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Swiss Observer

La Svizzera intensifica la lotta alla criminalità finanziaria: congela gli averi venezuelani e prende di mira una banca svizzera

Le autorità svizzere intensificano la lotta contro la finanza illecita e confermano il blocco di averi per 687 milioni di CHF legati al regime venezuelano di Maduro. Separatamente, gli Stati Uniti hanno definito la banca zurighese MBaer Merchant Bank un «rischio primario di riciclaggio di denaro», provocando un’indagine della FINMA.

AI27 febbraio 2026Il nostro processo editoriale
La Svizzera intensifica la lotta alla criminalità finanziaria: congela gli averi venezuelani e prende di mira una banca svizzera
AIThe Local Switzerland

La Svizzera si sta lasciando alle spalle, con decisione, la propria immagine di passività. Con un colpo assestato su due fronti alla criminalità finanziaria, le autorità federali hanno avviato una vasta operazione repressiva che ha scosso il settore bancario. Il Dipartimento federale degli affari esteri ha confermato il blocco di una somma impressionante, pari a 687 milioni di CHF, in averi legati al regime in disfacimento di Nicolas Maduro. Un segnale che la Confederazione non è più un rifugio sicuro per i cleptocrati. Questa mossa incisiva coincide con un altro sviluppo dirompente: gli Stati Uniti hanno ufficialmente definito la banca zurighese MBaer Merchant Bank un «rischio primario di riciclaggio di denaro».

La tempistica è decisiva. Mentre le tensioni geopolitiche aumentano, Berna si muove con una rapidità senza precedenti per allinearsi alle sanzioni internazionali e ripulire la sua piazza finanziaria dal «denaro sporco». Le due iniziative, il blocco dei fondi sottratti allo Stato venezuelano e l’indagine su una banca accusata di aver fatto transitare denaro per Russia e Iran, segnano una svolta fondamentale. La Svizzera non si limita a collaborare: sta smantellando attivamente le reti finanziarie dei paria internazionali. Il messaggio al mondo è forte e chiaro: il segreto bancario svizzero non è più un riparo per i dittatori.

Il blocco degli averi di Maduro: milioni congelati nei forzieri svizzeri

I numeri sono eloquenti e pesanti. Una somma enorme, pari a 687 milioni di CHF e appartenente alla cerchia ristretta di Nicolas Maduro, è ora congelata e bloccata dalle autorità svizzere. Le sanzioni si inaspriscono dal 2018, ma l’applicazione dell’ordinanza del 5 gennaio ha innescato una nuova ondata di sequestri, bloccando altri 239 milioni di CHF nel giro di poche settimane. La misura preventiva riguarda gli averi dell’ex presidente destituito, di sua moglie e di ministri chiave, per impedire che anche un solo franco lasci il Paese.

Questo blocco finanziario fa seguito alla spettacolare cattura di Maduro da parte delle forze militari statunitensi a Caracas, all’inizio di quest’anno. L’ex dittatore, 63 anni, è ora incriminato a New York per traffico di stupefacenti e la corsa per mettere al sicuro questi fondi si è intensificata. Il Dipartimento federale degli affari esteri ha dichiarato esplicitamente che il blocco mira a «prevenire qualsiasi fuga di capitali», salvaguardando il patrimonio in vista di un’eventuale restituzione. La rete di misure è estesa e coinvolge averi relativi a 21 delle 37 persone menzionate nell’ordinanza sul Venezuela. Per il regime di Maduro, la via d’uscita attraverso la Svizzera è ufficialmente chiusa.

La reazione di Washington: MBaer definita un centro di riciclaggio

Mentre gli averi venezuelani restano congelati, sul distretto finanziario di Zurigo si sta addensando una tempesta. La rete statunitense per la lotta alla criminalità finanziaria (FinCEN) ha lanciato una pesante accusa contro MBaer Merchant Bank, definendola un «rischio primario di riciclaggio di denaro». Le accuse sono gravi: secondo Washington, la banca ha fatto transitare centinaia di milioni di dollari attraverso il sistema finanziario statunitense per conto di attori illeciti strettamente legati alla Russia e all’Iran.

Le conseguenze sono immediate e potrebbero compromettere le attività internazionali della banca. Il Dipartimento del Tesoro statunitense intende escludere MBaer dal sistema finanziario americano, vietando di fatto alle banche statunitensi di mantenere conti di corrispondenza per l’istituto. Anche in Svizzera la pressione è forte. La FINMA, l’autorità di vigilanza svizzera, ha nominato un incaricato esterno con il compito di fungere da «monitor» della banca. Sebbene la procedura di enforcement della FINMA sia al momento sospesa in attesa di una decisione del Tribunale amministrativo federale, la designazione statunitense impone un chiarimento. MBaer opera ora sotto stretta osservazione, nel mirino di uno sforzo transatlantico volto a prosciugare i finanziamenti al terrorismo e ai regimi oppressivi nel mondo.

Il traguardo: restituzione e difesa della reputazione

Questa stretta non riguarda soltanto il blocco dei conti: è in gioco la futura integrità della piazza finanziaria svizzera. L’obiettivo finale per i 687 milioni di CHF sequestrati al regime venezuelano è la restituzione. Il Dipartimento federale degli affari esteri ha dichiarato con decisione di voler restituire questi fondi al popolo venezuelano, a condizione che la loro provenienza illecita sia provata in tribunale. La misura si inserisce in un quadro giuridico volto a privare le persone politicamente esposte (PEP) dei proventi illeciti, trasformando la Svizzera da rifugio in uno strumento di giustizia.

La strada da percorrere, tuttavia, è irta di complessità giuridiche. Con la vicepresidente Delcy Rodriguez alla guida di un governo ad interim a Caracas e l’apertura di settori agli investimenti privati, il panorama politico cambia rapidamente. Nel frattempo, il caso MBaer è un chiaro avvertimento per gli altri istituti svizzeri: il rispetto delle norme non è facoltativo. Nel gestire questi casi di grande rilievo, la Svizzera affronta una prova cruciale. Riuscirà a rimpatriare i patrimoni sottratti e a estromettere gli attori illeciti, o i fantasmi del segreto bancario continueranno ad aleggiare su Paradeplatz? Il mondo osserva.