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Swiss Observer

L’intelligence svizzera pubblica il dossier a lungo secretato sul medico nazista Mengele

Il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) ha pubblicato il dossier di 217 pagine su Josef Mengele, dopo aver ammesso di aver bloccato erroneamente l’accesso all’archivio. La pubblicazione fa luce sulla gestione, da parte della Svizzera, degli archivi d’intelligence legati ai crimini nazisti e sui limiti giuridici del segreto storico.

AI10 settembre 2026Il nostro processo editoriale
L’intelligence svizzera pubblica il dossier a lungo secretato sul medico nazista Mengele
AISWI swissinfo.ch

La Svizzera ha pubblicato un dossier d’intelligence di 217 pagine su Josef Mengele, facendo emergere come un errore di lunga data abbia tenuto lontani dal pubblico i documenti sul medico di Auschwitz. Il Servizio delle attività informative della Confederazione ha messo il fascicolo online il 10 settembre 2026, dopo aver ammesso di aver rifiutato erroneamente l’accesso.

Mengele è diventato uno dei più noti responsabili dei crimini medici nazisti. Ad Auschwitz selezionava i prigionieri per esperimenti spesso crudeli e mortali. Dopo la guerra è fuggito in Sud America, dove è rimasto latitante fino alla morte, avvenuta in Brasile nel 1979.

Il materiale pubblicato si concentra sui suoi legami con la Svizzera. Comprende articoli di giornale sui suoi presunti soggiorni nel Paese, anche in periodi in cui erano ancora in vigore mandati d’arresto internazionali. I documenti di polizia registrano divieti d’entrata, mandati d’arresto e indagini su persone sospettate di averlo aiutato a nascondersi.

La pubblicazione dà a storici e pubblico accesso diretto ai documenti conservati nell’Archivio federale. Sottopone inoltre a scrutinio le procedure dell’intelligence svizzera, poiché le autorità hanno riconosciuto che l’ostacolo derivava da un’interpretazione errata delle norme archivistiche.

Un errore archivistico ha tenuto chiuso il fascicolo

Il SIC ha dichiarato di aver ritenuto che il dossier fosse protetto fino alla fine del 2071. Questa interpretazione è venuta meno dopo che lo storico Gérard Wettstein ha contestato l’ultimo rifiuto, emesso nel febbraio 2026. Il reclamo ha portato a una verifica, che ha rivelato come l’agenzia avesse applicato in modo errato le norme sulla protezione degli archivi.

L’errore riguardava lo statuto di un fascicolo trasferito all’Archivio federale nel 2001 dal servizio di polizia allora attivo in seno all’Ufficio del procuratore generale. A quel momento il Governo federale aveva adottato una politica liberale in materia di accesso ai documenti storici. La Commissione Bergier aveva inoltre esaminato il dossier mentre preparava il suo rapporto sulla Svizzera e la Seconda guerra mondiale.

Il SIC ha dichiarato di non essersi reso conto che il fascicolo su Mengele era di fatto già stato declassificato. L’ammissione ha conseguenze che vanno oltre questo singolo archivio. Solleva interrogativi su come i servizi d’intelligence classificano i documenti più datati, su come comunicano con gli archivisti e su come i richiedenti possano contestare le decisioni quando gli archivi governativi restano chiusi.

Il servizio afferma ora che procederà a una revisione generale della propria politica di accesso ai documenti archiviati. La revisione potrebbe stabilire se anche altri documenti siano soggetti a ritardi analoghi.

I documenti ricostruiscono i soggiorni di Mengele in Svizzera

Il dossier documenta ripetuti sospetti secondo cui Mengele sarebbe entrato in Svizzera mentre era ricercato a livello internazionale. Gran parte del fascicolo è costituita da articoli di giornale che seguono le presunte visite e i tentativi di stabilire dove soggiornasse il latitante. I resoconti documentano le preoccupazioni dell’opinione pubblica mentre le autorità svizzere si confrontavano con un uomo già associato a massacri e sperimentazioni mediche.

