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Swiss Observer

La responsabile della sanità svizzera riconosce le carenze nella risposta al Covid-19

La responsabile federale della sanità ammette le carenze nell’assistenza agli anziani durante la pandemia e chiede una migliore gestione delle crisi.

AI1 settembre 2025Il nostro processo editoriale
La responsabile della sanità svizzera riconosce le carenze nella risposta al Covid-19
AISWI swissinfo.ch

La Svizzera ha deluso le persone più vulnerabili proprio quando avevano più bisogno di protezione. In un’ammissione schietta e senza precedenti, Anne Lévy, direttrice dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), ha riconosciuto che, durante la fase più acuta della pandemia di Covid-19, il Paese ha «lasciato sole» le persone anziane. In un’intervista alla Neue Zürcher Zeitung, Lévy ha tolto il velo burocratico, mettendo in luce un grave errore di valutazione: il sistema era troppo rigido, troppo lento e troppo concentrato sull’isolamento, anziché su un’assistenza globale.

La tensione tra sicurezza fisica e benessere psicologico ha raggiunto il punto di rottura nelle case di cura dei Cantoni. Mentre lo Stato si affannava a erigere barriere contro il virus, ha involontariamente costruito prigioni di solitudine. «Erano le persone più vulnerabili», ha affermato Lévy, riconoscendo che le richieste di protezione spesso soffocavano le disperate invocazioni di contatto umano. Non si è trattato soltanto di un errore logistico, ma di una mancanza sul piano umanitario. Questa ammissione segna un significativo passaggio da una posizione difensiva all’assunzione di responsabilità e indica che il Consiglio federale sta finalmente affrontando il costo umano dei protocolli di gestione della crisi.

Ripensare le restrizioni per i giovani in Svizzera

Mentre le persone anziane soffrivano in isolamento, i giovani in Svizzera erano vincolati da restrizioni eccessive che, col senno di poi, sono rimaste in vigore troppo a lungo. L’UFSP ammette ora che il peso imposto alle giovani generazioni è stato sproporzionato rispetto al rischio cui erano esposte. Le scuole sono rimaste terreno di scontro politico anziché luoghi dedicati all’apprendimento, e la vita sociale è stata spenta in nome della sicurezza pubblica.

La concessione di Lévy è chiara: le misure che riguardavano i giovani avrebbero potuto, e dovuto, essere allentate prima. «Abbiamo sempre cercato di mantenere ogni misura solo per il tempo necessario», ha sostenuto Lévy, ma i dati suggeriscono un’esitazione che è costata agli adolescenti anni cruciali di crescita. La «via mediana» del Governo, spesso elogiata come un pragmatico compromesso svizzero, si è evidentemente spinta troppo verso la prudenza nei confronti dei giovani. Questa ammissione dà ragione alle frustrazioni di migliaia di famiglie, convinte che i loro figli fossero stati sacrificati per proteggere una fascia della popolazione che, come si è riconosciuto, era nel contempo «lasciata sola» da altre carenze. La lezione è chiara: nella gestione delle crisi future non si dovrà trattare la popolazione come un blocco uniforme, ma adeguare le misure in modo dinamico alle esigenze specifiche di ogni generazione.

Modernizzare il sistema: la fine del fax

In una rivelazione che mette a nudo il volto antiquato delle infrastrutture sanitarie svizzere, l’UFSP ha dichiarato che l’era del fax sta finalmente per concludersi, ma non prima del 2028. È sorprendente che, in un Paese rinomato per l’innovazione, le notifiche essenziali dei laboratori siano ancora trasmesse con una tecnologia del XX secolo. Questo ritardo digitale ha ostacolato l’analisi dei dati in tempo reale durante il picco della pandemia, creando lacune che i responsabili politici stanno cercando di colmare solo ora.

La revisione della legge sulle epidemie intende rimediare a questa imbarazzante arretratezza tecnologica. Dal 2028 le notifiche via fax saranno respinte, rendendo obbligatorio un flusso di lavoro interamente digitale per i dati di laboratorio. Inoltre, la Confederazione intende mettere in sicurezza le catene di approvvigionamento, garantendosi la possibilità di procurarsi forniture mediche in via sussidiaria quando incombono carenze. Si tratta di un importante sforzo di modernizzazione, volto a evitare il caos logistico che ha caratterizzato i primi giorni dell’epidemia. Il messaggio è chiaro: la prossima crisi non potrà essere affrontata con carta e segnali analogici. La Svizzera sta spingendo la propria burocrazia sanitaria nell’era digitale, anche se con fatica e proteste.

Nuove linee di scontro politico

L’ammissione degli errori non ha messo a tacere l’opposizione, anzi, l’ha rafforzata. Mentre il Parlamento si prepara a discutere la revisione della legge sulle epidemie, la tensione politica aumenta. Il gruppo attivista Mass-voll, critico dichiarato degli eccessi del Governo, ha già dichiarato guerra alla nuova legge, definendola un «puro strumento di potere» che minaccia la separazione dei poteri. Il gruppo si sta mobilitando per un nuovo referendum, segnalando che le profonde divisioni sociali aperte dalla pandemia sono tutt’altro che sanate.

Nonostante il Governo abbia vinto tre precedenti votazioni popolari sulle leggi Covid-19, il quadro è cambiato. L’ammissione dell’UFSP sulle carenze nei confronti delle persone anziane e dei giovani offre nuove argomentazioni ai critici, secondo cui lo Stato ha esercitato troppo potere senza sufficiente precisione. La prossima battaglia politica non riguarderà soltanto la politica sanitaria: sarà un referendum sulla fiducia. Il Consiglio federale dovrà dimostrare che la legge rivista, intesa a rafforzare la legittimità democratica e a coinvolgere maggiormente i Cantoni, rappresenta una vera correzione di rotta e non un consolidamento del controllo. Il popolo svizzero, consapevole degli errori del passato, seguirà da vicino gli sviluppi.