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Swiss Observer

Che cosa definisce la Svizzera? Un sondaggio svela l’identità moderna alla vigilia della Festa nazionale

Con l’avvicinarsi del 1° agosto, un nuovo sondaggio mostra che la maggioranza degli svizzeri associa la nascita della nazione allo Stato federale del 1848, anziché al patto del 1291. Questo senso d’identità in evoluzione emerge mentre il discorso annuale del presidente della Confederazione sottolinea i valori duraturi nei periodi di crisi.

Che cosa definisce la Svizzera? Un sondaggio svela l’identità moderna alla vigilia della Festa nazionale
AIThe Local Switzerland

Ben il 52% dei cittadini svizzeri ritiene oggi che la vera nascita della nazione risalga al 1848, scalzando di fatto dalla coscienza collettiva il tradizionale giuramento del Grütli del 1291. Questo profondo cambiamento d’identità, rilevato dall’istituto Sotomo, segnala il distacco dai miti medievali a favore di una realtà moderna e costituzionale. Sebbene il patto del 1291 rimanga un pilastro della tradizione popolare, solo il 21% della popolazione lo considera ancora il principale evento fondativo. La svolta è particolarmente marcata nelle regioni di lingua tedesca, dove lo Stato federale del 1848 è ampiamente considerato il motore della Svizzera moderna. Nella Svizzera romanda e in Ticino, invece, le opinioni restano più divise e la narrazione storica è più sfumata. Questa evoluzione suggerisce che, con l’avvicinarsi del 1° agosto, gli svizzeri non celebrano soltanto una data, ma anche una conquista democratica concreta, che ha trasformato una confederazione poco coesa in una potenza globale. I dati mostrano che le preoccupazioni contemporanee stanno reinterpretando attivamente il passato, mettendo lo Stato di diritto e la struttura federale al di sopra delle antiche alleanze.

Il mito dell’arciere: Tell alla prova della realtà

Quasi due terzi della popolazione svizzera considerano oggi Guglielmo Tell un personaggio di fantasia, anziché un eroe storico. In particolare, il 37% lo ritiene una figura puramente leggendaria, mentre il 28% lo vede attraverso la lente dell’opera letteraria di Friedrich Schiller. Solo una minoranza, il 27%, continua a celebrarlo come il combattente per la libertà che si oppose agli Asburgo. Questa erosione della fede nel mito è più marcata tra gli anziani, mentre le generazioni più giovani e i sostenitori dell’Unione democratica di centro (UDC) sono più propensi a difendere la storicità di Tell. Lo scetticismo si estende anche alla storia della nazione durante la guerra: una netta maggioranza, il 56% degli intervistati, esclude che la strategia del «Ridotto nazionale» sia stata la ragione principale per cui la Svizzera uscì indenne dalla Seconda guerra mondiale. Indicano invece la dura realtà degli interessi economici, suggerendo che la Germania nazista abbia risparmiato il Paese unicamente per il suo ruolo di centro finanziario neutrale. Queste cifre mettono in discussione la versione idealizzata della storia svizzera e la sostituiscono con una lettura pragmatica, quasi cinica, di come il Paese sia sopravvissuto ai momenti più bui del XX secolo.

Il prezzo della purezza: proteggere il marchio svizzero

La dicitura «Swiss made» non è soltanto un’indicazione di provenienza: è un potente motore economico, in grado di far aumentare anche del 50% il prezzo di vendita dei beni di lusso. Per proteggere questo prezioso patrimonio, il governo svizzero applica alcune delle norme «Swissness» più rigorose al mondo. Perché un prodotto alimentare possa fregiarsi della croce svizzera, almeno l’80% delle materie prime deve provenire dalla Svizzera. La quota sale al 100% per il latte e i prodotti lattiero-caseari. Per i prodotti industriali è necessario che almeno il 60% dei costi di produzione sia realizzato in Svizzera. Queste regole non ammettono deroghe e garantiscono che il marchio «svizzero» resti sinonimo di qualità superiore. La legge consente tuttavia alcune particolarità: le mucche che pascolano su prati francesi nelle zone dell’unione doganale producono comunque latte «svizzero», a condizione che le aziende agricole siano gestite da svizzeri. Questa attenzione alla purezza ha una funzione economica fondamentale: proteggere le esportazioni del Paese dalla perdita di valore dovuta alla globalizzazione. Mentre le aziende devono fare i conti con l’aumento dei costi di produzione, cresce la pressione per mantenere questi standard. Il valore del marchio resta tuttavia un vantaggio competitivo senza pari sui mercati mondiali.

Unità nella crisi: l’appello all’azione del presidente

Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha rivolto un messaggio deciso agli 840.000 svizzeri che vivono all’estero, affermando che «la Svizzera trae la propria forza dal mantenere la continuità in mezzo al cambiamento». In un discorso segnato dalle ombre dei conflitti internazionali e da tragedie nazionali come l’incendio di Crans-Montana, Parmelin ha trasmesso un messaggio di ottimismo determinato. Secondo lui, le stesse pressioni che minacciano l’ordine internazionale basato sulle regole stanno, paradossalmente, forgiando un rinnovato senso di coesione globale. Richiamandosi all’umanesimo del compianto Peter Ustinov, Parmelin invita la diaspora svizzera a restare ottimista e ad affrontare i problemi senza perdersi d’animo. L’appello alla solidarietà non è una semplice formula retorica: rispecchia un Paese che considera i propri valori democratici e liberali un punto fermo in un mondo instabile. Con l’avvio delle celebrazioni della Festa nazionale, l’attenzione è rivolta soprattutto al futuro. Il messaggio del presidente ricorda che, anche se le definizioni storiche possono cambiare, i valori fondamentali della fermezza e della cooperazione internazionale restano alla base dell’identità svizzera. Il Paese è pronto ad affrontare le sfide di lungo periodo con la stessa continuità che ha caratterizzato il suo passato.