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Swiss Observer

Nuovi obblighi di responsabilità per le imprese svizzere

Una nuova iniziativa chiede alle imprese svizzere di rispondere più rigorosamente degli impatti sui diritti umani e sull’ambiente, in Svizzera e all’estero.

Nuovi obblighi di responsabilità per le imprese svizzere
AILe News

Un terremoto politico ha scosso Berna. In una straordinaria dimostrazione di mobilitazione civica, la Coalizione per la responsabilità delle imprese ha superato gli ostacoli burocratici, consegnando questa settimana alla Cancelleria federale oltre 287’000 firme. Non si tratta soltanto di un successo: è un mandato, con un numero di firme che sfiora il triplo delle 100’000 necessarie per sottoporre una questione al voto nazionale. La rapidità di questa mobilitazione è senza precedenti.

In appena 14 giorni dal lancio della campagna, le organizzatrici e gli organizzatori avevano già raccolto oltre 183’000 firme, segno che la pazienza dell’opinione pubblica si è ormai esaurita. Mentre le lobby economiche potrebbero tentare di minimizzare l’urgenza della questione, i numeri raccontano un’altra storia: l’elettorato svizzero chiede di intervenire subito. Questa mobilitazione lampo nella capitale mostra che la responsabilità delle imprese non è più un tema di nicchia, ma è diventata un elemento centrale del dibattito pubblico. L’ampiezza del sostegno costringe il governo a confrontarsi con una realtà che non può più accantonare.

Chiudere la falla nella responsabilità

Le multinazionali svizzere non possono più nascondersi dietro catene di approvvigionamento complesse. La nuova iniziativa colpisce direttamente il cuore dell’impunità aziendale e chiede che le imprese siano ritenute legalmente responsabili delle violazioni dei diritti umani e dei danni ambientali causati dalle loro filiali all’estero. Si tratta di un netto allontanamento dalle misure volontarie, a favore di un quadro giuridico rigoroso in cui le società madri rispondono delle attività delle loro aziende in tutto il mondo.

Secondo le promotrici e i promotori, la Svizzera è attualmente in ritardo, esponendo la propria economia a rischi reputazionali. L’iniziativa chiede di allinearsi rigorosamente alle norme internazionali e di inasprire le disposizioni dell’UE. Armonizzando il diritto svizzero con quello dei Paesi europei vicini, la misura mira a garantire certezza giuridica alle imprese e, al contempo, a innalzare gli standard etici. Il messaggio ai vertici aziendali è chiaro: è finita l’era in cui si poteva esternalizzare la responsabilità. Le imprese devono prepararsi a un contesto in cui la dovuta diligenza non è più una semplice parola d’ordine, ma un obbligo giuridico vincolante.

L’ombra del 2020

L’ombra del referendum del 2020 incombe su questa nuova battaglia. In un’amara svolta della storia, la precedente iniziativa per imprese responsabili aveva ottenuto una chiara maggioranza dei voti popolari, con più cittadine e cittadini svizzeri favorevoli che contrari. Fu tuttavia respinta dal particolare sistema svizzero della doppia maggioranza, non avendo ottenuto il sostegno necessario dei Cantoni. Quella sconfitta ha lasciato il segno nell’elettorato e alimentato l’intensità dell’attuale ripresa della mobilitazione.

Il movimento, non scoraggiato dalla sconfitta sul piano istituzionale, è tornato con ancora maggiore determinazione. L’elevato numero di firme suggerisce che il divario cantonale, che spesso separa i centri urbani dalle roccaforti rurali conservatrici, potrebbe ridursi di fronte alle innegabili crisi ambientali globali. Nel 2020 le forze politiche tradizionali tirarono un sospiro di sollievo, ma ora si trovano di fronte a un elettorato nuovamente mobilitato, che non accetta una sconfitta tecnica. La posta in gioco è aumentata e le promotrici e i promotori scommettono che questa volta i Cantoni si allineeranno alla volontà popolare.

Un fronte unito

L’opposizione all’impunità delle imprese si è consolidata in un fronte temibile. Oltre 90 organizzazioni attive nei diritti umani, nella protezione dell’ambiente e nella cooperazione allo sviluppo si sono unite a sostegno dell’iniziativa, formando un fronte comune che abbraccia l’intero spettro della società civile svizzera. Non è un movimento marginale, ma un attacco istituzionale coordinato allo status quo.

Stefan Müller-Altermatt, membro di spicco del gruppo promotore, afferma che la risposta schiacciante «dimostra quanto sia ampio il sostegno alla responsabilità delle imprese». La coalizione riunisce esperte ed esperti di diritto, attiviste e attivisti per il clima e sostenitrici e sostenitori della giustizia sociale, dando vita a una potente forza di persuasione politica. Con l’intensificarsi del dibattito, questa alleanza rappresenta una sfida importante per le associazioni economiche, che solitamente dominano l’attività di lobbying legislativo in Svizzera. Con quasi 300’000 firme e un’ampia coalizione alle spalle, le promotrici e i promotori hanno dato ufficialmente il via a quella che si preannuncia come una delle battaglie politiche più controverse del prossimo anno.