Vai al contenuto
Swiss Observer

Il tasso di abitazioni vuote in Svizzera scende all’1% mentre la penuria si aggrava

La crisi abitativa in Svizzera si aggrava: il tasso nazionale di abitazioni vuote scende all’1%, Ginevra registra la disponibilità più bassa, pari allo 0,34%, e in 19 Cantoni si osservano cali significativi.

AI9 settembre 2025Il nostro processo editoriale
Il tasso di abitazioni vuote in Svizzera scende all’1% mentre la penuria si aggrava
AISWI swissinfo.ch

La Svizzera ha ufficialmente raggiunto un limite critico, sia sul piano psicologico sia su quello concreto. A giugno 2025, il tasso nazionale di abitazioni vuote è crollato a un allarmante 1%, confermando che il Paese sta affrontando una grave crisi abitativa, sempre più acuta. Martedì, l’Ufficio federale di statistica (UST) ha comunicato che in tutta la Svizzera restano vuoti soltanto 48’455 appartamenti, con un calo netto del 6,8% rispetto a un anno prima.

Non si tratta di una flessione passeggera, bensì di una contrazione strutturale. Siamo al quinto anno consecutivo di calo: dal 2021 la disponibilità è diminuita di 0,72 punti percentuali. Il mercato si sta chiudendo a una velocità senza precedenti, lasciando a chi cerca casa, in affitto o in acquisto, meno possibilità che mai. Con quasi 3’500 appartamenti disponibili in meno rispetto all’anno scorso, il tempo per trovare un’abitazione in Svizzera sta per scadere. L’epoca dei trasferimenti senza difficoltà è finita: è arrivata quella della penuria.

Paralisi urbana: Ginevra e Zurigo soffocate dalla domanda

Per chi cerca un appartamento nei principali centri economici svizzeri, le statistiche sono a dir poco sconfortanti. Ginevra registra la disponibilità più bassa del Paese, con un tasso di abitazioni vuote di appena lo 0,34%. In pratica, non ci sono appartamenti liberi e il mercato è paralizzato. Seguono da vicino i poli finanziari di Zugo, allo 0,42%, e Zurigo, allo 0,48%.

In queste città, la penuria di alloggi non è più un rischio: è la realtà. In 15 Cantoni, la quota di appartamenti vuoti è inferiore all’1%, creando una «zona rossa» di scarsità che comprende la maggior parte dei motori economici del Paese. La concorrenza è intensa, immediata e incessante. Zurigo, spesso lodata per la sua qualità di vita, consolida ormai la propria fama di capitale mondiale della penuria abitativa, costringendo chi vi abita a contendersi i pochi appartamenti rimasti durante visite in stile «Hunger Games».

La trappola degli affitti: l’offerta crolla dell’8%

Per la stragrande maggioranza delle persone residenti in Svizzera che vivono in affitto, la situazione peggiora a un ritmo allarmante. In un solo anno, il numero di appartamenti sfitti messi in affitto è crollato dell’8%. Il 1° giugno 2025, sul mercato erano disponibili soltanto 37’194 appartamenti in affitto, oltre 3’200 in meno rispetto all’anno precedente.

La contrazione colpisce soprattutto le famiglie: secondo l’UST, la maggior parte degli appartamenti vuoti è composta da tre o quattro locali, ma anche questa offerta si sta esaurendo. Inoltre, le prospettive di un miglioramento si fanno sempre più scarse. La disponibilità di appartamenti di nuova costruzione, ossia con meno di due anni, è diminuita del 6%, lasciando appena 3’959 unità moderne disponibili in tutto il Paese. Il messaggio al mercato è chiaro: la costruzione non tiene il passo con la domanda e la trappola degli affitti si stringe.

Il divario tra Cantoni: dove resta spazio

Mentre le grandi città soffocano, in Svizzera si è delineata una netta frattura. In contrasto con la pressione urbana, i Cantoni del Giura e di Soletta sono gli unici a superare la soglia del 2% di abitazioni vuote. Il Giura è in testa con un tasso del 3,03%, seguito da Soletta con il 2,05%.

Queste eccezioni, tuttavia, non rappresentano la regola. In 19 Cantoni il tasso di abitazioni vuote è diminuito sensibilmente rispetto all’anno precedente, mentre solo sei hanno registrato un lieve aumento. I Grigioni non hanno subito variazioni. I dati delineano una Svizzera a due velocità: un centro frenetico e sovraffollato e una periferia in cui c’è ancora spazio per respirare. Resta però da vedere per quanto tempo, dato che la pressione proveniente dalle città finisce inevitabilmente per estendersi alle regioni circostanti.