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Crisi abitativa in Svizzera: gli acquisti immobiliari di Zurigo accendono il dibattito
Gli sfratti di massa nelle «case Sugus» suscitano un dibattito nazionale sugli alloggi a prezzi accessibili e sulle politiche di protezione degli inquilini

Ben 250 inquilini sono costretti a lasciare le loro abitazioni nelle cosiddette «case Sugus» di Zurigo, un fatto che ha infranto l’illusione di stabilità del mercato svizzero degli affitti. Non si tratta di un normale avvicendamento amministrativo, ma di uno sfratto di massa che ha suscitato dure condanne in tutto lo spettro politico. L’entità degli sfratti ha mobilitato l’opinione pubblica, trasformando una controversia locale in un punto nevralgico di una crisi nazionale. Anche l’Associazione dei proprietari fondiari, solitamente schierata a difesa dei diritti dei locatori, si è unita alle critiche, segnalando che è stato superato un limite.
Florian Utz, copresidente del Partito socialista a Zurigo, chiede un intervento legislativo immediato. «Non si può andare avanti così», ha dichiarato Utz, invocando nuove leggi federali e cantonali per proteggere gli inquilini dagli sfratti di massa dettati dalla ricerca del profitto. Il caso mostra in modo brutale come i locatori possano sfruttare le ristrutturazioni e gli sfratti per massimizzare i rendimenti, lasciando al freddo le persone più vulnerabili. Mentre la città affronta questo shock, aumenta la pressione sui responsabili politici affinché dimostrino che la protezione degli inquilini non è soltanto una promessa sulla carta.
La scommessa multimilionaria di Zurigo
Zurigo cerca di uscire dalla crisi acquistando immobili con risorse senza precedenti. Per il solo prossimo anno la città ha stanziato ben 600 milioni di CHF (672 milioni di dollari) per l’acquisto di immobili, in un tentativo urgente di riprendere il controllo del mercato abitativo. Questa intensa campagna di spesa è alla base dell’ambiziosa, ma in difficoltà, strategia della città: fare in modo che entro il 2050 un terzo di tutti gli alloggi sia di utilità pubblica. Gli elettori hanno approvato questo obiettivo oltre dieci anni fa, ma, nonostante spese record, i progressi sono stati minimi.
Il governo cittadino di sinistra rilancia, acquistando zone residenziali per centinaia di milioni in una corsa contro la speculazione privata. La sindaca Corine Mauch ha persino annunciato l’intenzione di negoziare direttamente con i proprietari delle «case Sugus» un possibile acquisto. La realtà, tuttavia, è netta: negli ultimi anni, investire semplicemente più denaro nel problema non ha aumentato la quota di alloggi di utilità pubblica. Il mercato si muove più rapidamente delle disponibilità finanziarie della città, sollevando interrogativi cruciali sulla sostenibilità di questa strategia finanziaria ad alto rischio.
Il terreno di scontro politico: intervento o mercato
La strategia degli acquisti sostenuti dallo Stato ha aperto una profonda frattura politica. Mentre la sinistra considera gli acquisti l’unica ancora di salvezza per garantire alloggi a prezzi accessibili, le voci conservatrici li ritengono un uso improprio del denaro pubblico. Albert Leiser, consigliere comunale del Partito liberale radicale, condanna gli sfratti dalle «case Sugus», ma si oppone fermamente alle abitudini di spesa della città. «Solo la città può permettersi di acquistare immobili a prezzi elevati e poi abbassare gli affitti», sostiene Leiser, affermando che le profonde disponibilità finanziarie del governo distorcono il mercato.
Secondo Leiser, i 600 milioni di CHF sarebbero molto più efficaci se usati per sostenere direttamente le persone che ne hanno davvero bisogno, anziché competere con gli acquirenti privati sul mercato immobiliare. Questo scontro ideologico mette in luce il dilemma centrale della pianificazione urbana svizzera: lo Stato dovrebbe agire da grande locatore oppure sovvenzionare gli inquilini? Mentre il dibattito infuria, la distanza tra le due posizioni aumenta e gli inquilini restano intrappolati nel fuoco incrociato di una battaglia ideologica sul futuro dell’abitare in Svizzera.
Ostacoli giuridici e lotta per il controllo
Il denaro da solo non può risolvere l’emergenza abitativa di Zurigo: la città chiede maggiori poteri. La sindaca Corine Mauch ammette senza mezzi termini: «Siamo arrivati a un vicolo cieco». L’ostacolo non è finanziario, bensì giuridico. A differenza del Canton Vaud, Zurigo non dispone di un «diritto di prelazione», uno strumento giuridico fondamentale che consente ai Comuni di intervenire e acquistare immobili prima che siano venduti a investitori privati. Senza questo diritto, la città è costretta a competere sul mercato libero, spesso arrivando troppo tardi oppure venendo superata dalle offerte degli speculatori.
L’Unione delle città svizzere, presieduta da Anders Stokholm, si batte con decisione per ottenere questo potere, sostenendo che sia essenziale per la sopravvivenza dei Comuni. Le richieste si sono però arenate a livello nazionale, dove la resistenza a un ampliamento dei diritti degli inquilini resta forte. Dopo che di recente gli elettori svizzeri hanno respinto i piani per rafforzare la protezione degli inquilini, le città sono costrette a puntare sulla promozione delle cooperative e degli operatori senza scopo di lucro. La battaglia per le «case Sugus» va oltre una questione locale: è il sintomo di un sistema in cui le città lottano con una mano legata dietro la schiena.