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Swiss Observer

Città svizzere divise sui limiti di velocità urbani

Un sondaggio nazionale rivela che due terzi della popolazione svizzera si oppongono a un limite generalizzato di 30 km/h nei centri urbani e preferiscono l’attuale regime differenziato

AI26 settembre 2025Il nostro processo editoriale
Città svizzere divise sui limiti di velocità urbani
AILe News

Due terzi della popolazione svizzera hanno espresso un verdetto inequivocabile: respingono l’introduzione generalizzata del limite di 30 km/h nei centri urbani. Un nuovo sondaggio rappresentativo commissionato dal Touring Club Svizzero (TCS) e realizzato da YouGov rivela una popolazione profondamente scettica nei confronti di restrizioni generalizzate. Mentre chi si batte contro l’inquinamento ambientale e fonico chiede di ridurre rapidamente la velocità, la popolazione si oppone.

I dati sono chiari. Tre quarti delle 1’207 persone interpellate chiedono di mantenere l’attuale regime differenziato. Preferiscono un sistema pragmatico in cui il limite di 50 km/h resta la norma sulle strade a grande scorrimento, mentre limiti inferiori vengono applicati solo dove è strettamente necessario. Non si tratta di un cambiamento momentaneo dell’opinione pubblica: il risultato ricalca quello del referendum del 2001, quando le elettrici e gli elettori respinsero nettamente una proposta analoga. Il messaggio per chi pianifica le città è chiaro: chi guida in Svizzera vuole spostarsi in modo efficiente e rifiuta di procedere a passo d’uomo in città senza una ragione valida.

Timori di ingorghi e traffico di aggiramento

Oltre alla semplice preferenza, a motivare questa opposizione sono anche timori concreti. Il 61% delle persone interpellate teme che rallentare le arterie principali porti a un aumento del «traffico di aggiramento»: per risparmiare tempo, chi guida evita le strade principali e attraversa a velocità sostenuta le tranquille vie residenziali laterali. Questa conseguenza indesiderata rischia di spostare il pericolo proprio nei quartieri che i limiti inferiori intendono proteggere.

Le preoccupazioni riguardano anche le infrastrutture essenziali della Svizzera: i trasporti pubblici e i servizi di soccorso. Quasi sei persone su dieci avvertono che costringere gli autobus a viaggiare a 30 km/h sconvolgerebbe gli orari attuali e renderebbe necessario un costoso ampliamento della flotta solo per mantenere il livello del servizio. Ancora più preoccupante, oltre due terzi della popolazione temono ritardi critici per ambulanze e pompieri. In un Paese che fa dell’efficienza e della puntualità un motivo d’orgoglio, l’idea di una lentezza imposta artificialmente incontra una forte opposizione.

Proteggere le persone più vulnerabili

Il rifiuto dei divieti generalizzati non significa che la popolazione svizzera rinunci alla sicurezza. Il sostegno a restrizioni mirate rimane forte: il 67% concorda sul fatto che le zone a 30 km/h siano essenziali nelle strade residenziali e nei pressi delle scuole. Questa distinzione mette in luce un elettorato consapevole, che considera importante la sicurezza dove serve maggiormente, ma respinge politiche dogmatiche uguali per tutti.

È interessante notare che questa richiesta di ordine si estende anche alle nuove forme di mobilità. Una schiacciante maggioranza del 91% delle persone interpellate ritiene che le biciclette elettriche debbano rispettare gli stessi limiti di velocità locali delle automobili, segnando la fine di un’era senza regole per la micromobilità elettrica. Il consenso è chiaro: ridurre la velocità dove giocano i bambini e vivono le persone, ma mantenere scorrevoli le arterie cittadine. Il TCS, che rappresenta 1,6 milioni di soci, continua a sostenere questo «approccio differenziato», affermando che sicurezza e mobilità non si escludono a vicenda.

Berna impone uniformità a livello nazionale

Il governo federale prende atto delle richieste. Di fronte a un mosaico di regolamenti locali, il 68% delle elettrici e degli elettori chiede regole nazionali uniformi e Berna interviene per garantire ordine. Il Parlamento federale ha già sostenuto criteri più chiari, ribadendo che sulle strade a grande scorrimento il limite standard deve rimanere di 50 km/h e che le zone a 30 km/h vanno introdotte solo come eccezioni specifiche.

Mentre il governo adegua le ordinanze per rispecchiare la volontà del Parlamento, sembra avviarsi alla conclusione l’epoca in cui i Comuni potevano introdurre unilateralmente zone generalizzate a velocità ridotta. Questo allineamento tra Parlamento federale e volontà popolare, confermato dai dati YouGov raccolti in giugno e luglio, apre la strada a una politica nazionale dei trasporti più uniforme. Il futuro della mobilità urbana in Svizzera sarà all’insegna del pragmatismo, non dell’ideologia, per garantire che il Paese continui a muoversi a una velocità ragionevole.