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Swiss Observer

Il ministro degli Esteri svizzero Ignazio Cassis in visita in Ucraina in qualità di presidente dell’OSCE per promuovere la pace

In qualità di presidente in carica dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), il ministro degli Affari esteri svizzero Ignazio Cassis si è recato a Kyiv per ribadire il ruolo dell’organizzazione nel favorire il dialogo e sostenere gli sforzi per una pace duratura.

Il ministro degli Esteri svizzero Ignazio Cassis in visita in Ucraina in qualità di presidente dell’OSCE per promuovere la pace
AISWI swissinfo.ch

La diplomazia è tornata sui binari a Kyiv. Con una mossa decisiva per riaffermare la rilevanza delle istituzioni internazionali, il ministro degli Affari esteri svizzero Ignazio Cassis è arrivato nella capitale ucraina, segnando un momento cruciale per l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). Sceso dal treno su un binario che dall’inizio della guerra ha accolto innumerevoli leader mondiali, Cassis è stato subito affiancato dal suo omologo ucraino, Andriy Sybiha, e dal segretario generale dell’OSCE Feridun Sinirlioğlu. Non si tratta di una semplice visita di rappresentanza, ma di una riaffermazione ponderata del mandato dell’OSCE di fronte a un conflitto prolungato.

Cassis, che attualmente ricopre la presidenza di turno dell’OSCE, ha annunciato il suo arrivo sulla piattaforma X, dando un segnale di trasparenza e urgenza. La sua missione è chiara e ambiziosa: ribadire il ruolo dell’organizzazione quale piattaforma principale per il dialogo e sostenere ogni sforzo volto a una pace duratura, fondata sul diritto internazionale. Con la sua presenza a Kyiv, la Svizzera manda un messaggio inequivocabile: l’architettura della sicurezza europea, pur provata, è ancora in piedi. La presenza del ministro degli Affari esteri svizzero sottolinea un rinnovato impegno a individuare spiragli diplomatici là dove altri vedono soltanto vicoli ciechi.

La scommessa di Mosca: colmare il divario

La posta in gioco sul piano diplomatico sta per salire alle stelle. Con una coraggiosa dimostrazione dei tradizionali «buoni uffici» svizzeri, Cassis non si fermerà al confine ucraino. Secondo quanto confermato, il ministro degli Affari esteri svizzero si recherà direttamente a Mosca martedì, attraversando un campo minato geopolitico che pochi leader occidentali osano percorrere. Questo itinerario ad alto rischio è perfettamente in linea con le intenzioni annunciate da Cassis al Forum economico mondiale di Davos all’inizio dell’anno, quando si era impegnato a visitare Kyiv, Mosca e Washington, a seconda dell’evolversi della situazione.

Il Cremlino sta già preparando il terreno per un incontro teso. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha dichiarato pubblicamente che l’ordine del giorno si concentrerà sul «trovare il modo di superare l’attuale grave crisi nell’OSCE». Mentre i Paesi occidentali continuano a isolare economicamente la Russia, la Svizzera sfrutta la sua presidenza dell’OSCE per mantenere aperto un canale di comunicazione. Questa diplomazia itinerante rappresenta una prova cruciale per Cassis: riuscirà a favorire un dialogo pragmatico tra le capitali in guerra, oppure il divario tra Kyiv e Mosca si rivelerà troppo ampio persino per essere colmato dalla neutralità svizzera?

Un sistema in crisi: la lotta per la rilevanza dell’OSCE

L’OSCE si trova ad affrontare una minaccia esistenziale. L’organizzazione, concepita per mantenere la stabilità nel continente, è confrontata con quella che i funzionari russi definiscono esplicitamente una «grave crisi». I colloqui in programma a Mosca dovrebbero essere tecnici, complessi e assolutamente essenziali per la sopravvivenza dell’organizzazione. L’attenzione si concentrerà sui «tre panieri» della sicurezza: politico-militare, economico-ambientale e umanitario. Questi pilastri, un tempo fondamenta della stabilità europea, sono stati gravemente erosi da anni di conflitto.

Cassis è chiamato a ripristinare la «normale attività dell’OSCE» in un contesto che non ha nulla di normale. La paralisi dell’organizzazione rischia di renderla obsoleta proprio nel momento in cui è più necessaria. Avviando un dialogo diretto con i principali antagonisti, Cassis cerca di rimettere in moto i meccanismi dell’OSCE. Il successo della missione dipenderà dalla capacità degli Stati partecipanti di accordarsi sul minimo indispensabile di cooperazione necessario a mantenere operativa l’organizzazione. Se l’OSCE non riuscirà a funzionare efficacemente ora, la sua legittimità futura sarà in bilico.

La neutralità svizzera in azione: da Davos al Donbas

La Svizzera dimostra che la neutralità è un verbo d’azione, non uno stato passivo. Il viaggio di Ignazio Cassis dalle sale eleganti del Forum economico mondiale di Davos alle strade di Kyiv segnate dalla guerra illustra una politica estera al tempo stesso ambiziosa e pragmatica. A gennaio Cassis aveva dichiarato al mondo di voler assumere un ruolo di mediazione; oggi mantiene quella promessa. È un momento significativo per la diplomazia svizzera, che rafforza la posizione unica del Paese quale intermediario affidabile, capace di dialogare con tutte le parti in conflitto.

Per la Svizzera, la presidenza dell’OSCE è più di un titolo a rotazione: è un’opportunità strategica per esercitare la propria influenza e promuovere la stabilità. Inserendosi nel vuoto lasciato dai rapporti deteriorati tra le grandi potenze, la Svizzera afferma il proprio valore sulla scena mondiale. Nei suoi spostamenti tra Kyiv e Mosca, Cassis porta con sé il peso della tradizione diplomatica svizzera e cerca di tessere un filo di dialogo attraverso la cortina di ferro della guerra. L’esito di queste visite probabilmente definirà la presidenza svizzera e potrebbe offrire un raro barlume di speranza per il ritorno a una diplomazia internazionale funzionante.