Vai al contenuto
Swiss Observer

Ospedali svizzeri in crisi finanziaria: perdite per 750 milioni di CHF

Nel 2024 gli istituti sanitari svizzeri hanno registrato perdite significative nonostante l’aumento del fatturato, sollevando interrogativi sulla sostenibilità del sistema sanitario.

Ospedali svizzeri in crisi finanziaria: perdite per 750 milioni di CHF
AISWI swissinfo.ch

Il settore sanitario svizzero è alle prese con una catastrofe finanziaria di proporzioni senza precedenti. Una rivelazione sconcertante scuote le fondamenta delle nostre infrastrutture mediche: nel 2024 ospedali e cliniche svizzeri hanno registrato complessivamente una perdita di 750 milioni di CHF (926 milioni di dollari). Non si tratta semplicemente di un calo degli utili, ma di un forte segnale d’allarme sistemico. Uno studio approfondito della società di consulenza KPMG, che ha analizzato 50 grandi ospedali, centri di riabilitazione e cliniche psichiatriche, mette in luce una realtà preoccupante: la situazione finanziaria degli istituti che forniscono cure è critica.

Nonostante la reputazione della Svizzera per la sua solidità economica, il settore sanitario sta perdendo denaro a ritmi preoccupanti. L’entità del deficit, pari a tre quarti di miliardo di franchi, indica che gli attuali modelli di finanziamento non riescono a stare al passo con la realtà. Questa emorragia finanziaria rischia di compromettere la qualità delle cure che i cittadini svizzeri si aspettano. Quando gli istituti che dovrebbero salvare vite lottano a loro volta per sopravvivere, le conseguenze per l’economia nazionale e il benessere della popolazione sono immediate e allarmanti. I dati parlano chiaro: il sistema è sottoposto a forti pressioni e le crepe si stanno allargando fino a diventare voragini.

Il gioco a somma zero: ricavi in forte crescita e costi alle stelle

In apparenza, l’attività sembra prosperare, ma gli indicatori sottostanti rivelano un duro gioco a somma zero. Nel 2024 il fatturato del settore è cresciuto del 4,9%, soprattutto grazie all’aumento superiore alla media, pari all’1,5%, delle tariffe per i trattamenti stazionari. In condizioni normali, una crescita simile sarebbe motivo di soddisfazione. Ma, in un crudele scherzo del destino economico, questo aumento dei ricavi è stato subito annullato da un incremento parallelo del 4,9% dei costi d’esercizio. Ogni franco guadagnato è stato immediatamente assorbito dall’aumento del costo delle cure.

Questa tempesta perfetta di forze contrapposte fa sì che, nonostante curino più pazienti e applichino tariffe più elevate, gli ospedali restino al punto di partenza. L’inarrestabile inflazione, insieme agli elevati costi delle moderne tecnologie mediche e del personale, ha reso inefficace la crescita dei ricavi. Il settore è intrappolato in un circolo vizioso, in cui le entrate non riescono a crescere più rapidamente dei costi, in forte aumento. Questa stagnazione è pericolosa: senza un’eccedenza da reinvestire, l’innovazione si arresta e le riserve necessarie per affrontare futuri shock economici si esauriscono completamente.

Il divario di sostenibilità: manca l’obiettivo del 10%

Il dato più significativo del rapporto KPMG evidenzia un enorme divario tra sopravvivenza e sostenibilità. Per mantenere le proprie strutture, aggiornare le tecnologie salvavita e coprire gli investimenti necessari, gli ospedali svizzeri devono raggiungere un margine EBITDA di almeno il 10%. La realtà è ben lontana da questo obiettivo. Nel 2024 il margine medio si attestava su un modesto 3,4%. Pur rappresentando una lieve ripresa rispetto all’1,9% dell’anno precedente, il dato resta pericolosamente al di sotto della soglia necessaria per garantire la sostenibilità a lungo termine.

Questo scarto del 6,6% non è solo un numero su un foglio di calcolo: significa manutenzioni rinviate, aggiornamenti delle apparecchiature posticipati e modernizzazione interrotta. Un margine del 3,4% non lascia praticamente alcun margine d’errore. Costringe i dirigenti a scegliere tra il pareggio dei conti e gli investimenti nel futuro della medicina svizzera. Se la tendenza dovesse continuare, rischiamo di ritrovarci con infrastrutture sanitarie ancora funzionanti, ma sempre più obsolete. La distanza tra l’obiettivo e la realtà è una bomba a orologeria per la capacità d’innovazione del settore.

La trappola degli ammortamenti: successo operativo e perdite effettive

Il dato più preoccupante del 2024 sta nella natura ingannevole del successo «operativo». Dal punto di vista puramente operativo, oltre l’80% degli istituti esaminati ha effettivamente ottenuto un risultato positivo. Nella gestione quotidiana riescono a tenere le luci accese. Ma quando si tiene conto della realtà contabile degli ammortamenti, ossia dell’usura degli edifici e delle costose apparecchiature mediche, il quadro si fa molto più cupo. Dopo queste necessarie deduzioni, oltre la metà degli istituti che forniscono prestazioni è finita in perdita.

Questa distinzione mette in evidenza la «trappola degli ammortamenti». Per restare a galla, gli ospedali stanno consumando le proprie risorse. Di fatto, intaccano i loro attivi senza generare utili sufficienti a sostituirli. Anche se per la maggioranza il flusso di cassa quotidiano può apparire positivo, il bilancio a lungo termine si deteriora. Ciò indica un’incapacità sistemica di finanziare il futuro. Assistiamo a un sistema sanitario che affronta il presente attingendo alla propria longevità, una strategia destinata matematicamente a fallire senza un intervento strutturale significativo.