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Swiss Observer

Le autorità svizzere indagano sul latte per lattanti contaminato dopo i richiami

L’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria ha avviato un’inchiesta sui richiami di latte per lattanti di grandi marche come Nestlé e Danone. L’intervento fa seguito alle segnalazioni di contaminazione con la tossina cereulide e a quindici casi di malattia correlati in Svizzera.

AI16 febbraio 2026Il nostro processo editoriale
Le autorità svizzere indagano sul latte per lattanti contaminato dopo i richiami
AISWI swissinfo.ch

Quindici lattanti si sono ammalati, dando il via a un’inchiesta federale di grande portata che ha scosso il panorama della sicurezza alimentare in Svizzera. L’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) ha ufficialmente avviato un’inchiesta sulla contaminazione di latte per lattanti con la pericolosa tossina cereulide. Non si tratta di un controllo di routine, ma di una risposta diretta a un allarme per la salute pubblica, dopo che oltre una dozzina di lattanti vulnerabili ha manifestato sintomi riconducibili a questi prodotti.

Il vicedirettore dell’USAV Michael Beer ha confermato a Blick che «le analisi di laboratorio sono in corso», segnando l’inizio di un intenso lavoro per ricostruire la sequenza degli eventi. Le autorità si stanno muovendo rapidamente per determinare con precisione come si è verificata questa violazione e, soprattutto, perché. La presenza di cereulide, una tossina nota per causare gravi sintomi emetici, in un alimento destinato alla fascia di popolazione più vulnerabile è considerata una grave mancanza. L’inchiesta intende esaminare a fondo la catena di approvvigionamento per individuare il momento esatto della contaminazione, segnalando che le autorità svizzere adottano una linea rigorosa nei confronti delle violazioni della sicurezza alimentare.

I colossi del settore nel mirino

I grandi colossi del settore sono ora nel mirino sia delle autorità di vigilanza sia delle associazioni di tutela dei consumatori. I richiami hanno coinvolto alcuni dei nomi più importanti del settore, tra cui Nestlé, Hochdorf e i gruppi francesi Vitagermine e Danone. L’attenzione è però puntata soprattutto su Danone, che deve affrontare le dure accuse della Fondazione per la protezione dei consumatori in Svizzera, secondo cui avrebbe tardato a richiamare alcuni lotti del suo marchio Aptamil.

La portata del problema è significativa: i richiami sono stati avviati progressivamente non solo in Svizzera, ma anche oltre i confini europei. Il messaggio è chiaro: i meccanismi di controllo della qualità di queste multinazionali hanno fallito. Michael Beer dell’USAV ha espresso apertamente la propria «insoddisfazione» per la reazione delle aziende, un sentimento che rispecchia la frustrazione dei genitori in tutto il Paese. Si delinea un quadro di risposte aziendali lente di fronte a minacce immediate per la salute, una scommessa rischiosa quando è in gioco la salute dei lattanti. Il coinvolgimento della Fondazione per la protezione dei consumatori in Svizzera indica che non si tratta più soltanto di una questione regolatoria, ma anche di una battaglia per la fiducia dei consumatori.

Tolleranza zero per i ritardi

«È inaccettabile che le tossine possano contaminare gli alimenti senza che si intervenga immediatamente», dichiara Michael Beer, fissando uno standard chiaro per il settore. L’USAV ha precisato che, se dalle indagini emergerà che le aziende hanno reagito in ritardo o non hanno adempiuto ai propri obblighi di diligenza, le conseguenze saranno gravi. Si prospettano multe o persino l’avvio di procedimenti penali. Il messaggio da Berna è inequivocabile: quando è in gioco la sicurezza dei lattanti, non c’è margine di errore.

La posizione di Beer è quella di un’autorità di vigilanza che non intende scendere a compromessi. «Se sussiste un potenziale rischio per la salute, occorre procedere senza indugio a un richiamo su vasta scala: meglio un richiamo in più che uno in meno», ha affermato. Ciò segnala un orientamento verso un contesto normativo più rigoroso, nel quale ci si aspetta che i produttori controllino i propri fornitori con assoluto rigore. L’inchiesta esaminerà se queste aziende abbiano anteposto la tutela della propria reputazione alla sicurezza immediata della popolazione e, in caso affermativo, le conseguenze giuridiche potrebbero essere storiche.

Situazione e prospettive in materia di sicurezza

Nonostante l’allarme, oggi le autorità cercano di calmare i genitori. Michael Beer ha invitato alla calma, affermando senza mezzi termini che i genitori che acquistano attualmente latte per lattanti «non hanno motivo di preoccuparsi». L’USAV non prevede ulteriori richiami su vasta scala: è quindi probabile che i lotti contaminati siano stati isolati e ritirati con successo dalla catena di approvvigionamento.

Resta da vedere quali saranno le conseguenze a lungo termine per l’industria lattiero-casearia e degli alimenti per l’infanzia in Svizzera. L’incidente rappresenta un campanello d’allarme. I produttori sono ora avvertiti: devono fare tutto il possibile per prevenire future contaminazioni. Anche se il pericolo immediato sembra superato, la fiducia tra i genitori svizzeri e questi marchi globali è stata incrinata. Le prossime settimane saranno decisive, mentre l’inchiesta giunge al termine e si chiarisce la portata delle responsabilità. Per ora, i prodotti sugli scaffali sono sicuri, ma i controlli resteranno rigorosi.