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Swiss Observer

L’assicurazione malattie svizzera continuerà a coprire la medicina alternativa

Il Consiglio degli Stati respinge una mozione volta a escludere agopuntura e omeopatia dalla copertura dell’assicurazione di base, confermando il voto popolare del 2009 sui trattamenti alternativi.

L’assicurazione malattie svizzera continuerà a coprire la medicina alternativa
AISWI swissinfo.ch

Con una decisione netta che ribadisce l’approccio particolare della Svizzera alla sanità, il Consiglio degli Stati ha affossato una mozione volta a stralciare la medicina alternativa dalla copertura dell’assicurazione di base. Il 12 giugno 2025, la Camera alta ha respinto tacitamente la proposta, mettendo di fatto al riparo i trattamenti olistici dal taglio. Il rifiuto è arrivato in aperto contrasto con il parere del Consiglio nazionale, segnando un duro scontro parlamentare in cui la tradizione e il mandato popolare hanno prevalso sulle misure di austerità.

La mozione, che avrebbe stravolto l’attuale sistema assicurativo, ha incontrato una resistenza immediata e decisa in aula. Confermando la situazione attuale, i parlamentari hanno lanciato un messaggio forte: l’integrazione della medicina convenzionale e di quella complementare non è soltanto una scelta politica, ma un elemento centrale dell’identità sanitaria svizzera. La decisione garantisce che milioni di persone residenti in Svizzera possano continuare ad accedere a un’ampia gamma di trattamenti rimborsati senza ulteriori ostacoli finanziari. È una vittoria per la libertà di scelta dei pazienti e consolida la reputazione della Confederazione come eccezione a livello mondiale per il sostegno statale a diverse concezioni della medicina.

Cinque pilastri terapeutici confermati

Cinque discipline mediche distinte sono uscite indenni dall’attacco parlamentare e restano saldamente incluse nel catalogo delle prestazioni dell’assicurazione malattie di base. Agopuntura, omeopatia, fitoterapia, medicina antroposofica e farmacoterapia della medicina tradizionale cinese (MTC) continueranno a essere rimborsate automaticamente per tutte le persone assicurate. La mozione prendeva esplicitamente di mira questi cinque pilastri, cercando di relegarli tra le prestazioni complementari, anziché considerarli cure essenziali.

Per pazienti e professionisti del settore è un momento di grande sollievo. In Svizzera questi trattamenti non sono marginali, ma sono profondamente radicati nella pratica sanitaria quotidiana. Respingendo la mozione, il Consiglio degli Stati riconosce che per una parte significativa della popolazione una prescrizione di rimedi a base di erbe o una seduta di agopuntura sono importanti quanto una visita dal medico di famiglia. Il mantenimento di queste terapie conferma una concezione olistica della salute a cui il sistema svizzero non intende rinunciare, garantendo che l’intera gamma delle pratiche terapeutiche resti accessibile alla popolazione, indipendentemente dalla possibilità di pagare un’assicurazione complementare.

Lo scontro sulle prestazioni «facoltative»

Il dibattito ha dato vita a un duro confronto ideologico tra chi sostiene la riduzione dei costi e chi difende la situazione attuale. Philippe Nantermod, del Partito liberale radicale di centrodestra, ha guidato la battaglia, poi fallita, sostenendo con forza che questi trattamenti dovrebbero diventare «prestazioni facoltative», come la copertura degli infortuni. La sua posizione riflette la crescente pressione per contenere i costi sanitari in aumento, riducendo prestazioni che alcuni politici considerano non essenziali.

Questa logica di mercato si è però scontrata frontalmente con la realtà politica. Hannes Germann, dell’Unione democratica di centro, intervenendo a nome della commissione, ha frenato la proposta richiamando il peso innegabile della democrazia diretta. Ha sostenuto che stralciare la copertura «andrebbe contro la volontà della popolazione». Lo scontro mette in luce una tensione centrale nella politica svizzera: il costante attrito tra il conservatorismo finanziario e i mandati espressi dal popolo. La sconfitta di Nantermod dimostra che in Svizzera l’efficienza tecnocratica non può facilmente prevalere sul contratto sociale consolidato, soprattutto quando sono in gioco la salute e il benessere della popolazione.

Economia e volontà popolare

In definitiva, la decisione si fonda sul voto popolare del 2009, quando la popolazione svizzera si è espressa a larga maggioranza a favore dell’inclusione della medicina complementare nell’assicurazione di base. Questo mandato democratico resta un tema intoccabile della politica sanitaria svizzera: metterlo in discussione comporta il rischio di gravi conseguenze politiche. Il rifiuto del Consiglio degli Stati di scavalcare quel voto dimostra un profondo rispetto per il carattere vincolante del sistema referendario, anche a distanza di oltre un decennio.

Inoltre, le argomentazioni economiche a favore del taglio di queste prestazioni non hanno retto all’esame. La ministra della sanità Elisabeth Baume-Schneider ha smontato la motivazione finanziaria, affermando chiaramente che i risparmi ottenuti con la fine della copertura sarebbero trascurabili. È un duro colpo per i sostenitori dell’austerità: compromettere le cure di migliaia di persone per risparmi «non molto elevati» non è una strada politicamente praticabile. L’allineamento del Governo con il Consiglio degli Stati conferma che il sistema attuale non è soltanto popolare, ma anche sostenibile sul piano finanziario. La Svizzera continuerà a seguire la propria strada, dimostrando che un sistema sanitario moderno può essere rigoroso dal punto di vista scientifico e al contempo aperto alle tradizioni alternative, senza far esplodere i costi.