I documenti di polizia aggiungono un livello più formale. Comprendono divieti d’entrata e mandati d’arresto, oltre a indagini su persone che potrebbero aver offerto a Mengele un nascondiglio. Alcuni passaggi restano oscurati, perciò la pubblicazione non risponde a tutte le domande su chi sapesse cosa, né su quando lo sapesse.

Il fascicolo è particolarmente rilevante per la Svizzera, poiché dopo la guerra Mengele tornò in Europa da turista e si recò nel Paese. In precedenza, i media pubblici svizzeri avevano esaminato quell’episodio e le circostanze dei suoi soggiorni. I documenti appena pubblicati potrebbero aiutare i ricercatori a verificare le ricostruzioni circolate per decenni.

Wettstein, il cui reclamo ha dato impulso alla verifica, ha accolto con favore la pubblicazione in maggio, definendola un «passo importante». Ha affermato che l’accesso potrebbe contribuire a sfatare i miti sulla presenza di Mengele in Svizzera. Ora i documenti pubblicati permettono di svolgere questo lavoro sulla base di fonti primarie, e non soltanto di supposizioni.

Il SIC definisce i limiti della divulgazione

Il SIC afferma di aver effettuato il minor numero possibile di oscuramenti. Il dossier pubblicato continua a tutelare le informazioni personali dei dipendenti della Confederazione legati al SIC e alle organizzazioni che lo hanno preceduto. Non divulga inoltre informazioni coperte dalla protezione legale delle fonti e dati concernenti terze persone, a meno che queste non siano personaggi pubblici.

Questi limiti riflettono la tensione concreta che caratterizza gli archivi d’intelligence. I documenti storici possono essere essenziali per comprendere l’operato dello Stato, ma possono contenere informazioni su informatori, funzionari e privati che non hanno mai ricoperto ruoli pubblici. Il SIC ha pubblicato il fascicolo mantenendo protette le categorie di informazioni tutelate dalla legge.

Gli oscuramenti parziali offrono anche al pubblico una visione più chiara di ciò che resta inaccessibile. I ricercatori possono ora distinguere tra il materiale omesso per ragioni giuridiche e quello precedentemente bloccato perché le autorità avevano interpretato male il periodo di protezione. Questa distinzione è importante per le future richieste riguardanti documenti d’intelligence.

La revisione generale promessa dall’agenzia verificherà se le sue procedure siano in linea con l’approccio liberale del Governo federale in materia di accesso ai documenti storici. Potrebbe inoltre chiarire come il SIC si coordini con l’Archivio federale quando i vecchi fascicoli d’intelligence passano dalla custodia operativa alla documentazione storica.

La pubblicazione mette alla prova la responsabilità archivistica della Svizzera

La pubblicazione sposta il dibattito dall’esistenza del dossier alla gestione del passato dell’intelligence svizzera. Si sapeva già che i documenti erano stati esaminati dalla Commissione Bergier, ma il pubblico non poteva consultare liberamente l’intero fascicolo perché il SIC lo considerava protetto. Ora questa distanza tra esame storico e accesso pubblico si è ridotta.

Per gli storici svizzeri, il dossier offre una base documentale per esaminare come le autorità abbiano reagito alla presenza di un criminale nazista latitante, come siano circolate le informazioni tra polizia e servizi d’intelligence e come siano state indagate le persone sospettate di averlo aiutato. I documenti potrebbero anche aiutare a stabilire quali affermazioni sulla presenza di Mengele in Svizzera si basino su rapporti ufficiali e quali su ricostruzioni successive.

Per lo Stato, il caso è una prova di responsabilità archivistica. Il SIC ha riconosciuto l’errore, pubblicato il materiale e promesso una revisione più ampia. Questi passi non cancellano gli anni in cui l’accesso è stato limitato, ma creano una procedura per esaminare fascicoli analoghi.

Il dossier è ora disponibile attraverso il sistema federale, con le protezioni previste dalla legge ancora in vigore. La pubblicazione offre a ricercatori, giornalisti e cittadini svizzeri una base documentale per tornare su uno dei legami più delicati del Paese con i crimini nazisti.