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Swiss Observer

Perché le città svizzere puntano sulla regola del 3-30-300 per combattere il caldo urbano

Solo il 13,5% degli abitanti delle città vive in quartieri che rispettano lo standard del verde 3-30-300. Dopo un’estate record per il caldo, nelle città svizzere si intensifica il dibattito sugli alberi, l’ombra e la lotta al calore.

AI11 settembre 2026Il nostro processo editoriale
Perché le città svizzere puntano sulla regola del 3-30-300 per combattere il caldo urbano
AISWI swissinfo.ch

Un’estate record per il caldo ha fatto delle strade ombreggiate e degli spazi pubblici più freschi una questione di salute pubblica nelle città svizzere. Nei quartieri densamente edificati, il caldo persiste anche dopo il tramonto: durante il giorno asfalto, calcestruzzo e pietra accumulano energia solare e la rilasciano lentamente di notte. Per i residenti, il risultato sono notti tropicali, case surriscaldate e piazze difficili da attraversare.

Il problema è evidente in tutto il Ticino. Piazza del Sole a Bellinzona, la Rotonda in Piazza Castello a Locarno e Piazza Bernardino Luini, di fronte al LAC di Lugano, sono tra gli spazi urbani che possono diventare roventi nei mesi più caldi. Le superfici dure offrono poca ombra e poca vegetazione in grado di attenuare il calore.

Le città hanno sperimentato nebulizzatori d’acqua, piantumazioni temporanee e altre misure a breve termine. Questi interventi possono offrire un sollievo localizzato, ma non modificano la struttura di un quartiere. Con ondate di caldo sempre più frequenti e intense, i responsabili della pianificazione stanno valutando come integrare alberi, parchi e corridoi verdi nello sviluppo urbano ordinario.

Il dibattito ha ridato slancio alla regola del 3-30-300. La formula traduce un obiettivo generale, rendere più verdi le città, in tre condizioni che i Comuni possono mappare, misurare e utilizzare nelle decisioni di pianificazione.

Tre numeri per portare la natura in città

La regola chiede alle città di garantire tre forme fondamentali di accesso alla natura. Ogni persona dovrebbe poter vedere almeno tre alberi di dimensioni considerevoli dalle finestre di casa, della scuola o del posto di lavoro. Ogni quartiere dovrebbe avere almeno il 30% di copertura arborea. Nessuno dovrebbe abitare a più di 300 metri, circa cinque minuti a piedi, da un parco pubblico o da uno spazio verde di qualità e ben attrezzato.

Il primo obiettivo porta la natura nella vita quotidiana, anche per chi non ha un giardino privato o un facile accesso alla campagna. Il secondo riguarda l’ambiente stradale nel suo insieme. La copertura arborea può fornire ombra e contribuire a ridurre il calore assorbito dagli edifici e dalle superfici pavimentate. Il terzo si concentra sulla vicinanza: uno spazio verde fruibile deve essere a portata di mano dei residenti, non ai margini della città.

L’ecologo olandese Cecil Konijnendijk ha sviluppato questo modello nel 2021. Il suo punto di forza è la semplicità. I Comuni possono utilizzare immagini aeree, inventari stradali e strumenti cartografici per individuare le zone che non raggiungono gli obiettivi. Gli stessi indicatori possono orientare le decisioni su piantumazioni, riqualificazioni e ammodernamento degli spazi pubblici.

La formula non prescrive un unico modello per tutte le città. Un quartiere di Lugano, Basilea o Zurigo presenta tipologie edilizie, condizioni climatiche e disponibilità di terreno diverse. I numeri offrono una base comune per le scelte locali.

Le lacune dietro il dato del 13,5%

Solo il 13,5% della popolazione urbana europea vive in quartieri che soddisfano tutti i criteri dello standard. Uno studio pubblicato su Nature Communications dal Centro comune di ricerca della Commissione europea e dall’Università di Copenaghen ha misurato quanto le città siano lontane dal raggiungere le tre condizioni.

Il dato colloca la Svizzera in una sfida che riguarda tutta l’Europa. Le città svizzere dispongono spesso di trasporti pubblici efficienti, quartieri compatti e parchi consolidati, ma questi vantaggi non garantiscono che gli abitanti possano vedere alberi dalle finestre, vivano in zone con una copertura arborea del 30% o raggiungano uno spazio verde di qualità entro 300 metri. Una città può ottenere buoni risultati su un criterio e non superare comunque la verifica complessiva.

Lo standard solleva anche interrogativi sulla qualità. Una striscia d’erba stretta, un’area recintata o un parco senza panchine e ombra possono soddisfare un conteggio basato sulle mappe, pur offrendo poco sollievo ai residenti. Lo studio di riferimento e i critici della regola segnalano limiti metodologici, climatici ed etici. La crescita degli alberi varia secondo la specie e la regione. Le misurazioni possono non distinguere tra una chioma matura e giovani alberi appena piantati. Anche l’accessibilità dipende dal fatto che uno spazio sia percepito come sicuro, accogliente e fruibile.

Queste preoccupazioni non rendono irrilevante il modello. Mostrano perché i Comuni dovrebbero considerare i numeri una base di pianificazione e affiancarvi misure locali per l’ombra, la biodiversità, l’accessibilità e la manutenzione.

Integrare l’ombra nei prossimi piani urbanistici

I Comuni svizzeri si trovano ora davanti a una scelta di pianificazione con tempi lunghi: riservare spazio agli alberi prima che strade ed edifici consolidino il calore. Una chioma matura non si può ottenere con la stessa rapidità con cui si installa un sistema temporaneo di nebulizzazione. Le piantumazioni richiedono inoltre spazio per le radici, acqua, manutenzione e una circolazione sicura nelle strade e nelle piazze.

Applicare la regola del 3-30-300 avrebbe effetti su diversi ambiti della politica urbana. Si potrebbero valutare i progetti edilizi in base agli alberi visibili dalle abitazioni e dai luoghi di lavoro. Nelle riqualificazioni stradali si potrebbe dare la priorità a una copertura arborea continua, anziché a fioriere isolate. Le autorità locali potrebbero individuare i quartieri in cui i residenti vivono a più di 300 metri da un parco fruibile e collegarli con percorsi ombreggiati o nuovi spazi verdi.

Questo approccio accresce anche la pressione sulle diverse esigenze che competono per lo spazio pubblico. Parcheggi, corsie di traffico, cantieri e infrastrutture sotterranee possono limitare le possibilità di piantumazione. Nei centri storici, come quelli ticinesi, i responsabili della pianificazione devono conciliare ombra e raffrescamento con la tutela del patrimonio e il carattere delle piazze.

Per riuscire non basterà contare i tronchi. Le città dovranno monitorare la copertura arborea man mano che gli alberi crescono, mantenere gli spazi pubblici durante la siccità e le ondate di caldo e verificare se le persone anziane, i bambini e chi non ha un giardino possano fruirne comodamente. La regola offre un percorso misurabile per questo lavoro, mentre sono le condizioni climatiche e sociali locali a determinarne l’applicazione.