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La crisi abitativa in Svizzera si aggrava: il mercato degli affitti resta sotto pressione nonostante più annunci
Nonostante un aumento del 21% degli alloggi in affitto annunciati, il mercato abitativo svizzero resta teso e i tempi di pubblicazione degli annunci si accorciano, con ripercussioni soprattutto sulle persone a basso reddito nelle aree urbane

Tra aprile 2024 e marzo 2025, ben 410’000 appartamenti sono stati messi sul mercato svizzero, ma la crisi abitativa non accenna a diminuire. Sebbene i dati grezzi indichino un aumento del 21% degli annunci, pari a quasi 70’000 alloggi in più rispetto all’anno precedente, gli inquilini non devono aspettarsi una ricerca facile. Questo boom statistico è ingannevole. Non è il risultato di una rinascita dell’edilizia, bensì della realizzazione di richieste di trasloco accumulate nel tempo. Il mercato è in movimento, ma non cresce.
La domanda resta vorace e assorbe quasi immediatamente l’aumento dell’offerta. L’ultimo Online Flat Index (OWI) dell’Istituto svizzero di economia immobiliare conferma che, nonostante il maggior numero di annunci, la pressione su chi cerca casa è appena diminuita. Solo Zurigo offre un debole segnale di speranza, con indizi di un lieve allentamento, mentre nel resto del Paese la concorrenza rimane agguerrita. I numeri dipingono un quadro chiaro: più possibilità sullo schermo non significano più chiavi in mano.
La corsa disperata: 23 giorni per trovare casa
Ventitré giorni. È questo il tempo medio che un annuncio di un appartamento in affitto resta ora sul mercato svizzero prima di scomparire. In una dimostrazione impressionante della velocità del mercato, la durata media di pubblicazione è diminuita di quattro giorni rispetto all’anno scorso. Questa accelerazione dimostra che l’aumento del 21% degli annunci viene assorbito dalla popolazione in cerca di casa, sempre più in difficoltà, più rapidamente che mai.
Chi cerca un alloggio è costretto a partecipare a una corsa ad alta velocità, in cui esitare significa rischiare di restare senza casa. I dati dell’Associazione svizzera dell’economia immobiliare e di Newhome rivelano un contesto ipercompetitivo, nel quale l’«aumento dell’offerta» fa soltanto accelerare il ricambio. La finestra di opportunità si restringe e costringe le persone a prendere decisioni che cambiano la vita nel giro di poche ore. Non è un mercato funzionante, ma una pentola a pressione, in cui la pura velocità delle transazioni nasconde il deficit strutturale di nuove costruzioni nel 2023.
Cemento al posto del verde: la trasformazione industriale
L’epoca delle costruzioni sui prati verdi è finita. Negli ultimi due decenni, nei centri urbani svizzeri si è praticamente smesso di costruire su terreni liberi, costringendo gli sviluppatori a sfruttare il tessuto urbano esistente. Uno studio fondamentale del Politecnico federale di Zurigo rivela che il futuro dell’edilizia abitativa svizzera si trova sulle ceneri del suo passato industriale. In alcuni agglomerati, ben il 63% dei nuovi edifici sorge su aree industriali riconvertite.
Grandi città come Berna, Basilea, Losanna e Ginevra si affidano interamente a edifici sostitutivi, alla costruzione di piani aggiuntivi e alla riconversione di fabbriche per ricavare nuovi spazi abitativi. Questa densificazione aggressiva è l’unico motore che impedisce ai dati sull’offerta di crollare del tutto. La presentazione dell’Ufficio federale delle abitazioni sottolinea una dura realtà: non stiamo ampliando la nostra impronta, ma ci limitiamo a costruire più in alto e più fitto sugli stessi appezzamenti. La trasformazione è totale: per pura necessità, il patrimonio industriale del Paese viene convertito in zone residenziali ad alta densità.
La crisi degli allontanamenti: le persone vulnerabili non possono più permettersi di restare
Il progresso ha un prezzo, e a pagarlo sono le persone più povere in Svizzera. La spinta alla densificazione sta provocando un’ondata silenziosa di allontanamenti nei cinque maggiori agglomerati del Paese. Lo studio del Politecnico federale di Zurigo giunge a una conclusione schiacciante: quando le ruspe entrano in azione per fare spazio a edifici sostitutivi, i nuclei familiari a basso reddito sono le prime vittime. Sono allontanati più spesso di qualsiasi altro gruppo sociale e di fatto espulsi dai quartieri in fase di riqualificazione.
Questo è il lato oscuro del rinnovamento urbano. Mentre le statistiche celebrano nuovi appartamenti e infrastrutture modernizzate, il costo umano si misura negli sfratti di persone vulnerabili che non possono più permettersi di vivere nelle città che hanno contribuito a costruire. Il rapporto dell’Ufficio federale delle abitazioni mette in evidenza un fallimento sistemico: la ricerca di maggiore volume produce meno equità. Mentre la Svizzera costruisce verso l’alto, spinge fuori chi guadagna meno, creando un mercato abitativo stratificato in cui la sicurezza della locazione diventa un bene di lusso.