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Swiss Observer

Nel 2025 record di ammissioni al servizio civile in Svizzera

Lo scorso anno in Svizzera sono state ammesse al servizio civile 7’211 persone, un nuovo record. Oltre la metà degli quasi 1,9 milioni di giorni di servizio prestati è stata dedicata ai servizi sociali, mentre il governo valuta un inasprimento delle condizioni di accesso.

AI24 febbraio 2026Il nostro processo editoriale
Nel 2025 record di ammissioni al servizio civile in Svizzera
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La Svizzera sta vivendo una svolta radicale nel servizio nazionale. Nel 2025 ben 7’211 giovani uomini hanno optato per il servizio civile, superando di gran lunga i record precedenti e segnalando un profondo cambiamento nel modo in cui gli svizzeri affrontano l’obbligo di prestare servizio. Si tratta di un aumento netto del 6,1% rispetto all’anno precedente, che supera il precedente primato di 6’826 ammissioni, registrato nel 2010. Martedì l’Ufficio federale del servizio civile ha confermato queste cifre, che delineano un sistema molto richiesto.

Sebbene il numero di istituti d’impiego riconosciuti sia diminuito leggermente, del 2,3%, l’infrastruttura resta solida, con 15’770 posti garantiti. È importante notare che l’aumento delle ammissioni non ha provocato il caos: i reati disciplinari e penali sono anzi diminuiti, a indicare che si tratta di persone molto motivate. Questo afflusso senza precedenti mette in discussione il tradizionale predominio dell’Esercito svizzero e alimenta un dibattito nazionale sul dovere, sulle preferenze individuali e sul futuro del sistema di milizia.

I servizi sociali dipendono dall’aumento delle persone in servizio

Lo scorso anno sono stati prestati quasi 1,9 milioni di giorni di servizio, un massimo storico che sottolinea quanto il tessuto sociale svizzero dipenda da queste persone in servizio. Non si tratta semplicemente di un’alternativa alla scuola reclute: è un importante apporto di manodopera ai settori più essenziali del Paese. Oltre la metà di questi giorni, una quota considerevole pari al 50,4%, è stata dedicata ai servizi sociali, fornendo un sostegno indispensabile alle persone anziane e vulnerabili e agli istituti di cura, che devono fare i conti con una cronica carenza di personale.

Il contributo va ben oltre l’assistenza sociale. Il settore dell’istruzione ha beneficiato del 18,1% dei giorni di servizio, mentre quello sanitario ne ha assorbito il 14,8%. Quasi il 10% della manodopera è stato impiegato in progetti di tutela dell’ambiente e della natura. Senza questa forza di persone in servizio civile, molti di questi istituti si troverebbero subito ad affrontare gravi difficoltà operative. I dati mostrano una realtà chiara: il servizio civile si è trasformato da alternativa di nicchia a pilastro dello Stato sociale svizzero.

Il governo vuole frenare il fenomeno

Mentre le cifre crescono, le forze politiche reagiscono con decisione. Temendo un indebolimento dell’esercito, il Consiglio federale e la maggioranza parlamentare hanno elaborato una stretta legislativa volta a rendere molto più difficile l’accesso al servizio civile. La posizione della destra è chiara: l’Esercito e la protezione civile perdono troppi potenziali reclutati a favore dell’alternativa civile e occorre innalzare gli ostacoli per tutelare le risorse umane necessarie alla sicurezza nazionale.

La controffensiva legislativa è stata concretizzata lo scorso autunno, quando il Parlamento ha votato per inasprire i criteri di ammissione. L’obiettivo è frenare il passaggio dall’esercito al servizio civile. Questo approccio calato dall’alto si scontra però direttamente con la realtà di base, segnata dal record di ammissioni del 2025. Il governo si trova ora in una posizione precaria e cerca di limitare un programma più popolare e, si potrebbe dire, più integrato nell’economia quotidiana che mai.

Gli elettori decideranno il futuro del servizio

La data decisiva è il 14 giugno 2026. Una coalizione guidata dall’associazione del servizio civile Civiva e dai Giovani Verdi è riuscita a imporre un referendum, sottoponendo le misure restrittive del governo al voto popolare. Non si tratta soltanto di una controversia politica: è una battaglia per la sopravvivenza dell’istituzione così come la conosciamo. Gli oppositori della modifica di legge mettono in guardia da conseguenze catastrofiche e prevedono che, se le nuove condizioni verranno applicate, il numero di persone in servizio civile crollerà del 40%.

Una simile flessione avrebbe ripercussioni importanti su ospedali, scuole e progetti ambientali che dipendono da quei 1,9 milioni di giorni di servizio. Gli elettori devono ora compiere una scelta cruciale: dare la priorità alle esigenze tradizionali di personale dell’Esercito svizzero oppure proteggere il settore del servizio civile in forte crescita, che sostiene l’infrastruttura sociale del Paese. Con l’avvicinarsi del voto, la tensione tra tradizione militare e necessità sociali moderne non è mai stata così forte.