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Swiss Observer

Gli esportatori svizzeri potrebbero beneficiare di miliardi di rimborsi dei dazi statunitensi

Gli esportatori svizzeri potrebbero aver diritto a rimborsi dei dazi statunitensi fino a 2 miliardi di dollari, dopo che la Corte suprema degli Stati Uniti ha annullato il regime tariffario americano. I potenziali rimborsi riguardano soprattutto gli strumenti di precisione, i dispositivi medici e gli orologi, anche se a ricevere formalmente il denaro sono gli importatori e non gli esportatori.

AI10 settembre 2026Il nostro processo editoriale
Gli esportatori svizzeri potrebbero beneficiare di miliardi di rimborsi dei dazi statunitensi
AISWI swissinfo.ch

Secondo gli economisti di UBS, le aziende svizzere potrebbero essere interessate da rimborsi dei dazi statunitensi fino a 2 miliardi di dollari, offrendo agli esportatori un potenziale sollievo finanziario dopo che la Corte suprema degli Stati Uniti ha annullato il regime tariffario americano. La stima riguarda le merci spedite tra aprile 2025 e febbraio 2026, periodo durante il quale le aziende e i loro clienti americani hanno pagato dazi nell’ambito del sistema contestato.

I possibili rimborsi sono rilevanti per diversi settori d’esportazione simbolo della Svizzera. UBS ha individuato negli strumenti di precisione, nei dispositivi medici e negli orologi le principali categorie che potrebbero ottenere un rimborso. Caffè, macchinari e apparecchiature elettriche rappresentano gran parte della restante esposizione.

Il denaro non arriverà automaticamente ai produttori svizzeri. In base al sistema doganale statunitense, la richiesta formale spetta all’importatore ufficiale, di solito l’acquirente americano che ha pagato il dazio alla frontiera. UBS avverte quindi che gli esportatori potrebbero beneficiare solo in parte del rimborso, a seconda dei contratti e degli accordi commerciali con i clienti statunitensi.

Per le aziende di Basilea, Ginevra, Neuchâtel e della regione del Giura, la stima rappresenta un possibile miglioramento dei margini dopo mesi di incertezza sui dazi. L’importo di ciascuna richiesta dipenderà dai documenti doganali, dai criteri di ammissibilità e dal modo in cui gli importatori trasferiranno i rimborsi lungo le filiere.

Orologi e tecnologia medica al centro delle richieste

Gli strumenti di precisione, i dispositivi medici e gli orologi sono i settori con le richieste potenziali più elevate. Questi comparti sono al centro dell’economia svizzera delle esportazioni ad alto valore aggiunto e collegano i produttori dell’Arco giurassiano, di Ginevra, di Basilea e della Svizzera orientale con distributori e ospedali in tutti gli Stati Uniti.

UBS non ha pubblicato una ripartizione della stima di 2 miliardi di dollari per singolo prodotto. La sua valutazione individua i maggiori rimborsi potenziali nelle spedizioni effettuate tra aprile 2025 e febbraio 2026. Il resto è concentrato in caffè, macchinari e apparecchiature elettriche, per cui i rimborsi interessano un ventaglio più ampio dei marchi di lusso svizzeri più conosciuti.

L’industria orologiera potrebbe attirare particolare attenzione, perché i dazi possono incidere in misura significativa sul prezzo degli orologi finiti una volta entrati sul mercato statunitense. Le aziende di tecnologia medica operano con una struttura commerciale diversa: gli importatori statunitensi fungono spesso da distributori o da fornitori per istituzioni. Anche le imprese di ingegneria di precisione possono vendere tramite partner americani consolidati che hanno gestito i pagamenti doganali per loro conto.

Saranno questi rapporti a determinare chi ne trarrà vantaggio. Un fornitore svizzero potrebbe aver assorbito parte del dazio abbassando i prezzi, averne condiviso il costo con un distributore oppure aver addebitato l’intero importo all’acquirente. La procedura di rimborso potrebbe riaprire questi calcoli, soprattutto quando i contratti non specificano a chi spettano i successivi rimborsi doganali.

Gli importatori americani controllano il flusso dei rimborsi

A ricevere formalmente il denaro sono gli importatori statunitensi, non gli esportatori svizzeri. Questa distinzione determinerà se i rimborsi stimati arriveranno ai produttori in Svizzera oppure resteranno ai distributori e agli acquirenti americani che hanno pagato i dazi.

I rimborsi doganali spettano in genere alla parte registrata come importatore ufficiale. Le aziende svizzere possono comunque beneficiarne se gli accordi di vendita impongono ai clienti di trasferire i dazi recuperati oppure se le parti rinegoziano i prezzi dopo la sentenza. In assenza di una clausola di questo tipo, una volta conclusa la transazione originale gli esportatori potrebbero avere un margine di manovra limitato.

