politica
Il Parlamento svizzero approva un nuovo assegno nazionale per la custodia dei figli
Il Consiglio nazionale sostiene il modello proposto dal Consiglio degli Stati per un sistema di assegni per la custodia dei figli fino agli otto anni, segnando un cambiamento importante nella politica di sostegno alle famiglie.

Con il 2026 e la scadenza dell’attuale sistema svizzero di sostegno alla custodia dei figli che incombono, il Parlamento è finalmente intervenuto. Martedì il Consiglio nazionale ha sostenuto con decisione il modello del Consiglio degli Stati per un nuovo assegno nazionale per la custodia dei figli, segnando una svolta decisiva nel modo in cui il Paese sostiene le famiglie che lavorano. Non si tratta di un semplice adeguamento burocratico, ma di una riorganizzazione fondamentale della politica familiare volta a evitare un brusco vuoto nei finanziamenti.
Dal 2003 la Confederazione gestisce un programma temporaneo di sostegno. Ora, di fronte all’urgenza di trovare una soluzione permanente, il Consiglio nazionale ha abbandonato la richiesta iniziale del 2023 di un finanziamento diretto della Confederazione, giudicato troppo costoso dal Consiglio federale, e ha accettato un sistema di assegni finanziato dai Cantoni. Il compromesso presenta tuttavia una svolta importante: il Consiglio nazionale non intende esonerare del tutto la Confederazione e insiste sul mantenimento degli accordi di programma, per garantire qualità e accessibilità in tutta la Confederazione. La decisione segnala un raro momento di convergenza a Berna, anche se il percorso resta segnato da tensioni politiche.
Una boccata d’ossigeno da 200 milioni di franchi
Per consolidare i nuovi accordi di programma, il Parlamento ha stanziato l’ingente somma di 200 milioni di franchi di fondi federali sull’arco di quattro anni. Questa iniezione finanziaria è una sfida diretta ai fautori dell’austerità e fa sì che la Confederazione sostenga concretamente quanto afferma. «La Confederazione non dovrebbe limitarsi a stabilire le regole, ma dovrebbe anche contribuire in modo “ragionevole” sul piano finanziario», ha dichiarato Katja Christ dei Verdi liberali, esprimendo la convinzione che la vigilanza normativa debba essere accompagnata da un impegno finanziario.
Questi fondi non servono soltanto a garantire la continuità del sistema, ma costituiscono un intervento mirato contro le disparità regionali. Il correlatore Dominik Blunschy del Centro ha sottolineato che gli accordi sono essenziali per assicurare pari opportunità in tutta la Svizzera. Attualmente il Paese è confrontato con forti differenze nella disponibilità di servizi di custodia, soprattutto per i bambini con disabilità. Con questo finanziamento quadriennale, il Consiglio nazionale cerca di ridurre le disparità e imporre standard uniformi di qualità e accesso, obiettivo che i Cantoni da soli non sono riusciti a raggiungere in modo omogeneo.
I contorni del nuovo sistema
Il nuovo assegno stabilisce un limite preciso: si applica esclusivamente ai bambini fino a otto anni accolti in strutture istituzionali. È pensato specificamente per i genitori che lavorano e per le persone che seguono una formazione o un perfezionamento, con l’obiettivo di incentivare la partecipazione al mercato del lavoro. L’importo minimo è fissato a 100 franchi al mese, con un aumento di 50 franchi per ogni figlio supplementare: un aiuto concreto, seppur modesto, per le famiglie che devono far fronte a costi di custodia tra i più elevati d’Europa.
È però emerso un forte disaccordo sui criteri di ammissione. Il Consiglio degli Stati aveva insistito in precedenza per una clausola protezionistica che imponesse alle strutture di trovarsi in Svizzera e di operare in una lingua nazionale. Il Consiglio nazionale ha respinto queste condizioni, dando seguito all’avvertimento della ministra dell’interno Elisabeth Baume-Schneider. Secondo la consigliera federale, escludere le strutture oltre confine potrebbe provocare una controversia diplomatica con l’Unione europea in merito alla libera circolazione delle persone. Stralciando queste restrizioni, il Consiglio nazionale ha privilegiato la certezza del diritto rispetto alle istanze protezionistiche.
La frattura ideologica
Mentre il centro e la sinistra celebrano una vittoria per la politica sociale, la destra politica continua a opporsi con fermezza. L’Unione democratica di centro (UDC) e alcune correnti del Partito liberale radicale (PLR) hanno lanciato un attacco concertato, ma alla fine fallito, contro gli accordi di programma e gli aiuti federali. La loro argomentazione si fonda sul federalismo tradizionale svizzero: «La responsabilità per la custodia dei figli al di fuori della famiglia spetta ai Cantoni», ha sostenuto la liberale radicale Bettina Balmer, opponendosi all’estensione della vigilanza federale.
Anche il Consiglio federale, guidato da Baume-Schneider, si era inizialmente opposto agli accordi di programma per ragioni di costo. L’alleanza parlamentare formata dal Centro, dalla sinistra e dai Verdi liberali si è però dimostrata troppo solida. Il voto mette in luce una frattura sempre più profonda nella politica svizzera tra chi considera la custodia dei figli un’infrastruttura nazionale essenziale e chi la ritiene una questione privata o di competenza cantonale. Con l’avanzare del progetto di legge, l’attuazione di queste misure metterà alla prova la capacità di questo intervento federale di offrire davvero alle famiglie svizzere il sollievo promesso, senza appesantire la burocrazia.