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Swiss Observer

I Verdi svizzeri sostengono l’uscita dai combustibili fossili e una nuova tassa sui biglietti aerei

Durante un’assemblea di partito, i Verdi svizzeri hanno approvato una risoluzione per definire una chiara tabella di marcia verso una rapida eliminazione dei combustibili fossili. Il partito ha inoltre sostenuto una nuova iniziativa popolare che mira a introdurre una tassa sui biglietti aerei per frenare il traffico aereo e finanziare alternative di trasporto più ecologiche.

I Verdi svizzeri sostengono l’uscita dai combustibili fossili e una nuova tassa sui biglietti aerei
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I Verdi svizzeri hanno tracciato una linea invalicabile, chiedendo una tabella di marcia immediata e ambiziosa per eliminare i combustibili fossili dall’economia svizzera. Riuniti a Liestal, nel Canton Basilea Campagna, i membri del partito hanno approvato a larga maggioranza una risoluzione che respinge il mantenimento dello status quo e i suoi lenti cambiamenti graduali. Non si tratta di una semplice proposta, bensì di un mandato per una «transizione climatica socialmente equa», che garantisca che nessuno venga lasciato indietro mentre il Paese abbandona petrolio e gas.

La risoluzione giunge in un momento cruciale. Con i mercati energetici mondiali scossi dal conflitto in Medio Oriente, la dipendenza della Svizzera dal petrolio estero non è mai stata così precaria. Secondo i Verdi, oggi l’indipendenza energetica è sinonimo di sopravvivenza ecologica. Spingendo per una rapida eliminazione dei combustibili fossili, il partito si pone all’avanguardia di una necessaria rivoluzione industriale e sfida il governo ad agire più rapidamente che mai per garantire un futuro sostenibile.

Nel mirino il trasporto aereo: nuove tasse

Il trasporto aereo è nel mirino: i Verdi hanno messo tutto il loro peso politico a sostegno di una controversa nuova tassa sui biglietti aerei. Appoggiando l’iniziativa sulla mobilità lanciata dall’associazione ambientalista umverkehR/actif-trafiC, i Verdi ribadiscono il principio secondo cui chi inquina deve pagare. L’obiettivo è chiaro e senza compromessi: frenare la forte crescita del traffico aereo e destinare direttamente le entrate generate a fare del trasporto ferroviario il mezzo di trasporto per eccellenza in Svizzera.

Questa presa di posizione segna un atteggiamento di scontro nei confronti dell’industria aeronautica. Per quanto il trasporto aereo rimanga un’abitudine per molte persone, secondo il partito il suo costo ambientale non è sostenibile. Rendendo più caro volare, i Verdi intendono favorire un cambiamento di comportamento e fare in modo che la rinomata rete ferroviaria del Paese non sia soltanto un’opzione più ecologica, ma anche più conveniente. È una scommessa audace, che antepone la salute climatica a lungo termine alla comodità dei consumatori nel breve periodo.

No all’isolazionismo e ai limiti demografici

In una dura condanna dell’isolazionismo di destra, i Verdi hanno detto un netto «no» all’iniziativa dell’Unione democratica di centro (UDC), che vuole limitare la popolazione svizzera a 10 milioni entro il 2050. In vista della votazione federale del 14 giugno, il partito sostiene che un limite demografico così rigido emarginerebbe gravemente la Svizzera. Secondo i Verdi, erigere muri in una «situazione geopolitica già tesa» condurrebbe al suicidio economico e diplomatico.

I Verdi ritengono che l’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni!» rischi di spezzare legami fondamentali con i partner europei proprio quando la stabilità è più necessaria. Presentando l’iniziativa come uno strumento di isolamento anziché di gestione, il partito si rivolge agli elettori che attribuiscono valore ai legami della Svizzera con il resto del mondo. La prosperità, sostengono, non si può mantenere chiudendo le porte, ma gestendo la crescita con infrastrutture sostenibili e politiche sociali.

Nuove priorità per la direzione e la difesa

Il partito affila anche le armi sul piano ideologico in materia di servizio nazionale, respingendo le riforme del servizio civile con una dura critica alle spese militari. In una dichiarazione decisa, i Verdi hanno affermato che il servizio civile è «un’istituzione molto più utile alla Svizzera dei miliardi investiti nell’esercito». La posizione mette in luce un profondo cambiamento di priorità: valorizzare il contributo sociale e ambientale più delle tradizionali spese militari.

Nel mezzo di queste battaglie politiche, il partito ha rinnovato la propria direzione per guidare questa linea ambiziosa. Léonore Porchet, parlamentare vodese, è stata nominata nuova vicepresidente al posto di Nicolas Walder. Lisa Mazzone è stata invece rieletta alla presidenza, consolidando il mandato per guidare il partito attraverso le prossime turbolenze politiche. Con la conferma delle vicepresidenti Sibel Arslan e Marionna Schlatter, i Verdi compattano le proprie file in vista di un anno combattivo.