La procedura comporta anche un lavoro amministrativo aggiuntivo. Gli importatori dovranno individuare le dichiarazioni ammissibili, documentare i dazi pagati e rispettare le procedure doganali statunitensi. Le aziende svizzere dovranno riconciliare fatture, documenti di spedizione e accordi sui prezzi di trasferimento relativi al periodo interessato. L’importo finale potrebbe essere inferiore alla stima di 2 miliardi di dollari, se alcune merci saranno escluse o se non sarà possibile comprovare le richieste.

La decisione della Corte suprema ha quindi creato un’opportunità, non un guadagno automatico. I team finanziari e i responsabili delle esportazioni dovranno coordinarsi con i clienti statunitensi, gli spedizionieri doganali e i consulenti legali. L’esito potrebbe variare sensibilmente tra una multinazionale con documentazione dettagliata e un piccolo fornitore che ha venduto tramite un distributore indipendente.

Le aliquote nominali nascondono un onere effettivo più basso

Il dazio nominale potrebbe salire dal 12,5% al 15%, anche se l’onere effettivo resta attorno al 6%. UBS prevede che l’aliquota più elevata rispecchi l’intesa commerciale raggiunta da Svizzera e Stati Uniti a novembre. Il dato effettivo più basso tiene conto delle esenzioni e della composizione delle esportazioni svizzere, in particolare dei prodotti farmaceutici.

Secondo Meret Muegeli, economista di UBS, i prodotti farmaceutici sono la principale esportazione svizzera verso gli Stati Uniti e sono perlopiù esenti dai dazi attualmente in vigore. Questa esenzione riduce notevolmente l’onere medio a carico delle aziende svizzere rispetto all’aliquota nominale indicata negli annunci di politica commerciale.

Per le imprese è ancora difficile pianificare, data la situazione politica. Un’azienda che esporta orologi o apparecchiature mediche può avere una struttura dei costi diversa da quella di un gruppo farmaceutico, mentre l’eventuale procedura di rimborso aggiunge un’altra variabile alla determinazione dei prezzi e ai flussi di cassa. Anche i clienti statunitensi potrebbero attendere maggiore chiarezza prima di confermare nuovi ordini o definire i termini dei rimborsi.

L’intesa di novembre offre un punto di riferimento, ma la stima dei rimborsi si riferisce a un regime tariffario annullato dalla Corte suprema. Gli esportatori svizzeri devono quindi gestire due tempistiche distinte: recuperare i dazi già pagati e prepararsi alla struttura tariffaria applicabile alle spedizioni future. La previsione di UBS di un’aliquota nominale del 15% costituisce un’ipotesi utile per la pianificazione, non una garanzia sull’importo finale dei dazi doganali.

I rimborsi offrono sollievo mentre le aziende pianificano il 2027

Nel secondo trimestre l’economia svizzera è cresciuta dell’1,5%, ma secondo UBS il dato sovrastima la sua solidità di fondo. Alessandro Bee, economista di UBS, ha dichiarato che il risultato era «un po’ esagerato e non rispecchiava pienamente la realtà», pur indicando la presenza di segnali di ripresa.

La prospettiva dei rimborsi si presenta mentre le aziende valutano se la ripresa possa resistere ai costi commerciali e all’incertezza della politica statunitense. Un pagamento agli importatori potrebbe migliorare i flussi di cassa in alcune parti del settore esportatore, ma non cancellerà l’effetto dei dazi futuri. L’esito commerciale dipenderà dalla rapidità con cui saranno esaminate le richieste e dall’entità dei rimborsi che i fornitori svizzeri riusciranno a ottenere attraverso i loro rapporti con gli Stati Uniti.

UBS prevede un calo della disoccupazione nel 2027 e un’inflazione inferiore all’1%. Bee ritiene inoltre che la Banca nazionale svizzera effettuerà il primo rialzo dei tassi d’interesse verso la metà dell’anno, anche se i responsabili della politica monetaria potrebbero intervenire prima. Secondo il rapporto, la BNS prenderà la sua terza decisione sui tassi dell’anno più avanti questo mese.

Per i produttori svizzeri, la prossima fase comporterà una gestione attenta delle richieste, parallelamente alla normale pianificazione aziendale. Gli esportatori dovranno seguire le trattative sui rimborsi con i clienti americani e prepararsi a un possibile dazio nominale del 15%. La sentenza potrebbe restituire denaro agli operatori commerciali, ma le aziende dovranno comunque fissare i prezzi, concludere contratti e investire in un contesto di persistente incertezza sulla politica statunitense.