insieme al finanziamento dell’esercito e alla politica sul Mercosur.

L’Assemblea federale svizzera apre la sessione autunnale il 14 settembre, con il pacchetto di accordi con l’UE al centro dell’agenda politica. Il Parlamento si riunirà a Berna fino al 2 ottobre. Il Consiglio degli Stati si occuperà per la prima volta degli accordi nel corso di tre giorni.
Il pacchetto disciplina le regole istituzionali che governerebbero le future relazioni tra la Svizzera e l’Unione europea. I senatori esamineranno come la Svizzera adotterebbe il diritto pertinente dell’UE, come verrebbero mantenute le protezioni salariali esistenti e in che modo una clausola di salvaguardia potrebbe rispondere a un’immigrazione eccessiva.
Il dibattito ha conseguenze dirette sui rapporti della Svizzera con il maggiore blocco politico ed economico che la circonda. La sua portata, tuttavia, va ben oltre Berna. Una quota importante delle cittadine e dei cittadini svizzeri all’estero vive in Paesi dell’UE, dove la libera circolazione e la più ampia rete di accordi bilaterali influiscono sul lavoro, sul soggiorno e sulla certezza del diritto.
Nella stessa sessione il Parlamento si occuperà anche del finanziamento dell’esercito e della politica sul Mercosur. Questi dossier contenderanno l’attenzione al pacchetto con l’UE, ma il dibattito sui trattati probabilmente detterà il tono. La Commissione della politica estera ha approvato gli accordi. La Commissione dell’economia ha adottato una posizione più scettica, e spetterà al Consiglio degli Stati verificare se il pacchetto può superare le opposizioni interne al Parlamento.
Il Consiglio degli Stati valuta la soglia referendaria
La controversia sul referendum potrebbe determinare quanto sia alta la soglia che il pacchetto di accordi dovrà superare prima di arrivare alle urne. Dal 28 settembre il Consiglio degli Stati discuterà se gli accordi debbano essere sottoposti a referendum facoltativo oppure obbligatorio.
Con un referendum facoltativo, chi si oppone agli accordi potrebbe contestare il pacchetto raccogliendo firme dopo la sua approvazione da parte del Parlamento. Un referendum obbligatorio porterebbe invece automaticamente gli accordi a una votazione popolare e richiederebbe sia la maggioranza dei votanti sia quella dei Cantoni. Questa seconda soglia attribuisce ai Cantoni più piccoli un ruolo decisivo nell’esito.
Diversi senatori premono per la via del referendum obbligatorio. La richiesta è diventata una delle controversie procedurali più importanti legate agli accordi, perché potrebbe rendere la ratifica sostanzialmente più difficile. La questione rivela inoltre interpretazioni diverse del pacchetto, tra cui quella secondo cui le sue disposizioni istituzionali costituirebbero un cambiamento fondamentale nel rapporto costituzionale della Svizzera con l’UE.
La Commissione della politica estera ha sostenuto gli accordi, mentre la Commissione dell’economia si è mostrata più prudente. Secondo il resoconto, alcuni senatori oppongono una serie di ostacoli che potrebbero indebolire o bloccare il pacchetto. La decisione del Consiglio degli Stati sul tipo di referendum condizionerà quindi la fase successiva, che coinvolgerà elettrici, elettori e Cantoni.
I senatori valutano diritto, salari e immigrazione
L’adozione dinamica del diritto dell’UE, la protezione dei salari e le misure di salvaguardia in materia di immigrazione saranno le prove più impegnative per il pacchetto di accordi. Il Consiglio degli Stati dovrà valutare quanto da vicino la Svizzera seguirebbe le future regole dell’UE, proteggendo al contempo gli assetti nazionali che da tempo sono politicamente sensibili.
L’adozione dinamica del diritto dell’UE è al centro della questione istituzionale. I sostenitori degli accordi vedono in essa un meccanismo più chiaro per aggiornare le relazioni bilaterali. I critici temono che l’intesa possa ridurre il margine della Svizzera di decidere autonomamente quando cambiano le regole europee. Il dibattito costringerà i senatori a esaminare quanta influenza manterrebbe il Parlamento e quali garanzie si applicherebbero.
La protezione dei salari è un altro punto delicato. I sindacati e i partiti svizzeri considerano le misure contro la pressione al ribasso sui salari una condizione per stringere i rapporti con l’Europa. Il pacchetto comprende inoltre una clausola di salvaguardia in caso di immigrazione eccessiva, aggiungendo un meccanismo di controllo nazionale alla discussione sulla libera circolazione.
Queste questioni spiegano perché le commissioni non abbiano espresso una posizione unanime. La Commissione della politica estera ha approvato chiaramente il pacchetto. La Commissione dell’economia si è mostrata più scettica. I senatori contrari agli accordi potrebbero chiedere modifiche o condizioni procedurali che ne rendano più difficile l’approvazione, anche se il pacchetto nel suo insieme dovesse superare il dibattito iniziale.
La comunità svizzera all’estero segue i dibattiti parlamentari
L’agenda autunnale riguarda anche le cittadine e i cittadini svizzeri all’estero, con controversie sulle prestazioni e sulla doppia cittadinanza. Gli accordi con l’UE sono particolarmente importanti per la comunità svizzera all’estero, poiché molte persone vivono nell’Unione europea e fanno affidamento sulla libera circolazione e sulla certezza del diritto garantita dal quadro bilaterale.
Una proposta dell’Unione democratica di centro (UDC) mira a contrastare l’uso abusivo delle prestazioni complementari trasferite all’estero. Queste prestazioni sono riservate alle persone domiciliate in Svizzera. Il parlamentare Thomas de Courten afferma che alcuni beneficiari restano all’estero per più dei tre mesi consentiti senza informare le autorità. Potrebbero risentirne anche le cittadine e i cittadini svizzeri che mantengono un domicilio ufficiale in Svizzera pur vivendo all’estero, se la proposta dovesse proseguire, benché il suo obiettivo dichiarato siano le persone straniere.
Una mozione distinta dell’UDC riguarda la doppia cittadinanza. La mozione prende esplicitamente di mira le persone straniere naturalizzate in Svizzera e precisa che le cittadine e i cittadini svizzeri all’estero che acquisiscono un’altra nazionalità non sarebbero interessati. Gli argomenti politici alla base della proposta riguardano tuttavia la più ampia comunità svizzera all’estero, che conta circa 840’000 persone.
Il Parlamento discuterà questi dossier insieme al finanziamento dell’esercito e alla politica sul Mercosur. Il bilancio finale della sessione mostrerà se i senatori daranno la priorità alla continuità dei trattati, alle garanzie nazionali o a un approccio più restrittivo alle relazioni esterne della Svizzera.